Mai devi domandarmi

La raccolta di scritti di Natalia Ginzburg costituisce la proposta di lettura per il mese di aprile del percorso “Racconti al femminile”. ()
Mai devi domandarmi immagine
Perle di saggezza; tocchi di poesia; reminiscenze e nostalgie; insegnamenti della vita; ricordi e affetti; paure e angosce; infanzia, adolescenza, giovinezza, età adulta; letture; consapevolezze di sè; onestà intellettuali; senso della storia; rifiuto delle ideologie; disincanto verso il contemporaneo per il contemporaneo; ricerca di senso; contrasti: semplicità/complessità, piccolo/grande, vita quotidiana/vita in generale. Sono questi alcuni dei riferimenti contenuti in “Mai devi domandarmi”, nel quale sono raccolti una serie di scritti di Natalia Ginzburg (tra cui uno che ha per titolo “Mai devi domandarmi”, da cui il titolo dell'intera raccolta), pubblicati tra il '68 e il '70 sul quotidiano La Stampa, eccetto “La casa”, che è il primo in ordine di tempo di tali scritti, uscito su Il Giorno nel 1965. Pubblicato per la prima volta da Garzanti nel 1970 “Mai devi domandarmi” è stato poi riedito varie volte da Einaudi la cui ultima edizione, del 2014, è corredata da un saggio di Domenico Scarpa e da un'introduzione di Cesare Garboli.

“Mai devi domandarmi” costituisce un singolare esempio di "narrativa giornalistica" dove il taglio breve di tipo giornalistico viene gestito narrativamente dalla Ginzburg che, a partire da spunti semplici e contingenti, riesce a costruire un percorso narrativo sia all'interno del singolo "pezzo", sia attraverso la messa in sequenza dei pezzi. finendo per dar vita a una sorta di raccolta di racconti che, in virtù del tono che la Ginzburg adotta, improntato alla “leggerezza”, hanno una levità e una delicatezza particolari.
Tale sequenza, lungi dal dare un senso di frammentarietà e di mera giustapposizione di cose diverse tra loro, finisce, invece, per mantenere una sua unitarietà, vuoi per la continuità dello stile della scrittura, vuoi per una sorta di effetto autobiografico che se ne ricava, dato il costante rimando ad esperienze vissute dalla scrittrice e alle riflessioni che su di esse ne ha fatto. E proprio per effetto di questo "contenuto narrativo", “Mai devi domandarmi”, mantiene una freschezza e una scioltezza che nè il tempo trascorso, nè le contingenze che lo hanno generato hanno indebolito.

In questi scritti si respira in pieno quello che Calvino scrisse nel '61 in merito, più in generale, all'opera della Ginzburg e cioè che "Il segreto della semplicità di Natalia è qui: questa voce che dice "io" ha sempre di fronte personaggi che stima superiori a lei, situazioni che sembrano troppo complesse per le sue forze, e i mezzi linguistici e concettuali che essa usa per rappresentarli sono sempre un pò al di sotto delle esigenze. Ed è da questa sproporzione che nasce la tensione poetica. La poesia è sempre stata questo: far passare il mare in un imbuto."
Ed è forse proprio da questa semplicità di riferimenti alla vita quotidiana e ai suoi accadimenti, alle piccole e grandi incertezze della vita, al non pretender da sè e dagli altri di più di quello che possono dare che nasce il senso e nello stesso tempo la poesia che scaturisce dalle pagine di “Mai devi domandarmi”, come peraltro lei stessa fa intendere nell'ultimo dei pezzi che compongono il libro intitolato, non a caso, “Ritratto di scrittore”: "Lo scrittore....Non ha più nessuna voglia di inventare. Non sa se è perchè è stanco e la sua fantasia è morta - era sempre misera, gracile e malata, e adesso è morta - o se invece perchè ha capito che lui non era fatto per inventare ma per raccontare cose che aveva capito di altri o di sè o cose che gli erano realmente accadute."
In questo parlare di cose realmente accadute il pregio maggiore della Ginzburg sta nella capacità e sensibilità di descrivere tali cose in modo stupito e interrogativo, quasi scoprendole a se stessa e dando loro sensi e significati altri e inattesi rispetto a quelli inizialmente percepiti. E questo genera e suscita quel senso di incanto che ricorre in molte pagine di “Mai devi domandarmi” come, per esempio, attesta questo breve brano: "Tutta la vita ho sempre sentito grande curiosità di vedere villaggi, ovunque, nella realtà e nei quadri. Quando sono in treno, guardo e scelgo nella campagna villaggi dove forse vorrei vivere. Nello stesso tempo, mentre penso la mia vita perduta in mezzo a prati o rocce o abbarbicata sull'alto di una collina, mi prende una sensazione pungente di vertigine e malinconia. Perchè unito al desiderio di abitare in campagna, vive in me non meno forte e profondo il sospetto che vivendo in campagna mi struggerei di noia e solitudine. Ma nelle pieghe di quella noia si nasconde per me un incanto segreto."

Vi è quindi in queste pagine della Ginzburg la continua, semplice gioia della scoperta, dove le occasioni accidentali da cui ella parte che fanno da stimolo iniziale si evolvono in un insieme di sentimenti e di idee, di riflessioni e di annotazioni, nelle quali l'osservazione attenta e lucida delle cose e degli altri dà sempre luogo a una meditazione su di sé e sul mondo.

Commenta

 
 Rispondi a questo messaggio
 Nome:
 Indirizzo email:
 Titolo:
Prevenzione Spam:
Per favore, reinserire il codice riportato nell'immagine.
Questo codice serve a bloccare i tentativi di inserimento automatici.
CAPTCHA - click right for audio Play Captcha