Donne di scienza: il XX secolo

Le due guerre accelerarono sia l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro e la loro emancipazione, che lo sviluppo della scienza, a fronte però di una società ancora troppo arretrata. ()

20190628 090733Nella seconda metà del 1800 in Europa il processo di industrializzazione aveva dato origine a movimenti di rivendicazione dei diritti dei lavoratori, sia uomini che donne.
Anche in Italia vennero create associazioni operaie come la Società generale di Mutuo Soccorso e di Istruzione delle Operaie e a Milano, per opera di 11 donne, nel 1899 nacque l'Unione Femminile, per favorire l'affermazione dei diritti sociali, civili, politici della donna, che nel 1905 diventò Nazionale con l'apertura di sedi in altre città. Nel 1902 venne aperto l'Asilo Mariuccia per salvare le giovani dalla prostituzione con l'apprendimento di una professione.

Del 1902 è anche la prima legge in Italia “Sul lavoro delle donne e dei fanciulli”: indicava il “limite delle ore lavorative in 15 ore, il diritto a pause e al giorno di riposo per le donne e i fanciulli di età inferiore ai 15 anni” e attenzione per la salute.
Nelle fabbriche del Nord lavoravano già 1.250.000 donne, ma nelle campagne oltre 3.200.000 e 400.000 addette ai servizi in case e uffici.

Rispetto invece al movimento per il diritto alla partecipazione politica e al voto “il movimento delle suffragette”, emerso in Italia con la “Petizione per il voto politico delle donne” di Anna Maria Mazzoni nel 1906, la società e il fascismo opporranno il disprezzo, relegando il ruolo delle donne a essere madri e mogli, ad accettare le punizioni impartite per il “loro bene”, impossibilitate a gestire i propri beni, a decidere per i figli, essendo prive della patria potestà.
Il diritto di voto venne invece concesso in Finlandia nel 1907 e negli altri paesi nordici tra il 1913 e 1921; in Italia solo alla fine della guerra, nel 1946, le donne ottennero il diritto di voto, ma il riconoscimento giuridico solo nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia.

Il sistema scolastico del nostro paese era lontano, nella pratica, dall'obbligatorietà per entrambi i sessi, perché era diffusa la vulgata che l'istruzione e la lettura potessero compromettere la moralità delle donne e che le stesse potessero rubare il lavoro agli uomini. Persino il campo artistico fu loro negato. Le donne italiane presenti nelle scienze e nelle arti lo dovettero solo a un favorevole ambito familiare.
Le scienze - in particolare le cosiddette scienze "dure" come matematica e fisica - richiedono una preparazione di base senza la quale è quasi impossibile progredire, mentre nel campo umanistico è possibile essere autodidatti.
Così si è formato il preconcetto secondo cui le donne sarebbero più adatte alle materie letterarie e linguistiche che non a quelle scientifiche.

Nel resto dell'Europa l'emergere di donne scienziate conobbe maggiore successo, ma con l'avvento del nazismo, così come già per il fascismo, le donne vennero emarginate e
le scienziate vennero colpite anche con la legge del 1938 per la purezza della razza, a cui il fascismo aderì seguendo Hitler.

Nel XX secolo si verificarono mutamenti decisivi per l’inserimento lavorativo della donna, anche in conseguenza alle guerre mondiali. Già nella prima fu necessario il massiccio ricorso al lavoro delle donne nelle fabbriche per sostituire gli uomini in guerra , di vitale importanza per esigenze belliche sia nell’agricoltura che nell’industria e nei servizi. Manodopera di valore, perché le nuove tecnologie richiedevano più destrezza e velocità che non muscoli. Il numero delle donne iscritte ai sindacati aumentò.

Gli anni tra le due guerre mondiali rappresentano l'apogeo del colonialismo, con un ruolo cruciale nel rapporto tra colonizzatori e colonizzati.
Oltre all'importanza economica legata alle attività estrattive e alle coltivazioni intensive, le colonie svolsero un ruolo fondamentale, già durante la Prima Guerra Mondiale, in quanto esse diedero un importante sostegno allo sforzo bellico delle madri-patrie per la vittoria alleata. Invece la Seconda Guerra Mondiale fu un evento importante per la decolonizzazione.
Lo sfruttamento in risorse umane e materiali dalle colonie, provocò molti casi di ribellioni contro i colonizzatori. Il razzismo era una chiave del dominio. Razza e genere risultano storicamente categorie continuamente costituite e ricostituite dentro l’organizzazione della società, attraverso le quali si caratterizza e si differenzia lo stare al mondo dell’individuo, la posizione sociale ed economica, le possibilità di scelta, le opportunità.
Ma classe, “razza” e genere possono anche funzionare come processi di costruzione. Il femminismo postcoloniale è stato capace di leggere le differenze di classe, “razza” e genere nella loro articolazione, aprendo concretamente la strada ad un processo di lotta per la liberazione delle donne.

Alla fine della guerra, nel 1945, riemerse a fatica l'importante contributo delle donne alle scienze e la loro affermazione professionale. Discriminate da un mondo accademico maschile, molte scienziate si sono viste negare il giusto riconoscimento.
La struttura interna del lavoro femminile conobbe grossi cambiamenti grazie ad una nuova concezione del lavoro stesso, visto come realtà necessaria che dava dignità alla donna.
Intanto un altro fattore cambiava gli scenari: con la fine del colonialismo, progressivamente, iniziarono ad emergere nuovi paesi industriali e all'interno di questi nuove scienziate.


Commenta

 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha