Il 25 Aprile della brigata di solidarietà Lena-Modotti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo di Mattia che racconta come i giovani della nostra zona hanno celebrato la Festa della Liberazione. Li ringraziamo per aver portato anche per noi i fiori alle lapidi dei caduti, la bandiera agli anziani chiusi nelle loro case e per aver unito in un grande abbraccio ideale giovani e anziani protagonisti della nostra storia.

111111È l’alba, mi sveglio tra sorrisi ammiccanti e profumo di caffè appena fatto. I giovani e le giovani della Brigata Lena-Modotti sentono nel cuore un fischio lontano che, sommessamente, si fa sempre più forte. È ora di andare.
I cestini delle biciclette si tingono del rosso di mazzi di garofani freschi e le strade si preparano ad accogliere i volontari come, ottant’anni fa, si sono lasciate percorrere dai rumorosi passi di partigiani e partigiane.
La città è il loro campo di battaglia, uno snodarsi di vie e viali in cui targhe e monumenti inneggianti alla resistenza urlano alla rivalsa ed esortano i passanti ad essere i protagonisti del mondo che verrà.

La brezza del mattino percorre la metropoli insieme ai volontari. Piazzale Loreto e i suoi martiri, quindici anime resistenti prelevate da San Vittore, trucidate e vilipese dai militi della RSI sotto ordine del Capitano SS Theodor Saevecke, Il Boia. Allora la simpatia popolare verso la Resistenza si faceva sentire nei vicoli e nei rioni, e la più infame rappresaglia fu la risposta dell’autorità nazista.

Piazza dei vigili del Fuoco, quartiere Rubattino, dove ora c’è l’Esselunga e il quartiere residenziale c’era una grande fabbrica, l’Innocenti. Gli operai della fabbrica avevano organizzato un grande sciopero contro i fascisti. Il 12 furono deportati dalle SS e uccisi nei campi di sterminio tedeschi. Una lapide li ricorda in mezzo agli alberi e anche su quella lapide i volontari della brigata hanno portato dei fiori.

Via Padova, i mille colori del mondo. Un respiro collettivo che si stringe in un abbraccio e da fiato ai giovani del quartiere caduti per la libertà. Carlo, ventun’anni di coraggio cristallino, quello dei marinai che volgono il timone alla tempesta, caduto per la giustizia e per l’amore. E poi Valentino, Guido, Luigi, Attilio, Angelo, Egidio e Romeo: giovani e giovanissimi combattenti con le spalle a sorreggere il peso di una Milano che pretende un futuro e la fronte rivolta all’alzarsi del sole.

Martesana, l’angolo di piazza Costantino, specchio d’acqua e di vita. Lì dove i partigiani passavano le notti nell’attesa delle colonne tedesche, lì dove alla piccola Ernestina, di soli dieci anni, una raffica di mitra negò il presente.

In via Teodosio all’89 c’è invece un grande deposito di ATM, una grande targa ricorda 43 partigiani dell’azienda dei trasporti milanese caduti per mano fascista, erano operai, controllori, bigliettai, manovratori e macchinisti.
I lavoratori del deposito prendono i nostri mazzi di fiori e li portano alla grande lapide del deposito.

I volontari della Brigata Lena-Modotti cavalcano il vento distribuendo alimenti a chi ha fame, sulle orme delle staffette che assistevano i combattenti nella battaglia. Giovani volti, studenti, lavoratori precari, migranti ed emarginati che insegnano la tenerezza della solidarietà e il romanticismo della lotta. E per un attimo sembra di sentire l’eco delle radio pirata che indirizzano la rabbia sull’orda nazista.

Via Mancinelli, quartiere Casoretto, e lo sguardo che dal cielo dà su di noi che dobbiamo proseguire il viaggio.
A Fausto e Iaio, antifascisti e militanti, vittime di un colpo di pistola, vittime di una barbarie che è durata nel tempo per colpirci senza affondarci. Anche a voi regaliamo il fiore del partigiano, noi che, seduti sul marciapiede, vi guardiamo e nasciamo ancora.

E ci portiamo via, seguiamo un sentiero battuto e il fumo che ancora svetta dietro le montagne. Resistenti, mai indifferenti.
È giunta la sera, i compagni e le compagne tornano a casa sfiniti con le loro biciclette.
I garofani hanno dipinto di rosso le strade, i nomi sono stati pronunciati, ma il nostro compito non è ancora esaurito. Attraverseremo la città altre mille volte, porteremo d’ovunque il fischio d’amore che abbiamo nel cuore. E sconfiggeremo la paura, tutte e tutti insieme.

Mattia, Brigata Lena-Modotti










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