Abbi fede

Giorgio Pasotti dirige e interpreta un prete di campagna un po’ sopra le righe che deve fare i conti con una
bizzarra realtà di marginalità e di disadattamento sociale.
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abbi fede immagineTempi duri per il cinema. Dal 15 giugno dovrebbero riaprire le sale cinematografiche ma è già annunciato
che non sarà così per tutte. L’Anteo, ad esempio, punta sulle arene estive (tempo permettendo), mentre
altre sale stanno ancora prendendo le misure di cosa vuol dire mettere in sicurezza gli spettatori
rispettando tutte le norme e le prescrizioni.
Meritorio quindi il ruolo che sta giocando RaiPlay programmando gratuitamente nuovi film italiani ai quali l’accesso in sala è per il momento negato.

Tra questi, disponibile dall’11 giugno, merita una citazione “Abbi fede”, opera prima dell’attore bergamasco Giorgio Pasotti che si colloca, con alti e bassi, nel filone della favola grottesca.
Don Ivan (lo stesso Pasotti) è il parroco di una sperduta canonica ubicata negli splendidi scenari
dell’Altopiano del Renon, sopra Bolzano.
Nella sua casa parrocchiale ospita personaggi un po’ particolari e bizzarri che hanno qualche problema di
esistenza (ex carcerati, alcolisti e persino un ex terrorista arabo).
Don Ivan è un sacerdote quanto meno eccentrico, ai limiti, se non oltre, della caricatura, un po’ ingenuo e
un po’ bislacco anche per via di una storia personale non proprio esemplare e serena.
Tra gli altri, ospita Adamo (Claudio Amendola), un ex carcerato presentato come un violento neofascista,
che gira con una fotografia di Mussolini che il prete scambia, per via della somigliante testa pelata, per il
padre.

In un susseguirsi di eventi, spesso sopra le righe, ci si avvia verso un ironico quanto improbabile lieto fine
che riconcilia il ruolo evangelico del prete con le sue ingombranti pecorelle, in un discutibile equilibrio tra il Diavolo e Dio.
Con qualche incongruenza di scrittura e di sceneggiatura, alcune scene sono oltre modo godibili anche
grazie alla simpatica interpretazione degli attori protagonisti a cui si aggiunge uno strepitoso Roberto
Nobile, volto popolare della televisione, nel ruolo di un medico cinicamente scazzato.
Appeso a un muro della canonica un calendario reca la scritta:” Alto Adige, l’Italia senza i difetti dell’Italia” che sembrerebbe essere, in ironia si spera, un’indicazione di intenti un po’ sciovinista.
Nella dichiarata assurdità del racconto, a tratti ci si diverte.


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