Il grande cinema degli altri continenti

Dal 4 al 10 aprile la 26^ edizione del Festival del Cinema Africano Asia e America Latina: un viaggio nelle cinematografie che, un tempo, erano considerate minori e che oggi si distinguono per originalità e complessità. ()

RYUZO AND HIS SEVEN HENCHMEN 12 840x460

La zona 3 è ben rappresentata: il Festival Center è collocato presso la Casa del pane ubicata al Casello Ovest di Porta Venezia e le proiezioni avverranno, oltre che in altri spazi cittadini, al Cinema Palestrina e allo Spazio Oberdan. Il programma è vasto, persino vastissimo tra concorsi, anteprime, mostre ( tra cui “Designing Africa 3.0) e sezioni dedicate a svariate tematiche. C’è quasi il rischio di perdersi nel rincorrere le novità più sorprendenti o le conferme di una rassegna che, se è arrivata alla 26^ edizione, qualcosa vorrà pur dire.

Senza rimpiangere i bei tempi andati quando ci si ritrovava in poche decine a vedere film africani alle Colonne di San Lorenzo, al Centro San Fedele o in qualche polverosa sala parrocchiale, ora si prende atto, senza scandalo, anche dei lustrini e degli ammiccamenti al tanto vituperato (da parte dei puristi che non mancano mai) cinema occidentale. Certo si prende anche atto che nel Comitato d’onore compaiono nomi altisonanti come quelli di Inge Feltrinelli, Michele Placido e Isabella Ferrari. Ma tant’è, qualcosa si deve pur concedere al glamour.

Arduo se non impossibile dare qui una sia pur sintetica traccia di programma, è meglio collegarsi alle numerose pagine del sito www.festivalcinemaafricano.org è tentare di costruirsi un proprio percorso in base alla sensibilità, alla curiosità e alla conoscenza.

Giusto dare notizia che l’apertura ufficiale avverrà presso la Triennale di Milano lunedì 4 aprile alle ore 20.30 con la proiezione del film di Takeshi Kitano “Ryuzo and the Seven Henchmen” (Giappone, 2015).

Assicurati i sottotitoli in inglese e italiano per una storia noir di un autore di culto, forse non perfettamente collocabile nello spirito del Festival.

Alcuni critici molto attenti suggeriscono il film tunisino “A peine j’ouvre les yeux” di Leyla Bouzid, film di matrice politica che verrà proiettato a Spazio Oberdan alle ore 21.15 del 7 aprile o “Stop” del maestro sudcoreano Kim Ki-duk, tra i più grandi a livello mondiale (Auditorium San Fedele, ore 19).

Si segnala anche , per il particolare significato dell’esperienza descritta, il documentario “Dustur” di Marco Santarelli (Spazio Oberdan, ore 19 del 6 aprile).

Non resta poi che sfogliare il programma e trovare soddisfazione alle proprie esigenze culturali ed estetiche e informarsi sulle modalità di accesso alle proiezioni.

La direzione artistica è affidata ancora una volta alla inossidabile coppia Anna Maria Gallone e Alessandra Speciale che hanno conseguito ormai una conoscenza veramente specialissima di quello che una volta veniva definito il cinema del terzo mondo.

Scrivono nel loro editoriale:” Portiamo con piacere anche le anteprime di quattro maestri assoluti del cinema asiatico nella sezione Flash, ma restiamo convinte che il valore oggi di un festival non stia nelle celebrità ma nella sua attività di ricerca e di scoperta, nell’aprirsi al nuovo e all’emergente, il tutto racchiuso, ancora, in un’ottica a misura d’uomo, che non perde quel gusto “antico” dell’incontro non virtuale con film, foto, registi, artisti”.

Buon lavoro a loro, all’instancabile direttrice organizzativa Gabriella Rigamonti e alle decine e decine di volontari che lavorano a far sì che il Festival sia, anno dopo anno, un successo di impegno civile e sociale e non solo artistico.


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