America Latina

Nel segno dell’ambiguità estrema l’ultimo film dei gemelli D’Innocenzo. ()

america latina immagineBenvenuti nel cupo mondo dei gemelli D’Innocenzo che, dopo l’interessante esordio con “La terra dell’abbastanza” e l’apocalittica metafora di “Favolacce”, approdano, coerentemente, a un film “malsano” nella struttura narrativa e persino nella scenografia.
In una isolata villa già con qualche segnale di decadimento, vive l’apparentemente felice famiglia di un affermato dentista (Elio Germano) che, oltre a qualche frequentazione equivoca, non pare avere enormi cadaveri nell’armadio. Ma così sembra non essere.
La struttura notturna e claustrofobica del film ci conduce a interrogarci su quale sia il limite tra il vero e il falso, tra il detto e il non detto, tra il giorno e la notte.
Accadono avvenimenti per i quali è quasi inutile chiedersi perché accadano. Se si ha la volontà e la costanza di assistere allo sviluppo della vicenda è opportuno farsi solo condurre dal gioco al massacro che i due registi romani hanno sapientemente predisposto.
Tra un nulla è ciò che appare e un crescendo di disagio esistenziale, si consuma un incubo carico di angoscia e di orrore, senza che alcun atto estremo venga effettivamente svelato.
Elio Germano merita il plauso per come si presta a interpretare un personaggio estremo, carico di rancore e di impotenza, di repressione e di disperazione.
Su cosa poi significhi il titolo, al di là del rimando alla provincia laziale, è un altro dilemma che resta insoluto.


In programmazione all’Arcobaleno Film Center.


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