I tempi nuovi

Impeccabile e molto milanese l’ultima fatica letteraria di Alessandro Robecchi. I tempi sono nuovi, anzi antichi. Il crimine paga?

()

i tempi nuovi immagineI tempi nuovi sono quelli che stiamo vivendo giusto in questo momento a Milano, Italia, Mondo. E di questi tempi si fa carico e fardello l’ultima (speriamo di no) storia inventata da Alessandro Robecchi, un noir intenso e corposo nel quale ritornano i personaggi che ormai ci sono familiari a partire dal primo romanzo della saga “Questa non è una canzone d’amore” (2014). Milano, come sempre, la fa da padrona, percorsa, setacciata, sezionata, dal centro alle periferie più estreme, dai protagonisti del romanzo.
Un irreprensibile studente trovato cadavere nella sua auto nei pressi del cimitero di Segrate, una bella e misteriosa dark lady dotata di una particolarissima filosofia di vita, un sin troppo intraprendente docente universitario scomparso, una banda in giacca e cravatta che ricicla denaro sporco sono i principali ingredienti di una vicenda molto adrenalinica sulla quale indagano, in parallelo, un’inedita coppia di detective privati (Oscar Falcone e Agatina Cirrielli) con il supporto del gaudente per vocazione Carlo Monterossi (quello che lavora, a suo dire, per e nella “fabbrica della merda”) e la squadra ufficiale della polizia milanese con i sovrintendenti Carella e Ghezzi, quest’ultimo con simpatica e intraprendente moglie Rosa appresso.
Insomma un noir come dio comanda dove non è detto che i buoni siano proprio buoni mentre i cattivi sono cattivi davvero in una Milano riconoscibile ma, per molti versi, insospettabilmente sotterraneo e sulfurea.
A fare da sfondo, un’educativa vicenda di ordinario bullismo in cui, ancora una volta, i poteri forti la fanno da padrone.
La colonna sonora è affidata, come sempre, a Bob Dylan e alle sue ballate profetiche.
La scrittura di Robecchi è pungente e ironica, per nulla compiaciuta anche se partecipe del grande sfascio civile e morale nel quale ci troviamo ogni giorno a nuotare con la bocca chiusa.
Per gli sciovinisti di territorio, la nostra zona è ben rappresentata da via Boscovich e il Casoretto, piazzale Bacone e viale Vittorio Veneto, dove vive uno dei peggio malamente.
Come sempre: vaste programme.

p.s. Per i neofiti “la fabbrica della merda” è la televisione spazzatura.

(Massimo Cecconi)


Commenta

 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha