Econovella

Una favola celebre 'riscritta' per parlare del 'costruire ecologico' ai ragazzi, e non solo. ()

3 porcelliniSin da piccoli ci vengono trasmessi valori e schemi di riferimento che spesso ci trasciniamo come dogmi per tutta la vita; 'l’uomo nero' o il 'lupo cattivo' sono tra gli esempi più chiari.
Riscrivere la storia dei 'tre porcellini' alla luce delle recenti attitudini al buon costruire è un tentativo per porre rimedio a uno di questi luoghi comuni
”.
Davide Fortini


I tre porcellini
In prossimità di un cucuzzolo dell’Appennino emiliano vivevano pacifici e serafici tre fratellini: tre bei porcellini. La mamma scrofa appena nati non aveva avuto dubbi: “Si chiameranno, grunf grunf, Musino, Codino e Stinco”; queste le erano sembrate le parti meglio riuscite di ognuno di loro. Passarono la loro giovinezza felici, nella sicurezza della porcilaia.
Come per tutti arrivò anche per loro il momento di decidere se andare ad abitare da soli o se finire al macello; i tre fratellini non ebbero dubbi e, per prima cosa, si domandarono l’un l’altro: “Che tipo di casa pensate sia meglio avere?

Quello con più spirito d’impresa dei tre, Stinco, decise che voleva fare un salto di qualità. “Cari fratelli, da domani lavorerò per costruirmi una bella villa in cemento, dotata di tutti i confort”. A che cosa alludesse gli altri due non potevano saperlo. Solo lui leggeva le patinate riviste di arredamento a cui, da qualche tempo, si era abbonato per le belle foto contenute.

Vista l’espressione inebetita degli altri due, Stinco proseguì: “Cari miei, una bella casa deve essere realizzata da operai specializzati, che usano materiali indistruttibili così da mettere, tra il dentro e il fuori, una bella barriera impenetrabile”.
I due fratelli, abituati a vivere all’aperto e a giocare nel fango, rimasero ancor più esterrefatti. Musino e Codino provarono a interloquire “Ma caro fratellino, la storia della nostra famiglia...”, senza però poter mai riuscire a finire il discorso. Stinco li rimbrottava subito: “Ma che storia e storia, noi dobbiamo evolverci, migliorarci”. E così Stinco iniziò dopo qualche tempo a costruirsi la villa.

Dopo pochi mesi, andò a viverci, non dopo aver acquistato tutti i mobili in un patinato negozio di arredamento, “Solo stile siberiano, è il must del momento” come suggerito dall’arredatore di fiducia.

All’inizio tutto andava bene; Stinco invitava i nuovi amici della bella società a guardare le partite sul maxischermo, parcheggiava la sua Por(s)che nel grande garage e iniziò a mangiare, con un po' di fatica e poco gusto, cibi strani come il pesce crudo. Poi iniziò ad infarcire le sue frasi con parole provenienti da lingue straniere.

Musino e Codino, nel frattempo, dovettero decidere cosa fare a loro volta; visto che avevano meno denari a disposizione di Stinco - “Chissà dove li trovava tutti quei soldi!” - decisero di costruire insieme la loro casa, così da vivere vicini e condividere alcuni servizi.

Decisero di usare i materiali che conoscevano meglio, quelli con cui la loro mamma li aveva sempre fatti giocare: la paglia e la terra. Erano molto sensibili alla qualità dell’ambiente e quindi cercarono di integrare questo nuovo edificio, piccolo a dire la verità, nel paesaggio.

Musino raccoglieva i materiali nel bosco, Codino li impastava e poi insieme li assemblavano.
Musino era dotato di un animo più sensibile, quasi da artista, e spesso esortava il fratello con frasi tipo: “Dai Codino, facciamo questa decorazione sopra la porta d’ingresso!”.
Codino, a sua volta, era coinvolto nelle questioni ambientali, era più pragmatico e attento a cose come il risparmio, e incitava il fratello ad attenersi al progetto. “Musino, Musino, lascia stare l’estetica, stiamo concentrati sul realizzare l’impianto di raccolta delle acque piovane”.

