Una cultura civica per la legalità e la sicurezza

Nella sala senza pubblico del Consiglio di Zona 3 un incontro importante, sia per il valore simbolico dell'evento, sia per il messaggio lanciato dai relatori intervenuti. ()

Le mani sulla citta

Lo scorso 30 marzo nella Sala del Consiglio di Zona 3 si è celebrato, è il caso di dire, il passaggio di consegne dal Consiglio di Zona 6 a quello di Zona 3 della “Fiaccola della Legalità”.

Ero presente, più per caso che altro, e pronto ad annoiarmi, notando la presenza quasi esclusiva di consiglieri di zona, certo convenuti per dovere d'ufficio, dato che la serata non era stata né annunciata per tempo, né pubblicizzata.

Mi sono ricreduto. La “fiaccola della libertà”, rappresentata da una coppa, più degna di un trofeo sportivo che altro, vuol essere l'emblema di un progetto mirato a sensibilizzare gli studenti nelle scuole e mobilitare i cittadini nei quartieri e nei luoghi in cui si vive per contrastare l'illegalità, la criminalità e tutte le mafie presenti sul territorio.

Gli interventi dei relatori, da quello appassionato e a tratti veemente del testimone di giustizia Pino Masciari, del presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano David Gentili, del giornalista Giampiero Rossi, autore di libri-inchiesta sulla 'ndrangheta al nord, hanno tutti evidenziato come il fenomeno mafioso sia ormai ben presente, qui a Milano, e non venga percepito come una nuova ma ormai radicata criminalità.

Il fenomeno mafioso, ha spiegato Giampiero Rossi, pur non avendo avuto in passato radici sul nostro territorio ha potuto attecchire al nord favorito da una certa acquiescenza all'illegalità, ai comportamenti di elusione fiscale, al desiderio di facili guadagni. In questo clima è sembrato quasi normale sfruttare la complicità della mafia, ma gli imprenditori che hanno fatto questa scelta sono poi diventati succubi del potere mafioso sino a dover cedere le loro aziende a nuovi padroni.


Ha citato alcuni esempi clamorosi, saliti agli onori delle cronache con le vicende legate agli appalti di Expo, come l'impresa brianzola Perego Strade, azienda florida che dopo aver raggiunto una certa dimensione ha aperto le porte alla 'ndrangheta, ha acquisito lavori tramite l'intermediazione criminale e la corruzione, per poi finire in bancarotta e chiudere.

La mafia non porta lavoro, lo distrugge. E questo è vero non solo per le imprese edili o di movimento terra (di queste ultime si può dire che il 70 % è in mano alla criminalità organizzata), ma anche per realtà operanti in altri settori, società che i proprietari hanno dovuto cedere, dopo aver accettato che elementi mafiosi si l'infiltrassero nella loro azienda con il miraggio di lucrosi e facili affari.

Ha citato anche l'esempio di altri che non hanno ceduto alle pressioni e alle intimidazioni, aziende che oggi prosperano e sono ben presenti sul mercato.

Pino Masciari all'inizio della serata ha portato la sua esperienza di ex imprenditore calabrese. Non aveva voluto pagare il pizzo alla 'ndrangheta, e dopo una serie di intimidazioni rivolte alla lui e alla sua famiglia, aveva denunciato i fatti alla magistratura, facendo condannare i criminali. Ora vive sotto scorta, ha perso la sua azienda, ma continua con grande energia e volontà la battaglia solitaria iniziata da una ventina d'anni per affermare la legalità.

La denuncia va estesa alla politica, che, senza distinzioni di parte, non ha saputo e voluto arginare come doveva la diffusione della 'ndrangheta, organizzazione ormai in grado di esercitare la propria pesante influenza all'estero e non solo in Italia, e di controllare fette importanti dell'economia e del mondo del lavoro.

David Gentili ha parlato delle dimensioni raggiunte dal fenomeno mafioso. Riguarda cifre d'affari niente affatto trascurabili, tanto che qualcuno ha avuto la (infelice, ndr) idea di conteggiare nel PIL italiano anche il presunto fatturato prodotto illegalmente e quantificato per il 2015 in 16 mld di euro, circa l'1% del totale. Quindi se aumenta lo spaccio di droga aumenta il PIL !

Poi c'è l'economia sommersa, e pertanto illegale, quantificata in 190 mld annui, che verosimilmente va a finire in paradisi fiscali, alcuni vicini a noi come la Svizzera, ancora oggi una delle principali destinazioni di capitali italiani, e il Lussemburgo, o altrove come gli USA, Hong Kong, le isole Cayman e cosi via (l'evasione fiscale e la costituzione di grandi capitali in nero è un fenomeno globale e ne abbiamo avuto conferma proprio in questi giorni, ndr).

Tutti i relatori sono stati concordi su questo punto. La battaglia da condurre contro questa piaga che inquina l'economia, la qualità della vita e il benessere deve essere innanzitutto una battaglia culturale, e occorre modificare l'atteggiamento mentale che ci porta ad accettare come ineluttabile il fenomeno e il suo intreccio con i politici corrotti.

Si combatte l'illegalità con la denuncia dell'illegalità, il rispetto delle regole, la difesa dei diritti. E' necessario un richiamo forte al senso civico, un impegno della cittadinanza attiva a praticare l'antimafia, a diffondere nel territorio il valore della legalità.

Da qui nascono le motivazioni del progetto promosso dalla Fondazione Carlo Perini e patrocinato dal Comune e da Fondazione Cariplo, per portare nelle scuole e nei quartieri una serie di iniziative, mostre, testimonianze, facendo informazione e comunicando conoscenza e percezione del fenomeno mafioso.

Questi “percorsi della legalità”, progetti itineranti che si succedono di anno in anno attraverso le diverse zone della città, nel 2015 hanno percorso i quartieri della zona 6, come illustrato dal presidente della Fondazione Carlo Petrini, Antonio Iosa, e con l'entrata in carica della prossima amministrazione verranno promossi a cura di questa Fondazione in zona 3.

Renato Sacristani ricevendo la “fiaccola” dal presidente di zona 6, Gabriele Rabaiotti, ha voluto sottolineare l'importanza del progetto in relazione al problema della sicurezza, vissuto dalla cittadinanza nelle sue manifestazioni meno importanti e spesso quasi effimere, come se la presenza di alcuni rom costituisse la maggior preoccupazione rispetto all'illegalità che ci circonda, facendoci dimenticare la presenza della criminalità organizzata.

Certo l'importanza e la serietà del tema non meritava la totale assenza di comunicazione e di informazione ai cittadini su questa serata in Consiglio di Zona.


Tags:
'ndrangheta, legalità, mafia, sicurezza

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