Un altro giro

Una provocazione alcolica o un abbaglio esistenziale? C’è da discutere. ()

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Istigazione a delinquere o monito metaforico? Un altro giro lascia lo spettatore in bilico tra l’allarme e la pacificazione, perché nella trama in molti potrebbero riconoscersi. Il film prende spunto dalla curiosa teoria dello psichiatra norvegese Finn Skarderud secondo il quale l’essere umano ha bisogno di una percentuale dello 0,05 di alcool nel sangue per poter dare il meglio di sé. Una teoria che attrae quattro insegnanti di una scuola superiore danese che sentendosi spenti, noiosi, tristi e apatici, decidono di tentare l’esperimento.
Le piccole dosi cominciano a dare benefici e a rendere Martin, Tommy, Nicolai e Peter (Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang e Lars Ranthe) più efficienti e apprezzati, a scuola e a casa si sentono più vivi. Anzi, si consiglia di farsi un goccetto anche agli studenti che devono affrontare un esame. Se l’esperimento “scientifico” è così positivo, perché non aumentare il tasso alcolico? Il titolo originale del film è Drunk, che vuole dire sbronzarsi, ed è là che arriveranno i protagonisti, senza riconoscere nella malinconia che li attanagliava una frustrazione dovuta anche al tempo che passa. Purtroppo invecchiano e non lo accettano.

A giudicare dal successo che lo vede ai primi posti del box office, si direbbe che il tema del tasso alcolico trovi largo interesse.
Al di là che un bicchiere di vino non si nega a nessuno, la dichiarazione del regista Vinterberg quando il film fu presentato alla Festa del Cinema di Roma 2020, non è confortante: “Si beve così solo per perdere un po' il controllo, per liberarsi, per aprire una porta. La ragione del controllo di questo fenomeno certo è giusta, ma solo per difendere la gioventù".
Pluripremiato agli EFA e guadagnatosi un Oscar come miglior film internazionale, "Un altro giro" è nelle sale da due settimane. Per ora.
Etilico.

In programmazione all’Arcobaleno Filmcenter


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