Io e il Secco

Le disavventure di una strana coppia alla ricerca della solidità degli affetti e della sicurezza di un futuro. ()
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Inverno sulla costa adriatica. Spiagge desolate, case fatiscenti, luoghi abbandonati all’incuria e al degrado. La tristezza si palpa con mano. Denni (Francesco Lombardo) è un ragazzino di una decina d’anni che ha un enorme problema familiare: il padre (Andrea Sartoretti), ombroso e irrealizzato, picchia la madre (Barbara Ronchi) che subisce stoicamente per amore del figlio.
Quando una compagna di classe gli racconta di avere un cugino killer di professione, Denni decide di assoldarlo per uccidere il padre.
Il Secco (Andrea Lattanzi) è un giovanotto che ciondola ai margini della vita, subendo le angherie del fratello malavitoso fatto e finito, e che si atteggia a duro ma duro non è.
Tra Denni e il Secco si sviluppa un rapporto affettivo che, dopo una reciproca diffidenza iniziale, porterà a una conclusione della vicenda persino non scontata.
Opera prima di Gianluca Santoni (1991), “Io e il Secco” ben rappresenta, con qualche ingenuità, un piccolo mondo ignobile riscattato, malgrado tutto, dallo spessore umano dei protagonisti che sanno attirare su di sé simpatie e solidarietà.
Di grande effetto poetico, se è concesso, alcune scene tra cui, su tutte, l’immaginaria nuotata di Denni e del Secco in una fatiscente piscina vuota.
Cast di tutto rispetto con Barbara Ronchi nel ruolo della arrovellata madre e Swamy Rotolo, vincitrice nel 2022 del premio di miglior interprete femminile ai Davide di Donatello per il film “A Chiara”, che dà spessore alla ragazza del Secco.
Empatico e spontaneo il piccolo Francesco Lombardo, alla sua prima apparizione, che rende credibile anche l’incredibile. Memorabile la scena in cui spegne nella sua fantasia i lampioni di un parco.
Andrea Lattanzi nella parte del Secco rimanda, anche nel colore della capigliatura, alla sua interpretazione di un carcerato in “Grazie ragazzi” di Riccardo Milani con Antonio Albanese, donando aderenza alla sua fragilità di giovane cresciuto ai margini della società.
In questi anni bui, salvo poco eccezioni, si spera che il riscatto del nostro cinema possa trovare respiro anche da piccole opere che tanto insignificanti non sono. Anzi.

In programmazione al Cinema Palestrina

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