L’Arminuta

Da un romanzo di formazione di forte spessore narrativo, un film che ne rispetta il clima e lo rappresenta con efficacia interpretativa. ()

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Traumaticamente strappata dagli agi piccolo borghesi di una famiglia di comodo, una tredicenne con forte carica caratteriale si ritrova a condividere la misera vita della sua famiglia biologica, di cui non sapeva neppure l’esistenza. In terra d’Abruzzo, tra la purezza opulenta del mare e la povertà culturale ed economica dell’entroterra, si consuma una presa di coscienza che porterà la protagonista a diventare adulta, malgrado tutto e tutti.
Dal romanzo premio Campiello 2017 di Donatella Di Pietrantonio, rispettato nei contenuti e nelle sfumature, il regista Giuseppe Bonito (“Pulce non c’è”, “Figli”) ha la capacità di raccontare una vicenda esemplare di formazione. Sottratta per vicende tortuose alla famiglia affidataria, ancorché fuori dalle regole giuridiche e civili, l’Arminuta (la Ritrovata) prende coscienza di sé nel contrasto di una famiglia che vive di miseria quotidiana, culturale e affettiva senza che questo diventi un giudizio, né tanto meno una condanna, di carattere morale. Emblematica la figura del padre la cui violenza evidente nasconde un’atavica frustrazione umana e sociale.

La ragazzina affronta le asperità della situazione facendo tesoro degli insegnamenti che, nonostante tutto, le derivano dall’ambiente e dalle esperienze che vive.
Bravissima la ragazza protagonista (Sofia Fiore) nel rendere tutti i disagi dell’età e della prova a cui viene sottoposta, affiancata da una sorella minore (Carlotta De Leonardis) di grande sagacia umana e interpretativa. Tra gli adulti, forse gravata da una una certa staticità, merita segnalazione la madre biologica interpretata da Vanessa Scalera, ormai famosa per la serie televisiva di Imma Tataranni.
Liberatoria e purificatrice la scena finale che fotografa in movimento la chiusura del libro stesso:” Ci guardavamo sopra il tremolio leggero della superficie, i riflessi accecanti del sole. Alle nostre spalle il limite acque sicure. Stringendo un poco le palpebre l’ho presa prigioniera tra le ciglia”.
Da leggere il libro, da vedere il film.


In programmazione all’Arcobaleno Film Center.


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