Al cinema al cinema... Come pietra paziente

Un potente personaggio femminile alla ricerca dell’emancipazione in una società arcaica devastata dalla guerra civile. Un dramma eccessivamente patinato, riuscito solo in parte. ()

come pietra paziente webL’origine è di carattere letterario.  Esule in Francia dal 1984, lo scrittore e regista afgano Atiq Rahimi scrive nel 2008, in lingua francese, il suo romanzo Pietra di pazienza da cui, con la complicità di uno sceneggiatore di lunghissimo corso, Jean-Claude Carrière, ha ora ricavato il suo secondo lungometraggio.
Kabul è martoriata dalla guerra fratricida, ovunque esplosioni, case devastate e assassinii sommari nel nome della guerra di religione.
Una giovane donna, madre di due piccole bambine, veglia l’anziano marito, soldato in coma, e, approfittando del suo stato incosciente, gli confessa tutta la sua calpestata femminilità e il suo enorme  segreto  tenuto nascosto per anni, denunciando le regole arcaiche di  una società fondamentalmente maschilista e misogina, dove, non a caso, la donna “liberata”, zia amorevole della protagonista, fa la prostituta.
Dice la leggenda che “la pietra paziente” viene usata come testimone silenzioso dei segreti e delle angosce finché non si frantuma. La donna utilizza questo espediente narrativo per denunciare la condizione femminile nel tentativo di salvare  se stessa, e le sue figlie, in uno scenario di esasperata aggressività.
Nel film, la città devastata si intuisce appena, la vicenda si snoda drammaticamente in un unico ambiente di una misera casa in cui la donna consuma anche un fugace amore con un giovane e timido soldato. Il dramma, decisamente già a forti tinte, sfocia in melodramma in un finale che vanifica lo sforzo di rendere attendibile una narrazione spesso stereotipata e scontata.
Nuoce persino l’incontenibile bellezza, in chiave troppo occidentale, della attrice protagonista.
C’è materia per discutere.
Solo per la cronaca, Jean-Claude Carrière lavora nel cinema dal 1964 quando iniziò il suo sodalizio con Luis Bunuel. Tra gli altri, ha collaborato con Louis Malle, Marco Ferreri, Patrice Chereau, Milos Forman, Andrzej Wajda, Nagisa Oshima, Jean-Luc Godard e Michael Haneke. Una storia del cinema vivente.

Come pietra paziente
di Atiq Rahimi
con Golshifteh Farahani, Hamidreza Javdan, Massi Mrowat, Hassina Burgan
Francia/Germania/Afghanistan 2012

Nei cinema della città

Massimo Cecconi

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pietra paziente

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