La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Il fantastico romanzo di Dino Buzzati è il primo appuntamento del 2022 del ciclo di letture “Racconti italiani d’autore” a cura di Raffaele Santoro. ()

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Come spesso accade nelle favole anche in questa bellissima favola c’è tutto un mondo al contrario, dove gli animali sono protagonisti rispetto agli uomini e i loro reciproci ruoli si invertono. Sono infatti gli animali che governano gli uomini e, in questo, sarebbero anche molto meglio degli uomini. Ma gli uomini, come sempre, fanno danni e corromperanno anche quei semplici e buoni animali e cioè quegli orsi che, con essi, si erano pacificamente predisposti a convivere.

Ambientato in una Sicilia remota, fuori dal tempo, luogo di pura immaginazione creato dalla fantasia di Buzzati, “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” (pubblicato nel 1945), è un racconto sull’impossibilità della convivenza tra gli uomini e gli animali, i quali prenderanno saggiamente le distanze dagli uomini, a testimonianza del pessimismo di Buzzati sulla natura degli uomini. Ma è anche una “tipica” creazione di Buzzati sul tema dell’inatteso e dell’imprevedibile, del caso e della casualità. Con modalità che sono ricorrenti in Buzzati egli introduce quindi, in un trattamento fantastico e surreale, argomenti e visioni che sono specchio della realtà e dell’esistenza così come lui le vedeva, mascherando, con l’ironia e con l’invenzione, l’amarezza e l’incertezza che sono insite, secondo Buzzati, nella condizione umana.
“La famosa invasione degli orsi in Sicilia” è contrassegnato da un susseguirsi di eventi inattesi e casuali, effetto di invenzioni magico - paradossali e di contingenze ora realistiche ora fantastiche. Tutto comincia con la discesa a valle degli orsi guidati dal loro Re Leonzio al quale, lassù, fra le montagne, dove gli orsi vivono, sconosciuti cacciatori avevano rapito il figlioletto: l’orsetto Tonio.
Re Leonzio decide allora di condurre gli orsi là dove vivono gli uomini, spinto sia dal desiderio di ritrovare il figlioletto, sia dal rigido inverno.

Iniziano così, per gli orsi, tutta una serie di avventure e peripezie. Dallo scontro vittorioso - per merito del gigantesco orso Babbone - con le truppe del Granduca, capo del Granducato di Sicilia, andate a sbarrare il cammino agli orsi. Al successivo scontro con i cinghiali del Sire di Molfetta, cugino del Granduca, mandati alla riscossa contro gli orsi e “fermati” dal Professore De Ambrosiis, stregone ed ex-astrologo di corte del Granduca - da lui licenziato per aver previsto la caduta del suo regno - divenuto amico degli orsi, che, con la sua bacchetta, li trasforma in grossi palloni volanti. Vi sarà poi per gli orsi l’incontro con gli spettri che abitano la cupa Rocca Demona, con i quali gli orsi inaspettatamente familiarizzeranno, scoprendo, tra di essi, alcuni spettri di orsi loro simili. A cui seguirà la vittoria sul feroce e gigantesco Gatto Mammone, per merito del coraggioso orso Smeriglio che fa esplodere nella pancia del gatto una palla di cannone, rischiando egli stesso di esplodere, per giungere infine alla conquista del castello del Cormorano, dove si è asserragliato il Granduca, che viene conquistato per mezzo delle “macchine” dell’ingegnoso orso Frangipane.

Fino all’irruzione nel Teatro Excelsior dove l’ignaro Granduca si gode, come se niente fosse, lo spettacolo, tra le cui attrazioni vi è, immensa sorpresa, proprio l’orsetto Tonio a cui, il perfido Granduca, per vendicarsi, spara sotto gli occhi di suo papà Re Leonzio. E mentre gli altri orsi fanno fuori il Granduca, il Professore De Ambrosiis, con la sua bacchetta, compie il secondo e ultimo miracolo che era nei poteri della sua bacchetta e salva il piccolo Tonio da morte certa.
Inizia così il lungo e pacifico regno di re Leonzio: “perché nessuno ha avuto mai il coraggio di sfidarlo. Uomini e orsi vanno perfettamente d’accordo e i giorni passano placidi, si direbbe che la serenità sia nel cuore di tutti e che debba durare eterna.”
Ma ahimè gli orsi a forza di stare con gli uomini ne hanno via via appreso i peggiori difetti: “… a Leonzio dispiace vedere gli orsi cambiare a vista d’occhio. Una volta modesti, semplici, pazienti, bonaccioni; ora superbi, ambiziosi, pieni di invidie e di capricci. Non per niente sono vissuti tredici anni in mezzo agli uomini.” E così, in un crescendo di episodi sempre più strani e gravi da: “il furto della nuova bacchetta magica del Professore De Ambrosiis”, a: “il saccheggio della Grande Banca Universale”, fino alla scoperta di una bisca clandestina dove il Re Leonzio trova a giocare persino il proprio figlio Tonio, si arriva, ben presto, a scoprire che dietro tutto ciò vi è l’ambizioso e vanitoso orso Salnitro, il ciambellano di corte, che, bramoso di sostituirsi a re Leonzio, arriverà a compiere il peggiore dei delitti, sparerà alle spalle al Re mentre questi sta valorosamente e vittoriosamente combattendo contro lo smisurato Serpente di Mare venuto a minacciare le case costiere.

Purtroppo il colpo sparato dal malvagio orso Salnitro, che verrà a sua volta eliminato dal fedele orso Gelsomino, porterà alla morte di Re Leonzio. Ma questi, prima di morire, farà in tempo a dettare, al figlio e ai suoi orsi più fedeli, la sua ultima volontà e cioè di lasciare la valle e di tornare fra le montagne, là dove gli orsi hanno sempre vissuto in pace e felici, lontano dagli uomini: “Buttate via l’oro. Gettate i cannoni, i fucili e tutte le altre diavolerie che gli uomini vi hanno insegnato. Tornate quelli che eravate prima. Come si viveva felici in quelle erme spelonche aperte ai venti, altro che in questi malinconici palazzi pieni di scarafaggi e di polvere!”. E agli uomini, non resterà che salutare, tra lamenti e singhiozzi, la partenza degli orsi che si erano rivelati molto meglio di loro.
Insomma una fiaba ricca di significati ed estremamente contemporanea, godibilissima dai più piccoli, a cui è idealmente destinata, anche perché corredata dai disegni dello stesso Buzzati, che la illustrò personalmente in occasione della sua prima uscita avvenuta, a puntate, sul Corriere dei Piccoli, ma una fiaba che consiglio di leggere anche ai grandi ai quali ha tanto da insegnare e poi perché ha il pregio di risultare godibile a tutte le età.


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