Intervista ad Annina Pedrini del Centro Teatro Attivo

Abbiamo incontrato, nella sede di via Ampère 30, Annina Pedrini che, con Nicoletta Ramorino e Mattia Sebastiano Giorgetti, dirige il Centro Teatro Attivo. Un colloquio estremamente cordiale con una persona che vanta una lunga esperienza in teatro come interprete e docente, dopo aver frequentato la Scuola di teatro del Piccolo Teatro di Milano quand’era diretta da Giorgio Strehler. ()

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Ci racconta in breve la storia del vostro Centro?

La nostra scuola di recitazione nasce da un’idea di Nicoletta Ramorino (recentemente in scena all’Elfo Puccini in Comedians, n.d.r.), che ha insegnato per molti anni alla scuola del Piccolo Teatro ed è una degli ultimi allievi del primo anno della scuola stessa, fondata da Giorgio Strehler.

La scuola inizialmente era rivolta soprattutto ai giovani e agli adolescenti, anche perché 30 anni fa a Milano non esistevano molte iniziative di questo tipo. Ha avuto sin da subito un’affluenza molto ampia anche di bambini e, grazie a Paolo Grassi, Nicoletta è riuscita ad aprire la scuola nella sua prima sede di Porta Genova. Da lì, qualche anno dopo, ci siamo trasferiti nella nuova sede di via Ampère.

Alle prime attività in campo teatrale, si sono affiancate anche quelle in ambito musicale e nella danza.

Il successo dell’iniziativa fu soprattutto dovuto alla richiesta avanzata da molti giovani di poter fare teatro, senza frequentare una vera e propria accademia.

Le motivazioni per partecipare erano diverse: la passione, il divertimento, la voglia di socializzare.

Qual è la vostra mission? Chi frequenta i vostri corsi?

In questi 30 anni sono naturalmente accadute molte cose. Da un lato la scuola ha mantenuto una linea molto rigorosa dal punto di vista della didattica, soprattutto nei confronti di bambini e di adolescenti.

Quindi, insegnanti molto preparati che molto spesso provengono dalla nostra stessa scuola di cui conoscono perfettamente la realtà.

Si è poi ampliata notevolmente l’attenzione nei confronti degli adulti sostanzialmente attraverso due percorsi: uno a indirizzo professionale, attivo da oltre 10 anni, con selezione dei partecipanti e uno che possiamo definire di carattere “amatoriale”, tenuto però dagli stessi insegnanti che seguono il “professionale”, la differenza sta solo nel minore numero di ore di lezione.

In questo ambito vengono organizzati corsi di dizione, comunicazione, recitazione di “base” e “avanzata”, che prevede anche un saggio finale. Un percorso dunque dedicato a coloro che hanno voglia di fare teatro senza farne necessariamente una professione, un’esperienza per lavorare su se stessi in un ambiente didattico di qualità, con insegnanti competenti e appassionati, attraverso la costituzione di gruppi che si formano e creano momenti di aggregazione e di piacere di costruire insieme un progetto teatrale: si sta insieme agli altri e, al contempo, si scopre se stessi.

Organizziamo anche corsi di tecniche di comunicazione e formazione manageriale rivolti alle aziende, che hanno avuto un notevole successo e una grande diffusione.

Se si moltiplicano 600 allievi per 30 anni di attività, in una media ponderata, sono almeno 15/18mila persone che sono transitate dalla nostra scuola. Oggi vengono i figli e addirittura i nipoti di quelli che hanno frequentato un tempo.

Mi sembra di poter dire che si tratta di un progetto “buono” che lascia nelle persone un’esperienza umana, di relazione e di conoscenza di sé e, ovviamente, di creatività, un’esperienza che resta dentro sia nei più giovani che negli adulti.

Quali sono i vostri corsi più frequentati?

Nell’ambito del livello professionale, abbiamo corsi di doppiaggio e di speakeraggio, che sono stati tra i primi a Milano. Credo che l’80% dei doppiatori milanesi sia uscito dalla nostra scuola. Si tratta di un corso ad altissima selezione che dura due anni, con selezioni anche in corso d’opera. Gli insegnanti di doppiaggio sono direttori di doppiaggio con grandissima esperienza. Da dodici anni poi abbiamo un ‘accademia professionale, di carattere privato, che non riceve cioè nessuna sovvenzione pubblica, e che quindi non può rilasciare attestati ufficiali. Non possiamo competere, per il “pezzo di carta”, con la scuola Paolo Grassi o con quella del Piccolo Teatro, ma sicuramente competiamo per la qualità.

La scuola dura due anni e ha dei costi, rispetto all’offerta, volutamente molti contenuti. Siamo anche riusciti a finanziare alcune borse di studio e a inviare i nostri ragazzi a fare esperienza all’estero (in Germani, Grecia e Polonia).

Abbiamo in corso anche esperienze di collaborazione con l’Università degli studi di Milano e con lo IULM con cui condividiamo progetti formativi. Un nostro spettacolo, costruito in collaborazione con le Università e con altre realtà come l’Accademia di Brera, debutterà presto al teatro Franco Parenti.

Con buona volontà abbiamo messo insieme soggetti che riescono a interagire, realizzando prodotti di un certo rilievo, utilizzando molte professionalità milanesi. Dai nostri progetti è nata, ad esempio, l’esperienza di Carrozzeria Orfeo, una compagnia di giovani molto promettente.

 

Qual è lo scenario sul quale vi muovete oggi?

Nel corso degli anni i bisogni sono profondamente cambiati. Oggi, ad esempio, fare teatro aiuta i giovani a recuperare capacità di concentrazione, li aiuta a staccarsi dalla “connessione” per connettersi con una parte di sé un po’ più alta. Facciamo in modo che i ragazzi imparino ad apprezzare le pause e i silenzi, che imparino a superare l’horror vacui per recuperare le soglie di attenzione che, rispetto a 30 anni fa, sono precipitate.

Per gli adulti (spesso insegnanti e giornalisti) organizziamo corsi di dizione e corsi “base” in cui imparare anche a riconoscere quelle parti di sé che rimangono un po’ compresse. E poi leggere Shakespeare o Cechov non fa certo male alla salute…

Attraverso la partecipazione ai nostri corsi, puoi scoprire l’universalità ei sentimenti e delle passioni attraverso una parola “alta” che la vita di tutti i giorni non ti dà, anche perché non si legge più.

E poi, tenere insieme tutto ciò, mi si passi la parola, ha un forte senso culturale.

Quali sono i rapporti con le realtà teatrali cittadine?

Non avendo un nostro teatro, ricorriamo spesso, pagando l’affitto, a spazi cittadini come l’OutOff, il CRT e il Teatro i. Quest’anno, grazie a un diverso accordo, i nostri ragazzi porteranno in scena Brecht Frammenti al Franco Parenti.

 

E i rapporti con le Istituzioni cittadine e con il quartiere?

Non abbiamo purtroppo alcun rapporto anche se abbiamo qualche idea a cui stiamo lavorando, soprattutto per il quartiere. A questo proposito abbiamo organizzato un Summer Camp rivolto ai ragazzi dai 6 ai 18 anni che, dal 8 al 26 giugno, offrirà la possibilità di partecipare a un progetto ludico/teatrale studiato appositamente per i più giovani.


Chi volesse sapere di più sulle attività del Centro Teatro Attivo può trovare tutte le informazioni necessarie sul sito www.centroteatroattivo.it



(a cura di Massimo Cecconi)




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