Porta Venezia. Non è un quartiere per anziani, sopratutto se poveri.

Alcune considerazioni per la mobilità in una zona densamente abitata e altamente congestionata. ()

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Il quartiere di Porta Venezia è popolare e nello stesso tempo abitato da benestanti in una zona semicentrale. Nato ai primi del novecento, con lo smantellamento dell’antico Lazzaretto, si è poi arricchito di bei edifici negli anni trenta, grazie all’arretramento della stazione ferroviaria. Al vecchio cuore popolare con case di ringhiera si è aggiunto quello più ricco dotato fin dalla sua progettazione di ascensori, riscaldamento centrale e box. In questa zona vivono, come in tutta la città, molti anziani con più di 70 anni. (circa il 30%) che ogni giorno affrontano le difficoltà di camminare sui marciapiedi per i loro spostamenti casa-chiesa-mercato.
I pedoni debbono sempre prestare molta attenzione ad evitare le numerose buche e dislivelli dei marciapiedi: slalom tra le auto e le moto parcheggiate in ogni spazio, sui marciapiedi, sulle strisce pedonali, sui passi carrai e “per gradire” evitare i ciclisti che corrono verso il lavoro o per il lavoro (consegna del fast food) senza curarsi molto delle regole, dei semafori, su e giù per i marciapiedi. Se l’impianto medioevale della città pone molti vincoli, con la crescente apertura di bar e ristoranti, che richiama numerosi avventori, la zona è sempre più intasata e rumorosa, soprattutto di sera. Diversi esercizi occupano anche spazi sulla strada, con riduzione di posti auto per i residenti. Se si prestasse attenzione ai piccoli problemi facilmente risolvibili, si potrebbe evitare la crescente ansia e disappunto di molti cittadini.

Ad esempio se il tempo dei semafori fosse tarato sul passo normale o meglio ancora su quello degli anziani (che si trovano il “giallo” a metà percorso), attraversare la strada non creerebbe ansia. Ansia che cresce se si deve usare l’auto per accompagnare in auto gli anziani o portare pacchi e il fermarsi al ritorno diventa problematico. Alla mattina presto infatti arrivano i negozianti che occupano i posti auto fino a sera, quando arrivano i frequentatori dei numerosissimi locali della zona che li occupano. Il controllo dei vigili è molto limitato e le rare multe sono sopportabili dai negozianti e da coloro che si recano nei vari bar, ristoranti, pub, ecc. I posti auto da affittare nei garage sono pochi e costano quasi 200 euro/mese. Chi può sopportare tale esborso?

La limitazione della circolazione delle auto più inquinanti è giustissima, ma andrebbero considerate anche le esigenze ed i vincoli di anziani e dei poveri che sono proprio coloro che possiedono le vecchie auto inquinanti perché i benestanti già da tempo hanno acquistato i moderni “blindati” che occupano una volta e mezza lo spazio di una vecchia auto. Pensionati e poveri non hanno disponibilità economiche e le banche non concedono loro prestiti per cambiare l’auto che spesso è utilizzata solo per pochi km. all’anno. Il car sharing va bene per giovani e manager, non per gli anziani poco digitali.

Credo che l’attenzione giusta alle storiche periferie cittadine debba anche essere integrata con quella alle “periferie” della vita che vede protagonisti poveri ed anziani. Anche se non residenti ai confini della città.
Alcuni interventi per migliorare la vita dei cittadini sono possibili, già realizzati in altre città europee, e spesso a costo zero per l’amministrazione: disincentivare con un ticket d’ingresso i pendolari che ogni giorno entrano in auto in città, limitare il carico e scarico delle merci ai negozi prima delle 8,00 e dopo le 19,30, senza possibilità di parcheggiare i loro mezzi nelle aree pubbliche, concordare tariffe fisse dei taxi da-e-per gli ospedali, differenziare il costo del parcheggio in relazione alla lunghezza dell’auto e non solo al tempo, concedere pass gratuiti annuali per coloro che trasportano anziani e pass a pagamento per i fornitori di servizi (idraulici, elettricisti, muratori, ecc.) comprensivi di permessi di sosta gratuita dei loro mezzi.


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