Una donna promettente

Il tema è purtroppo molto attuale, lo svolgimento lascia qualche dubbio. ()

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Cassie (Carey Mulligan) quello che promette è vendetta. Da anni, dopo che Nina, la sua migliore amica ai tempi dell’università, ha subito uno stupro di gruppo durante una festa di studenti, si ingegna per vendicarla. Perché Nina, dopo quel fatto, è caduta in depressione ed è morta. Nessuno le credeva e in fondo se l’era cercata perché era ubriaca. Vi ricorda qualche cosa?

Cassie a 30anni vive ancora con i genitori, ha lasciato l’Università di Medicina e si accontenta di un lavoretto nel bar di una amica. Ma nei week end si veste e si addobba per infilarsi nei locali fingendosi ubriaca per farsi abbordare dai soliti uomini che pensano di approfittare della situazione. Sul più bello si rivelerà sobria e la sua vendetta sarà quella di umiliarli: sono così incapaci di conquistare una donna che hanno bisogno di averla, o di renderla, incapace di intendere e di volere. La cultura dello stupro è tutto ciò che conoscono? Un giorno Cassie incontra un suo compagno diventato stimato chirurgo pediatrico, Ryan (Bo Burnham). E’ carino, tenero e gentile, e anche se Cassie non ha tra le sue aspirazioni la compagnia di un uomo, piano piano sente che con lui si trova bene e forse sta abbandonando il suo mondo di vendette, forse può bastare, è ora di riprendersi la propria vita. Ma da un telefonino salta fuori il video del crimine in cui tra le persone che hanno assistito allo stupro senza fare nulla, anzi divertendosi, c’era anche Ryan.

Crollano tutti i buoni propositi di Cassie quando lui si giustifica con un “Era solo una bravata da ragazzi”. Vi ricorda qualche cosa?
Già, le cronache troppo spesso ci portano a conoscenza di fatti simili.
“Eravamo solo ragazzi” come se questo giustificasse qualsiasi delitto e lo stupro è un delitto. Non andiamo oltre nella trama di cui diciamo solo che prevede anche un piano B per completare la vendetta. Il film trova una sua collocazione nel legame con l’attualità, un’attualità che purtroppo si ripete da anni, da decenni, ma si sviluppa sull’improbabilità, sulle incongruenze: in tanti anni nella stessa cittadina, nessuno si è passata voce su questi assalti vendicativi? Nessuno ha smascherato Cassie? In tutto questo tempo qualcuno si è premurato di conservare il video incriminatore come un trofeo? In tutto questo tempo, conoscendo già il nome dello stupratore, Cassie arriva a lui quasi per caso?

Anche se la vendetta finale è ben congegnata, è meglio guardare il film, sorvolando sui difetti di scrittura (nonostante l’Oscar), lasciandosi prendere dall’improbabilità della storia e riflettendo sulla cultura dello stupro che sembra non essere mai decaduta nei secoli.
Promettente.

In programmazione al Cinema Plinius e all’Arcobaleno Filmcenter.


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