La vita davanti a sé

Emile Ajar (Romain Gary) è l’autore di uno straordinario romanzo di formazione che oltre quarant’anni dopo la sua uscita è ancora di sconvolgente attualità. ()

lavitaBelleville, XX arrondissement di Parigi. L’io narrante è Momò, un ragazzino di origini arabe, che pensa di avere dieci anni e invece ne ha quattordici.
Momò vive con Madame Rosa, ex prostituta ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio, che, smessa la professione, ospita nella sua casa, al sesto piano di un vecchio palazzo senza ascensore, figli di prostitute a lei affidati dalle madri ancora in carriera.
Nel palazzo e nel quartiere, siamo nei primi anni ’70 del secolo che fu, si incrociano le tragedie della storia con i drammi della vita quotidiana.

Belleville, il quartiere multietnico per definizione, che verrà poi esaltato dalla sagra della famiglia Maloussène di Daniel Pennac, è lo scenario ideale in cui si muovono i protagonisti del romanzo di Roman Gary, autore francese di una certa fama che aveva scelto lo pseudonimo di Emile Ajar per raccontare questa avventura del corpo e dello spirito.
Vecchi arabi depositari di saggezza, travestiti africani, pensionati francesi, caritatevoli medici ebrei, prostitute, mangiatori di fuoco e facchini danno vita a un’umanità varia quanto solidale che si muove nell’ombra e alla luce del sole, conquistandosi giorno dopo giorno il diritto di vivere.
Momò vive con arguzia e sapienza la grande città, compie, come gran parte dei suoi amici, atti quasi mai nei limiti del legale ma tuttavia necessari per affermarsi, nel senso di dichiarazione di esistenza, nel mondo che lo circonda.

Madame Rosa è la grande madre che non ha mai avuto figli suoi ma che alleva con amore quelli degli altri a cui Momò è legato da un grande affetto responsabile, come è legato alla comunità che lo circonda dove sembra non esistere la sopraffazione o il rancore. Nei drammi quotidiani, emerge la solidarietà e la comprensione rese in un linguaggio vivo preso dalla strada a testimonianza, allora come ora, di una necessaria integrazione tra voci, parole e culture.

Godibile lettura su cui riflettere senza ipocrisie o finzioni. Del resto la vita è sempre davanti a noi.


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