Un pomeriggio al Beltrade

Una sala cinematografica unica, con una programmazione di qualità. Un esempio virtuoso che propone cinema fuori dagli schemi classici e lontano dalle logiche solo commerciali. ()

easy rider immagine
Delocalizziamo. Se non fosse che il bizzarro tram numero 1 passa quando vuole o quando può, raggiungere il cinema Beltrade dalla nostra zona sarebbe impresa più che facile.
Siamo in via Oxilia, quasi a ridosso delle mura che sorreggono le rotaie della Stazione Centrale, verso il fondo di via Giulio e Corrado Venini, figlio e padre, entrambi caduti in guerra. L’obiettivo vale naturalmente anche una bella passeggiata…

La sala cinematografica apre la sua porticina di legno giusto nel sagrato della chiesa di S.Maria Beltrade di cui il cinema è storicamente sala parrocchiale.
Dopo aver ospitato per alcuni anni le attività della Cineteca Italiana, dopo la chiusura dell’esperienza in San Marco e prima del trasferimento all’ormai ex Spazio Oberdan, da qualche tempo la sala è affidata alla conduzione di una nuova compagine (Barz and Hippo) che ha fatto del Beltrade un assoluto luogo di culto per cinefili e amanti del buon cinema.
Un giorno per l’altro, salvo eccezione, le proiezioni si aprono intorno alle ore 11 del mattino per finire alla mezzanotte, con ricorrente riproposizione, in periodi più o meno brevi a seconda dell’esigenza, degli stessi film.

In questi giorni, se vi capitasse, l’occasione è veramente notevole almeno per tre film di assoluto livello, per la presentazione dei quali usiamo l’ordine alfabetico.

“Easy Rider” (1969) di Dennis Hopper, esempio assoluto di cinema libertario, specchio dell’America di quegli anni in cui la guerra del Vietnam divideva e opprimeva milioni di persone. Ora restaurato in occasione del suo cinquantesimo anniversario, resta una validissima testimonianza di cinema militante con una straordinaria colonna sonora. Premio opera prima al Festival di Cannes.

“Tesnota” (2017) di Kantemir Balagov, film russo di cupa malinconia realizzato in un lontana provincia dell’impero dove sembra che il tempo si sia fermato.

Ispirato a un fatto di autentica cronaca nera, riambienta con grande capacità narrativa conflitti familiari, generazionali e sociali che sembrano non lasciare scampo ai loro interpreti.


Chiude la trinità, “The Rider” (2018) di Chloè Zhao, una giovane regista cinese classe 1982, che racconta il calvario fisico e psicologico di un giovane cowboy reso invalido da una rovinosa caduta in un rodeo.
L’erba alte delle praterie che nasconde cavalli e cimiteri, i paesaggi, le albe e i tramonti accompagnano una presa di coscienza né facile né scontata. Gran bella fotografia, tra l’altro.Per farla breve, tre film da vedere assolutamente o da rivedere, come nel caso di “Easy Rider”, che amplificano il ruolo unico del Cinema Beltrade nel panorama milanese.
Vale ricordare che la programmazione prevede anche cinema per l’infanzia, anteprime, serate a tema con grande attenzione al documentario e ai giovani autori italiani.

Chi volesse seguire la programmazione può indirizzarsi al sito www.bandhi.it/bah/beltrade e scoprirà un mondo che permette di passare, almeno per chi può, un pomeriggio al cinema di assoluto livello.
La sala è di quelle di una volta, con le poltrone semplici ma confortevoli e i velluti agli ingressi. Proiezione e suono sono di qualità, ma quello che è encomiabile è il livello della programmazione. Vedere per credere.
Lunga vita.


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