I milanesi riscoprono gli acquisti alternativi e tra comodità e solidarietà rilanciano i GAS

In questi tempi drammatici di pandemia i consumatori rilanciano il consumo critico: con i GAS meno code, più sicurezza e più qualità. ()

gas foto

Una delle poche attività extra-casalinghe (o extra-lavorative per chi ancora esce di casa per andare al lavoro) in questi tempi di emergenza sanitaria è la spesa periodica. Quella alimentare in particolare, necessaria per la sopravvivenza, che, a seguito delle disposizioni restrittive in questo periodo di epidemia da Coronavirus va fatta vicino a casa, con una frequenza ridotta per limitare i contatti, affrontando lunghissime code a causa degli ingressi distanziati, dovendo spesso fronteggiare carenza di prodotti, causa gli assalti di chi teme di restare senza scorte. Questa emergenza ha fornito alcuni elementi per capire meglio il fenomeno.

Diciamo intanto qualcosa in più sui GAS, i Gruppi di acquisto solidale, e sulla loro filosofia. Una definizione ufficiale dei GAS li descrive “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e servizi e di distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale, di sostenibilità ambientale”. Molti consumatori hanno capito che i loro acquisti possono avere un significato che va al di là del concetto di merce: possono infatti avere una profonda influenza su tutta la società.

I prezzi dei cibi aumentano sempre più, facciamo sempre più fatica a trovare alimenti non adulterati, a conoscere il percorso che fanno le merci che comperiamo. In una parola: tutto quello che acquistiamo per le vie tradizionali sfugge al nostro controllo. Ma dal 2001 i consumatori hanno un’arma legislativa: il decreto legislativo 228 di quell'anno stabilisce infatti che gli imprenditori agricoli, singoli o associati, possano vendere direttamente al dettaglio in tutto il territorio della Repubblica i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate ovviamente le disposizioni in materia di igiene e sanità. Si può quindi acquistare dai produttori, saltando tutta la costosa intermediazione dei vari livelli di distribuzione e trasporto a cui è sottoposto tutto ciò che normalmente comperiamo.

Ma i GAS sono anche qualcosa di più che non gruppi di persone che si limitano a fare la spesa insieme per risparmiare qualche soldo. In questi anni si è capito che il fare la spesa può essere un'azione forte, decisiva, che modifica e incide in alcune scelte e, soprattutto, può influenzare il mercato.

Il gruppo di acquisto, dunque, diventa solidale perché decide di non fare una spesa basata solo su costi e bontà, ma anche su altri criteri, di solidarietà appunto: con i produttori, abbattendo le catene di distribuzione e consentendo a chi acquista di risparmiare, ma soprattutto permettendo all'agricoltore di guadagnare di più. Produttori che sono piccoli proprietari, agricoltori biologici, agricoltori che coltivano vecchie varietà. Solidarietà nei confronti dell’ambiente, con criteri di scelta del fornitore che puntano non solo al 'chilometro zero', ma anche a individuare produttori che operino nel massimo rispetto dell’ambiente e dell’eco-sostenibilità. Solidarietà poi nei confronti dei lavoratori che operano nelle aziende da cui i GAS si riforniscono: il rispetto del lavoratore è uno dei requisiti di scelta fondamentali. Ancora, solidarietà nello scegliere prodotti realizzati da chi lavora con persone svantaggiate promuovendone la dignità e l’autonomia. Infine solidarietà anche all'interno del gruppo stesso, attraverso una suddivisione delle responsabilità a turno: acquisti, valutazione dei fornitori, ordini, distribuzione. I principi ispiratori dei GAS possono essere quindi visti come una reinterpretazione di quella di mutua assistenza che hanno guidato la nascita del movimento cooperativo.

Tornando alla crisi del movimento, dicevamo che i GAS stavano vivendo un periodo di calo nella partecipazione e negli acquisti, per i motivi detti all’inizio. Questa situazione di emergenza causata dal virus e dal cosiddetto 'lockdown' ha fatto segnare una netta inversione di tendenza. Forse le code, forse il timore del contatto, forse la maggior disponibilità di tempo in casa per fare gli ordini online hanno fatto sì che gli ordini tramite i GAS, almeno per le rilevazioni fatte nella nostra zona di Milano, siano aumentati enormemente, in alcuni casi quadruplicati, e in molti casi sono aumentati pure gli iscritti. Abbiamo letto sul Corriere della Sera del 10 aprile le esperienze di due GAS del Municipio 3, il GAS Lola, i cui responsabili dichiarano che le quantità di frutta e verdura ordinate sono raddoppiate, e il GAS Vittoria che vede triplicate le quantità ordinate di frutta, verdura e pasta. Anche la coordinatrice del GSADem, quartiere Città Studi, ci fornisce dati con la stessa tendenza: frutta e verdura registrano aumenti di ordini fino a quattro volte, i prodotti di cascina, formaggi di capra, yogurt naturali, pane integrale, sono triplicati, e i nuovi iscritti sono oltre il 10% su un gruppo iniziale di circa 40.

La scommessa dei GAS, che stanno dando dunque il loro contributo alla crisi in corso, con tutti gli sforzi che comporta continuare a acquistare e distribuire in questa situazione, è di ritrovarsi alla fine di questa emergenza con un movimento rafforzato e con una nuova rinnovata solidarietà, in un dopo-virus dove riflettere sulla fragilità del sistema economico in cui viviamo e operiamo. Lo stesso cambiamento ce lo aspettiamo alla fine di tutto questo in ogni ambito del nostro vivere sociale: saremo migliori alla fine, capiremo la lezione o tutto tornerà come prima?



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