Grazie per queste giornate milanesi

Un anno fa moriva Andrea Camilleri, scrittore senza dubbio prolifico, ma soprattutto galantuomo e arguto interprete delle vicende italiche attraverso i suoi racconti che, al di là del piacere della lettura, sono sempre eticamente ineccepibili. Per l’occasione, diamo qui cronaca di un piccolo episodio milanese, sintomatico però dello spessore culturale e umano di un grande scrittore. ()

Camilleri 1Correva l’anno 1998 quando Daniela Benelli, allora assessore alla cultura della Provincia di Milano, invitò Andrea Camilleri a tenere una conferenza presso il Centro Congressi di via Corridoni. La grande sala era gremita e tutti pendevano dalla bocca di uno scrittore ancora poco conosciuto (il commissario Montalbano divenne un divo televisivo solo l’anno dopo) che stava per diventare, forse suo malgrado, un mito.
Il giorno dopo la conferenza, una piccola troupe televisiva realizzò ai Giardini Pubblici un’intervista video che tutt’ora si può definire illuminante, coinvolgente e divertente.
Mi tocca ora svelare, si fa per dire, che ebbi il grande onore di organizzare, insieme ai miei colleghi dell’Assessorato alla cultura, le giornate milanesi di Camilleri, passando con lui molte ore della sua presenza in terra lombarda.
Fu grazie a Egidio Bertazzoni, regista RAI e autore teatrale rappresentato anche al Piccolo di Milano, amico di famiglia, che si ebbe l’occasione di invitare lo scrittore che, al suo arrivo a Milano, alloggiò con la moglie all’Hotel Manin. Da subito, grande disponibilità e affabilità, a partire dalla prima cena in albergo che rivelò un Camilleri buona forchetta senza però esagerazioni di sorta.
La mattina del giorno dopo volle essere accompagnata alla Libreria del Giallo di Tecla Dozio, già relegata nell’angusta sede di via Peschiera (zona Arco della Pace) dopo i fasti di piazza San Nazaro in Brolo.
Lì Camilleri, oltre a intrattenersi amichevolmente con la libraria, fu disponibilissimo a chiacchierare con gli avventori della libreria e a firmare copie dei suoi libri.
Era per altro appena uscito da Sellerio il romanzo “La concessione del telefono” che, con “Il birraio di Preston”, resta una delle opere più significative dello scrittore tra i romanzi “storici” ambientati nella Vigata pre Moltalbano.
La sera del 12 ottobre, affiancato da Egidio Bertazzoni e da Gianni Turchetta, docente di Letteratura italiana all’Università di Milano, Camilleri dette il meglio di sé raccontando con passione il suo mestiere di scrittore e rispondendo con puntualità, senza risparmiarsi abbondanti dosi di ironia e autoironia, alle domande degli esperti e alle curiosità del pubblico, stimato in una quantità di ben oltre 600 persone.
Era una di quelle serate in cui ci si augura che il tempo a disposizione non finisca mai tale era il clima creatosi tra lo scrittore e il suo pubblico.
La mattina dopo, su una panchina dei Giardini Pubblici (ora Giardini Montanelli), Camilleri si sottopose con grande disponibilità a una breve intervista video nella quale passò in rassegna i suoi autori preferiti, le sue esperienze non solo letterarie (la RAI, l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica ecc.), i suoi rapporti con Milano. Raccontò anche uno spassosissimo episodio che ebbe come interpreti il grande attore siciliano Turi Ferro e un nobile dell’isola la cui madre era una grande ammiratrice dell’attore. Da morire dal ridire, anche perché Camilleri, con la sua voce roca plasmata da milioni di sigarette, era un grandissimo affabulatore, un autentico maestro di narrazione sia scritta che verbale.
Ecco tutto qui, la memoria di un piccolo episodio per dare conto anche da Milano della vasta cultura e del grande spessore umano di uno scrittore la cui voce, in questi tempi bui, decisamente ci manca.
Alla fine dell’incontro, alla richiesta di una dedica sul frontespizio di uno dei suoi libri, molto garbatamente vergò: “Grazie per queste giornate milanesi”. E non ci fu miglior ringraziamento.


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