Alcarràs

L’epopea contadina si scontra con le esigenze della modernità. I dubbi sollevati sono molti, ancorché legittimi. Vi ricordate l’ultima canzone di Luigi Tenco? ()
alcarras immagineCatalogna ai giorni nostri. Nel villaggio di Alcarràs una famiglia coltiva un grande frutteto di pesche, lavorano tutti: padri, madri, figli, mogli, nonni, nipoti, zii. I bambini scorrazzano tra le piante e i campi mentre tutti sono intenti al raccolto aiutati da braccianti per lo più di origine africana. E’ una casa modesta quella della famiglia Solé dove le giornate scorrono scandite dai ritmi delle stagioni, dal lavoro, dalle tavolate, un po’ di svago in piscina per gli adolescenti. Il film ci tiene immersi in una vita rurale che sembra ancora avere un senso, dove sembra non succeda nulla se non quella quotidianità agricola fatta di piccole cose. Ma quello che vediamo potrebbe essere l’ultimo raccolto perché il terreno non è di loro proprietà. O meglio, ai tempi della guerra civile il nonno Solé aveva avuto in usufrutto il terreno dai proprietari Pinyol per averli nascosti dai fascisti. Nessun documento aveva siglato l’accordo, solo una stretta di mano come si usava tra persone oneste. Alla morte del capofamiglia, il giovane erede Pinyol decide che sarà molto più remunerativo concedere il terreno per l’installazione di pannelli solari. I Solé perderanno non solo il lavoro ma anche il sostentamento, la casa e la loro identità. Intorno all’ultimo raccolto già si affacciano i camion carichi di pannelli solari.

Carla Simón che proviene da quelle stesse terre (i suoi zii coltivano pesche ad Alcarrás) ci mette di fronte alla contraddizione portata dalla “modernità” perché i peschi non saranno abbattuti per far posto a qualche fabbrica inquinante ma per portare energia pulita.
E’ più sostenibile un’attività agricola locale o il progresso?
E’ sostenibile una lotta tra identità e modernità?
“I giovani agricoltori lasciano le loro case per cercare di trovare altri impieghi.” dice la regista “I modelli stanno cambiando, un vecchio mondo sta finendo, e il nostro film vuole essere un omaggio nostalgico alle ultime famiglie di contadini che ancora resistono. Nonostante i cattivi auspici, spero che l'agricoltura ecologica possa diventare un futuro luminoso per coloro che vogliono continuare a coltivare la terra in piccoli gruppi.”

Girato con stampo quasi documentaristico si avvale delle interpretazioni di attori non professionisti, veri contadini perfettamente in parte.

Alcarràs è il film vincitore dell’Orso d’Oro alla Berlinale 2022 ma Carla Simón già nel 2017 aveva vinto a Berlino il premio Opera Prima per il suo primo lungometraggio Estate 1993.

Amaro.


In programmazione al Cinema Palestrina.

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