Nomadland

Grande prova d’attrice di Frances McDormand in un film superpremiato. Forse anche troppo. ()

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Dopo aver vinto il Leone d’oro a Venezia e fresca di 3 premi Oscar (film, regia, attrice protagonista) Nomadland è arrivato nelle sale appena si sono riaperte. Si era creata molta aspettativa, forse troppa, per questo film carico di maestosi premi, e sicuramente un certo fascino lo suscita. Forse perché il nomadismo, nel senso più idilliaco, un po’ western, un po’ hippy, è dentro ognuno di noi. Ma Fern (Frances McDormand) lo sceglie per necessità: nella cittadina di Empire in Nevada, la fabbrica di cartongesso ha chiuso e anche lei è rimasta senza lavoro. Dopo aver già perso il marito per una malattia, adatta un furgone e lo adotta come casa. Forse nemmeno Fern ha le idee troppo chiare sulla sua scelta di solitudine e disagio, perché infondo quello che cerca è un’altra famiglia, quella che le viene prospettata da altri come lei, altri nomadi che si spostano accettando piccoli lavori precari. Tra questa nuova umanità trova solidarietà e amicizie, volanti e mutanti, forse un giorno qualcuno si rincontrerà, forse non si vedranno mai più. Anche quando le viene offerta una stanzialità serena, fugge. Ma il finale resta aperto perché Fern va a salutare il passato, forse a chiudere i ponti col dolore, e riparte con la sua casa addosso. Ma ora, dove starà andando? La risposta ce la creiamo noi.

Chloé Zhao ci fa attraversare paesaggi affascinanti da mito americano e si avvale della partecipazione attoriale di Linda May, Swankie e Bob Wells, veri nomadi conosciuti per aver lei stessa vagabondato qualche mese per affrontare il tema. Come per il suo precedente film The Rider, Zhao si infiltra tra i personaggi che vuole farci conoscere e li usa sia materialmente che psicologicamente, facendo a tratti avvicinare il film al documentario: ci parla di lavoro precario, di crisi economica, di affetti disinteressati, di difficoltà di conoscere se stessi, di persone reali, ma risente di qualche lentezza, a tratti sembra sfiorare argomenti senza approfondirli, sembra che anche la sceneggiatura vagabondi trascinata dai panorami.
Sicuramente trova in Frances McDormand l’interprete perfetta, facendole guadagnare il suo 3° Oscar dopo Fargo e Tre manifesti a Ebbing Missouri.
Curiosità: ormai deviati dal pensiero americanizzato ci si aspetta di veder comparire la solita pistola. Non c’è. Nessuno spara e nemmeno la maneggia.
Altalenante.

In programmazione all’Arcobaleno Film Center


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