Impressioni di viaggio. Giappone.

Dopo un'escursione fuori zona epidermiche riflessioni su di un paese dall’altra parte del mondo. (Paolo Burgio)

cop P1040079La città. Tutte moderne, ordinate e ben tenute. Colpisce soprattutto il fatto che non si vedono macchine in sosta nelle strade, niente seconde file e nemmeno prime file di auto lungo i marciapiedi. Non solo nelle grandi città, ma ovunque, anche nelle piccole. Certo i giapponesi sono tanti, il fiume di gente che incontri percorrendo i marciapiedi nei quartieri centrali fa impressione; se non ci fosse un sistema di trasporto pubblico così esteso, ben organizzato e puntuale il paese sarebbe invivibile. Ma le strade senza macchine in sosta restituiscono un’immagine che resta un sogno irrealizzabile. Come l’assenza totale di rifiuti e sporcizia e non un cestino di raccolta in giro.

L’ambiente sociale. Il decoro e la pulizia dei luoghi pubblici, ovunque, sono dettati dalla necessità di condividere così numerosi lo stesso ambiente o è un fatto culturale che diventa esigenza sociale? Sono propenso alla seconda ipotesi. Il decoro mi è parso un aspetto che è costitutivo del comportamento pubblico giapponese, dal modo con cui ci si saluta al contegno che contraddistingue chi svolge un servizio pubblico, la divisa è indossata come segno distintivo della dignità con cui svolge il proprio lavoro.

Il cibo. Non ci sono obesi tra i giapponesi e dopo due settimane senza grassi, olio, burro, pane, pochi farinacei, poca carne, molto pesce, verdura e legumi, in quantità mai eccessive, si può perdere qualche chilo di troppo, senza fatica. Non tutto è adatto ai nostri palati, ma la facile digestione non fa rimpiangere i succulenti piatti nostrani, almeno per un periodo non troppo lungo di astinenza.
Purtroppo anche qui McDonald’s e simili sono abbastanza diffusi, non sappiamo se offrono menù occidentale o locale. Rifiutando questo tipo di contaminazioni capita di doversi adattare alle abitudini del posto, mangiare seduti sul pavimento, in posizioni inconciliabili con le nostre abitudini, specie per i meno giovani.
Ciò aiuta ad una una certa morigeratezza, per non dire maggior parsimonia, ma che scomodità.


Il culto. Nessuna credenza religiosa è prevalente sulle altre. Nel senso che l’appartenenza ad una fede non impedisce di accettare che ogni altra fede possa essere liberamente praticata e che si possa entrare a pregare in un tempio buddista, come anche in un monastero scintoista o in una chiesa cristiana. Le preghiere servono a chiedere favori e intercessioni alle divinità e la religiosità è vissuta esclusivamente nella sfera individuale, non comporta antagonismi culturali o politici. Si dovrebbe dedurne che la società giapponese è antirazzista, laica e multiculturale. Di contro sappiamo però che è una società chiusa, fortemente nazionalista e tradizionalista. Non addentriamoci oltre su questo terreno , il tema richiederebbe ben altri approfondimenti.


Habitat urbano . In Giappone non c’è alcuna infrastruttura, centro residenziale, commerciale o industriale che denoti i segni del tempo, è tutto nuovo, recente o mantenuto in condizioni perfette. Non esiste la conservazione dell’antico, nemmeno nei templi e monasteri, che periodicamente vengono ricostruiti lasciando inalterate le caratteristiche degli edifici e reimpiegando il legno o la paglia dove questi materiali erano stati usati. Manca la percezione del passato, ma per contro sembra che le tradizioni continuino ad essere vive nell’odierno costume giapponese.

Economia. C’è un evidente largo, direi quasi sovrabbondante, impiego di addetti ai servizi pubblici, nelle stazioni ferroviarie, nelle metropolitane, alle fermate degli autobus, nonostante l’elevato grado di automazione dei mezzi di trasporto. Si nota anche un’intensa attività nel settore delle costruzioni, pubbliche e private. L’impressione, per quel che può valere da parte di un inesperto, è che lo stato continui a perseguire una decisa politica di spesa pubblica a sostegno dell’economia, incurante dell’elevato debito pubblico, e di largo impiego a contrasto della povertà. Nessun paragone è possibile, ma forse un ripensamento sulla nostra politica dei redditi sarebbe il caso di farlo.

Conclusioni. Non lascerei il nostro paese per vivere altrove, tantomeno in Giappone, ma la visione di città senza macchine ferme in sosta ad ingombrare ogni centimetro quadrato di spazio pubblico non riesco ancora a cancellarla.


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