Salvato il teatro Menotti

A volte le storie finiscono bene. Anche a teatro.

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Eravamo rimasti al tentativo titanico dei lavoratori del Teatro Menotti di salvare il loro luogo di lavoro da una tutt’altro che fantasiosa ipotesi di trasformare una delle sale teatrali storiche della città in un parcheggio sotterraneo, per via della ristrutturazione radicale (si potrebbe anche dire radical-chic) del palazzo che ospita il teatro stesso.

Il presidente Enza Pineda e il direttore artistico Emilio Russo avevano chiamato l’intera città (Regione compresa) alle armi nel tentativo di realizzare una raccolta fondi lanciata nell’ottobre del 2018 con lo slogan "Salviamo il Teatro Menotti". L’obiettivo, decisamente ambizioso, era di raccogliere quanti più denari possibili per poter acquisire lo spazio (prezzo di acquisto € 1.530.000 oltre agli oneri accessori).
L’impegno nell’ardua impresa aveva nel frattempo coinvolto 7303 sostenitori oltre a Comune di Milano, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo che avevano garantito la loro intenzione di difendere il luogo di cultura dalla minaccia di un anonimo garage.
Ma, della ormai più che rara serie 'tutto è bene ciò che finisce bene', l’intervento del Trust benefico Filippo Perego di Cremnago ha risolto, si spera definitivamente, il problema.

Il Trust, intitolato a e animato dall’architetto Perego, ha provveduto all’acquisto dell’immobile e alla sua destinazione per sedici anni alle attività del teatro che, in forza di questo provvidenziale accordo, avrà la nuova denominazione di "Menotti. Teatro Filippo Perego".
L’intesa con il Trust, oltre a garantire la sede per le attività teatrali, prevede anche la ristrutturazione degli spazi del foyer per rendere più gradevole l’accoglienza del pubblico, prima di tuffarsi nella sala ipogea che per tantissimi anni, prima dell’arrivo dell’attuale compagnia nel 2010, è stata la casa del Teatro dell’Elfo.

Scrive Emilio Russo in un’appassionata nota dedicata al provvidenziale evento: "Tante cose questa storia ci ha fatto capire, una su tutte che un teatro non è solo fatto da tutte quelle persone che ci lavorano, ma è un bene di tutti e a ben guardare ha una sua vita propria, capace di restare vivo, in questa sua eterna sospensione nel tempo, un teatro, qualsiasi teatro, è protetto da muri che trasudano emozioni e memoria e si fanno trasparenti sul tempo presente, è un luogo benedetto da una sacralità blasfema che trasforma il sogno in vita tra il buio e la luce del palcoscenico. Poteva mai tutto questo diventare un garage? E allora la storia di un teatro che non voleva chiudere come è andata a finire? Semplicemente non è ancora finita. Non c’era una volta un teatro, c’è e ci sarà ancora. Uno di quei teatri né piccoli, né grandi, né in centro e nemmeno in periferia. Sicuramente non ricco, ma ricchissimo perché ha un’altra bella storia da raccontare".

Però, e non poteva mancare un però in questa "storia di un teatro che non voleva chiudere", la raccolta fondi continua perché le spese per le attività sono sempre crescenti, per cui il "Cantiere Menotti" resterà ancora aperto.
Lunga vita al cantiere…


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