Al termine dei lavori, durati un po’ di più, ma neanche tanto, di quelli del fratello Stinco, nella casuzza di paglia e terra si poteva sia vedere un bel fregio sopra la porta d’ingresso, sia osservare la pioggia che attraversava la casa per finire nel bacile interrato.

Anche per loro tutto procedeva bene, tranne quando invitavano Stinco a pranzo e gli cucinavano i prodotti coltivati nell’orto sotto casa. Ogni volta Stinco esordiva dicendo loro “Ma che roba è?”, “Ma non sapete che oggi il trend è mangiare esotico?”.
“Eso…che?”, ribattevano Codino e Musino.
“Esotico, esotico! Ragazzi, all’Expo non vi hanno fatto assaggiare il prosciutto (per nostra fortuna) ma le cavallette e i serpenti. Questo è il cibo del futuro!”.

Era comunque un modo per stare insieme, visto che Stinco era andato ad abitare lontano, sul fondo valle, l’unico posto dove era stato possibile trovare tutto lo spazio in piano necessario a realizzare quel po' po' di villa.

Un giorno però Stinco iniziò a non stare troppo bene. Giramenti di testa, inappetenza e nausea si fecero sempre più frequenti. Dovette decidere di andare a farsi visitare.
“Signor veterinario, che cosa mi succede?”.
Il dottore, dopo alcuni accertamenti, gli poté confermare che la sua casa era una bella e sicura dimora anche per il batterio “lupus in fabula”, un tremendo nemico per un porcellino.
“Stia all’aria aperta, passi del tempo sul balcone a prendere il sole, appena possibile!”.

Ma Stinco ribatté: “Lei la fa facile, la villa non ha finestre che si aprono né tanto meno balconi; lei capisce quanti problemi: le dispersioni di calore, i ponti termici...”.
“Beh, faccia qualche cosa”, concluse il dottore.

Un giorno, preso dalla disperazione Stinco provò ad aprire, con un martello pneumatico, un varco nel muro di cemento armato. Inizialmente dovette far fronte ad un principio di incendio dell’isolamento plastico. “Accidenti, ma chi mai indosserebbe un cappotto realizzato con materiali derivati dal petrolio”, arrivò a dirsi.

Alla fine, dopo alcuni tentativi e molta fatica, riuscì a completare l’opera e ad affacciarsi all’esterno ma l’esperienza lo stordì alquanto. “E chi s’immaginava che questo buchetto avrebbe prodotto tutte queste crepe nel muro!”.
La casa ora era di certo meno bella e forse anche un po’ meno sicura.

Stinco decise che era ora di chiedere aiuto a Codino e Musino, e andò a trovarli. Spiegò loro il suo problema. Decisero che l’unica soluzione era di aggiungere una stanzetta alla casa di terra e paglia, spostando un muro leggero che divideva la cucina dal soggiorno. Suggellarono l’intesa con un abbraccio.
Senza problemi iniziarono a lavorare insieme. “Musino, che tipo di fiori metteresti sul davanzale?”, chiedeva Stinco al fratello.
E ancora: “Codino, come faccio a collegare le parti con canne di bambù?”.
Alla fine aprirono nel muro, senza difficoltà e senza problemi, una bella finestra aggiungendo un balconcino ben esposto al sole, per il quale usarono un bancale dimenticato da qualcuno.

Stinco nel giro di breve si riprese. Tornò ancora qualche volta nella sua casa, fino a quando una scossa di terremoto non la fece cadere, per fortuna in sua assenza.
Trovandosi a cenare con una bella zuppa di ghiande intorno al fuoco del camino della casa naturale, i tre porcellini conclusero felici questa avventura dicendosi: “Stinco, per fortuna qui nella casa di terra e paglia sei guarito. Non avremmo mai potuto vivere senza di te”.

Stinco, annusando i bei profumi del legno dei rivestimenti, concluse: “Musino, Codino, anch’io sono felice che sia finita così!”.



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Re: Econovella
24/04/2020 sergio
molto carina Davide, questa cosa delle eco-fiabe va coltivata! Sergio


Re: Econovella
16/04/2020 DAVIDE ALFREDO FORTINI
Per gli interessati i tre porcellini vi invitano a guardare l'articolo al link

https://www.artribune.com/progettazione/architettura/2020/04/comunal-taller-de-arquitectura/


 
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