I primi quarantanni della legge 194

In occasione della ricorrenza del 22 maggio 1978, l'Associazione “Non una di meno” richiama l'attenzione sull'applicazione disattesa della legge, che garantisce la possibilità per la donna di scegliere la maternità, con una efficace manifestazione da piazza del Duomo alla clinica Mangiagalli, dove, il 70% dei medici si dichiarano antiabortisti.

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Il richiamo visivo del gruppo riportava al film di Volker Schlöndorff, tratto dal romanzo di Margaret Atwood “Il romanzo dell'ancella (The handmaid's tale)” incentrato in un futuro nel quale un regime distopico, teocratico e militarizzato asservisce le donne per scopi riproduttivi.

Martedì 22, il corteo giunto davanti alla “ Mangiagalli” era composto da un gruppo di donne acconciate con un mantello rosso vivo e una cuffia settecentesca bianca, del gruppo facevano parte alcuni uomini che indossavano un profilattico di plastica trasparente e uno di loro era vestito da vespa con un grande pungiglione.
Uno striscione riportava la scritta “Molto più di 194” e richiamava la giornata di lotta per “Più 194” in tutta Italia, di sabato 26 maggio, che a Milano si svolgerà dalle ore 15,30 al Giardino della Guastalla con musica e cibo sino a sera.

Le ancelle recavano cartelli che riprendevano temi del comunicato letto subito dopo: “Solo il 5% di aborto farmacologico”, “55% di strutture fanno obiezione”, “337 consultori in meno in Lombardia rispetto a quelli previsti per legge”. Gli uomini vestiti da profilattico recavano invece cartelli : “Lo metto perché ti/mi rispetto”, “Meglio un profilattico oggi che un aborto domani!”, “La migliore prevenzione è l'educazione”. Sintetici ed efficaci.

Il comunicato stampa ha ricordato che in Lombardia, come nella media del paese il 70% delle strutture pratica l'obiezione, ma nel sud Italia la percentuale sale oltre l'80% ; ricorda della difficoltà di farsi prescrivere la “pillola del giorno dopo” che comunque deve essere pagata, mentre l'aborto no; denuncia l'inversione di senso delle associazioni pro vita e della destra che imputa di femminicidio chi abortisce e che invece lascia morire le donne di aborto clandestino; ricorda che l'aborto è l'ultima chance ed è un percorso molto sofferto; sostiene che all'università non c'è formazione sull'aborto e i medici del futuro saranno impreparati.

Tuttavia, dal lontano 1978 il numero degli aborti si è ridotto di due terzi, grazie alla comunicazione e alla prevenzione. Occorre quindi che venga ripresa l'educazione sessuale a scuola, che era stata sospesa nei primi anni 2000. La lotta per l'applicazione della 194 infine è anche lotta di classe, perché la mancata assistenza all'aborto colpisce selettivamente le donne: quelle ricche potranno sempre andare ad abortire all'estero o nelle cliniche private, le povere praticheranno l'aborto clandestino. Nel mondo 50.000 donne all'anno muoiono per aborti clandestini. La discriminazione di genere non vuole che la donna sia responsabile di decidere per una maternità consapevole.


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