La Cineteca va all'Arlecchino

In una lunga intervista Matteo Pavesi, direttore di Cineteca Italiana, racconta la nuova avventura. ()
Cineteca Arlecchino immagine“Il lungo addio”. Verrebbe da citare il bel film di Robert Altman che sarebbe un titolo perfetto per una Cineteca. Un addio lungo dall’esperienza di Spazio Oberdan e da MEET Digital Culture Center che proietta la Cineteca Italiana dalla sala di via Vittorio Veneto allo schermo del cinema Arlecchino. Una nuova avventura culturale di cui abbiamo chiesto di raccontarci le motivazioni a Matteo Pavesi, direttore ormai storico della Cineteca Italiana.


Perché la Cineteca Italiana ha lasciato la sede di Meet Digital Culture Center?

Una premessa è doverosa. Abbiamo lasciato la sala presso MEET soprattutto perché abbiamo colto l’opportunità di avere la conduzione del Cinema Arlecchino, ormai la sala più antica di Milano, inaugurata nel 1948, che nacque sotto una stella importante come quella del cinema d’essai, un salotto quindi del cinema di cultura che poteva vantare gli arredi di Piero Fornasetti e la grande ceramica di Lucio Fontana. Così battezzato per via del grande successo dell’ “Arlecchino servitore di due padroni” di Giorgio Strehler del 1947.
Farsi carico di quella tradizione cinematografica, oltre che tenere aperta una sala e non trasformarla in un ennesimo negozio di vestiti, è una missione importantissima. Oggi le Cineteche, in un’epoca che possiamo definire di post-cinema, devono pensare più in grande. Devono pensare anche ai luoghi di cinema, alle loro architetture che fanno parte del patrimonio culturale del cinema stesso.
La sala è un luogo importantissimo che oggi è in estremo pericolo. Con i numerosi interventi di restauro dei film, la Cineteca sta mettendo in sicurezza il proprio patrimonio, ma se poi non abbiamo i luoghi dove proiettare questi materiali viene a mancare un elemento fondamentale.
Vedere un film in streaming è come separare il prodotto dal luogo per cui è nato. E’ una piccola aberrazione, come vedere il teatro in televisione: non è guardabile.

Quindi una scelta di identità culturale?

La logica della nostra scelta è stata quella di proseguire una storia e dare anche un segnale positivo alla città. Nel senso che ci rimboccheremo le maniche per far funzionare il nuovo progetto e avere la libertà di programmare quello che vogliamo nei modi giusti, cosa che per contratto e per la fisionomia di MEET noi non potevamo fare nello spazio di viale Vittorio Veneto dove esisteva una spartizione di orari e di giornate che non ci consentiva, soprattutto in un momento di grande difficoltà come quello che stiamo attraversando, di inventare formule diverse, di diversificare e aumentare le proposte.
Queste difficoltà logistiche sono fatali per qualsiasi realtà cinematografica: impossibilità di cercare nuovo pubblico, di lavorare sugli orari e sull’offerta, di comunicare all’esterno, di condividere un progetto.
MEET propone un progetto che si può definire onnicomprensivo, per cui noi eravamo ospiti un po’ nascosti all’interno di questa nuova realtà promossa da Fondazione Cariplo.
Nessuno ci ha obbligato, ma MEET ha una sua visione esclusiva che fa fatica ad accogliere voci e attività diverse se non alternative.
Inoltre, in situazione critica anche per via della pandemia, l’idea di proseguire l’esperienza di Spazio Oberdan anche sotto un altro cappello, pur con la grande facilitazione di non pagare l’affitto, non ha dato i frutti che ci aspettavamo.
Il trasferimento al cinema Arlecchino è una scelta coraggiosa, per noi è storica. Non solo pagheremo un affitto, ma ci dovremo anche confrontare con il mercato di oggi, non particolarmente fiorente.

Pagherete un affitto dunque a un esercente privato ma avrete una gestione totale della programmazione?

Abbiamo già la gestione totale della sala. Un ulteriore elemento di forza è che l’esercente (la famiglia Quilleri) proprietario del cinema Arlecchino possiede a Milano anche i cinema Eliseo e Colosseo. L’idea è di creare presso l’Arlecchino un centro di gravità del mondo dei festival, con la possibilità di utilizzare per eventuali esigenze anche le altre sale, creando un circolo virtuoso di cinema di qualità.
Ciò troverà riscontro anche nella creazione di una tessera che garantirà sconti importanti nelle tre sale.
Il progetto ha una forte valenza culturale dunque, con l’ambizione di farlo decollare veramente e non di stare nel nostro cantuccio.

Per la nostra zona, perdere una risorsa come la Cineteca è molto grave Ci sarà una futura programmazione cinematografica presso MEET?

Penso che la sala che affaccia su piazza Oberdan verrà utilizzata esclusivamente per le iniziative di MEET.
Non mi sembra che l’attività cinematografica sia nelle loro corde anche per questioni tecniche.

Cosa accadrà a breve all’Arlecchino?

Il 26 maggio ospiteremo Mario Martone che presenterà “Nostalgia”, il suo nuovo film con Pierfrancesco Favino che sarà in concorso al Festival di Cannes.


Grazie a Matteo Pavesi e lunga vita alla Cineteca Italiana.

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