Antonia Pozzi fotografa

E’ in corso presso Spazio Oberdan la mostra “Sopra il nudo cuore” dedicata alle fotografie e ai film di 
Antonia Pozzi, nota ai più come poetessa. Una gradita sorpresa, per la fotografia.
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Naviglio, Milano 1938Antonia Pozzi nasce benestante a Milano nel 1912, frequenta l’Università degli Studi e si inserisce nella
stretta cerchia degli studenti del filosofo Antonio Banfi. Diviene amica di Vittorio Sereni, Remo Cantoni, 
Enzo Paci, Dino Formaggio. Grazie al padre, gira da turista l’Italia intera, ricevendone anche in dono una 
macchina fotografica che dal 1927 la accompagna nella sua scoperta del mondo. Come dice bene Giovanna 
Calvenzi, che con Ludovica Pellegatta, è la curatrice della mostra, le fotografie della Pozzi non sono state 
scattate con la finalità di essere messe in mostra. Sono state realizzate per soddisfare la tensione 
comunicativa, personale e unica, di una giovane donna sensibile che, parallelamente, si dedica alla poesia.

Morta suicida nel 1938, a soli 26 anni, di Antonia Pozzi e delle sue opere se ne persero le tracce almeno 
sino alla fine degli anni ’90 del secolo scorso quando qualche studioso iniziò a occuparsi di lei. Ci furono tesi 
di laurea e saggi critici sino al 2008 quando, in occasione del 70° anniversario della morte, la regista Marina 
Spada, con tenacia tutta sua, iniziò a girare il film “Poesia che mi guardi” che suggellò definitivamente il 
ritorno all’attenzione del mondo alla figura e all’opera di Antonia Pozzi, almeno tra i non addetti ai lavori.
La mostra in corso all’Oberdan è realizzata dalla Fondazione Cineteca Italiana con il supporto del Comune di 
Milano, della Città Metropolitana di Milano, della Regione Lombardia e del Centro Internazionale Insubrico 
“C.Cattaneo” e “G.Preti” i cui archivi detengono gran parte dei materiali esposti.
Le fotografie, nel loro formato cartolina, restituiscono appieno il mondo di Antonia Pozzi, dei suoi affetti e 
dei suoi interessi culturali e sociali.

Molte immagini, in luminosissimo bianco e nero, sono dedicate alla Valsassina e al paese di Pasturo che la 
poetessa considerava il suo buen retiro. Le Grigne e la campagna, il lavoro dei contadini e dei montanari, la 
vita quotidiana di questo piccolo borgo incastonato tra le montagne restituita in tutta la sua stupita 
semplicità.
Ci sono poi le immagini tratte dai viaggi in Italia e all’estero, Venezia e Roma, Urbino e la Sicilia, la Liguria e 
le Dolomiti fissate in suntuosi paesaggi e nelle spericolate manovre dello scalatore Emilio Comici che colpì 
l’immaginazione della poetessa.
Ci sono poi le fotografie degli amici e della famiglia che rendono normale e quotidiana la ricerca di se stessi.
La prima “stanza” della mostra al piano nobile di Spazio Oberdan, dopo un corridoio introduttivo 
tappezzato con una carta da parati floreale nel gusto della Pozzi stessa, è dedicata a Milano. Bellissime le 
foto che ritraggono la fiera di porta Genova, le sue giostre (“Pagano anche i bambini in braccio”, dice un 
cartello che sovrasta un cavalluccio di legno), i suoi personaggi. Ci sono poi le lavandaie in fila lungo il 
naviglio Pavese e le campagne nella allora periferia di Porta Romana, i pratoni di Porto di Mare, le pecore 
lunghe le rive dell’Idroscalo che giusto in quegli anni era in costruzione.
Le montagne, le campagne, la città, il mare. Il suo mondo fatto di cose apparentemente semplici, osservate 
con incantata benevolenza, fissate con meticolosa descrizione.

Tra gli altri apparati presenti in mostra, oltre a circa 450 immagini alcune delle quali raccolte in album, 6 
film inediti girati dalla Pozzi in formato super8 e una “stanza” in cui il collettivo artistico H-57 ha manipolato 
immagini e parole di Antonia Pozzi per dare loro forma visiva immaginifica.
Giovanna Calvenzi e Ludovica Pellegatta hanno lavorato sui formati e sugli accostamenti ricostruendo un 
mondo di immagini nitide e descrittive di una poetessa che forse non immaginava neppure di essere anche 
ricordata per le sue fotografie.
Accompagna la mostra un bel catalogo in cui, tra l’altro, Matteo Pavesi della Cineteca Italiana va alla ricerca 
di “tracce di cinema nel mondo poetico di Antonia Pozzi” e Marina Spada racconta il suo incontro con la 
poetessa prima che diventasse la protagonista del suo film “Poesia che mi guardi”.
Tra tante immagini anche qualche parola:”Sento l’antico spasimo/-è la terra/che sotto coperte di 
gelo/solleva le sue braccia nere-/e ho paura/ dei tuoi passi fangosi, cara vita,/ che mi cammini a fianco, mi 
conduci/vicino a vecchi dai lunghi mantelli,/a ragazzi/veloci in groppa a opache biciclette,/a donne,/che 
nello scialle si premono i seni-“ (da Periferia, 21 gennaio 1938).

Sopra il nudo cuore. Fotografie e film di Antonia Pozzi
a cura di Giovanna Calvenzi e Ludovica Pellegatta

Spazio Oberdan
Viale Vittorio Veneto, 2  Milano
Info: www.cinetecamilano.it    0287242114

Sino al 6 gennaio 2016


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