Donne di Scienza: Vera Cooper Rubin

Ogni notte osservava l'incanto del cielo stellato, non per anelito poetico, bensì per concreto amore per l'astronomia. Chi mai avrebbe detto che quella bambina, avrebbe rivoluzionato il modo in cui l'umanità ha sempre guardato all'Universo. ()

6d7 Vera Cooper RubinVera Cooper Rubin era nata a Filadelfia il 23 luglio del 1928 da una famiglia di immigrati ebrei. Il padre Philip Cooper, un ingegnere elettronico di Vilnius, la fece appassionare all'astronomia, accompagnandola ad ascoltare incontri sull'argomento e a 14 anni aiutandola a costruire un telescopio.
Nonostante questo, il suo professore di fisica del liceo non la riteneva adeguatamente preparata. Quando, infatti, Vera gli comunicò, dopo il diploma, la volontà di proseguire gli studi al Vassar College, questo le disse: "Benissimo. Finché starai lontana dalle materie scientifiche, te la dovresti cavare". Ma Vera non era certo tipo da scoraggiarsi. E anni dopo ricordò quest'aneddoto su Twitter: "Non permettete a nessuno di dire che non siete bravi. Il mio insegnante di scienze una volta mi disse che non ero portata per le scienze, ma guardatemi ora".

Dopo il college, Vera voleva proseguire gli studi a Princeton, una delle università più prestigiose, ma la sua candidatura non venne mai tenuta in considerazione. A Princeton, negli anni '40 e '50, le donne non erano ammesse. Questa "tradizione" venne mantenuta fino al '75.
Ostinata come sempre, bussò alle porte di altri atenei, fino a quando non venne accolta alla Cornell University, dove finalmente completò gli studi e conobbe il marito che sposò nel 1948. Da qui il passaggio alla Georgetwon University come dottoranda, sotto la supervisione di un famoso cosmologo e scienziato, George Gamow. Incominciò a studiare il moto delle galassie, del loro allontanamento dovuto all'espansione e della loro aggregazione ai margini. In questo periodo, Vera seguiva dei corsi che si tenevano in tarda serata e fu decisivo il supporto di suo marito, che l'accompagnava in macchina tutti i giorni per poi aspettarla. Vera, infatti, non sapeva guidare.

Nonostante le difficoltà, portò a termine anche il dottorato, che le permise di andare al Carnegie Institution di Washington, dove era stato aperto un programma dedicato all'astronomia, anche se non allo stesso livello di altri istituti. Ma il caso volle che qui Vera incontrasse Kent Ford, un altro astronomo e inventore di uno spettroscopio in grado di misurare la radiazione elettromagnetica da piccole regioni di una galassia. I due si misero subito al lavoro e iniziarono a misurare la velocità delle stelle nelle galassie a spirale a seconda della loro distanza dal centro della galassia stessa in cui si trovavano.

A metà degli anni '60 Vera, assieme a Ford, si accorse che le stelle situate al limite estremo delle galassie si muovevano più velocemente di quanto avrebbero dovuto in base alle leggi fisiche note (legge di Newton per cui le stelle più lontane dal Sole ruotano più lentamente). Anni di osservazioni la portarono perciò a teorizzare, nel 1974, l'esistenza di un'entità attrattiva ancora sconosciuta all'uomo e non direttamente osservabile: la materia oscura. Dati che si ricollegavano alle osservazioni di un collega svizzero degli anni '30, Fritz Zwicky, con il merito di confermare l'esistenza della materia oscura in tutte le altre galassie e non solo in quelle osservate da Zwicky.
Se infatti la materia visibile, stando al modello standard cosmologico, rappresenta solo il 4,9% della massa dell'universo, circa il 27% è materia oscura. La parte restante, il 68,3%, è ancora oggi un mistero e viene catalogata come "energia oscura".

Se n'è andata il 25 dicembre 2016, all'età di 88 anni. Una vita passata a guardare le stelle, a incoraggiare le ragazze, a perseguire “l'equità tra i sessi”.
Per i suoi successi in campo scientifico, Vera ottenne numerosi riconoscimenti: nel 1993, la più alta onorificenza scientifica del paese, la National Medal of Science e nel 1981 fu eletta alla National Academy of Sciences.
Ma Vera fu, soprattutto, un punto di riferimento per tutte le donne scienziate: il suo lavoro, assieme alla sua ostinazione e volontà, le permise di farsi strada in un ambiente che, in quegli anni, era per lo più costituito da uomini. La scoperta della materia oscura le consentì di ottenere una posizione di rilievo nell'ambiente scientifico, superando così qualsiasi tipo di ostacolo dovuto al fatto di essere una donna. Dopo la sua scoperta, ottenne il rispetto di molti colleghi maschi che prima non avrebbero scommesso nulla su di lei.


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