"Nel labirinto delle paure" di Aldo Bonomi e Pierfrancesco Majorino

Presentato a Book City il libro “Nel labirinto delle paure”, con la partecipazione degli autori, Leoluca Orlando, Beppe Sala e Ferruccio De Bortoli. ()

unnamed (1)Book City 2018 ha proposto, nel suo sguardo sul mondo, diversi incontri sul tema dell'immigrazione. Non poteva essere altrimenti, vista la pregnanza che questo assume nella vita italiana, europea, internazionale. E' stato già detto che l'origine di questo fenomeno ha lontane radici nel colonialismo europeo, in quelle più prossime date dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento delle risorse, nei conflitti bellici del vicino Oriente. Questo libro rivolge uno sguardo, di tipo politico e sociale, soprattutto sull'immigrazione in Italia.

Il tema o il problema dell'immigrazione deve oggi fare i conti con i mezzi di comunicazione sul web e sul ribaltamento delle opinioni reso possibile dalla manipolazione del consenso.
La manipolazione però è sempre stata un elemento costante nella propaganda politica. Così pure l'istigazione alla paura non è un fatto nuovo, fu già utilizzato dal fascismo e dal nazismo, con lo scopo di annullare il dissenso e creare un capro espiatorio su cui scaricare ogni colpa. Quello che oggi risulta molto pericoloso è l'uso di internet e dei social che pervadono, capillarmente, con fake news la società in Italia e in altri paesi.

Una delle domande del libro è quindi ricercare la causa del radicamento dei sentimenti di paura, odio e rancore a fronte dello sgomento sociale d'impotenza nella rielaborazione emotiva della paura.

Bonomi ha affermato che l'operosità è il luogo dove rielaborare la paura. L'operosità sociale, che caratterizza Milano, sta in mezzo tra la cura-welfare e il rancore. Occorre rimettere la socialità al centro, ripartire dai volti, dalle vite minuscole, dai territori; perché quando si guarda solo ai voti e non ai volti, tra cura e rancore vince sempre il rancore, vince la paura dei penultimi verso gli ultimi, gli immigrati.
Il paese deve trovare la forza per discutere collettivamente su che cos'è oggi il fenomeno epocale dell'immigrazione in una “Conferenza nazionale sull'immigrazione”, in quanto il compito della politica è elaborare una mediazione operosa, tra il massimo della modernità (la città, la tecnica, la ricchezza) e il massimo della desolazione (periferie, degrado, immigrazione).
Milano, Palermo e Riace sono modelli sociali, si occupano di questo problema che è complesso , ma la soluzione va ricercata nel rapporto città-contado, perché abbiamo città che si muovono verso l'ipermodernità e territori marginali, attanagliati dalla visione del rancore, che vivono esclusione e marginalità. Prendersi cura e mediare è il compito della politica.

Orlando ha fatto presente che la visione offerta dal populismo ha creato il conflitto tra gli italiani poveri e i migranti poveri, presentandoli come usurpatori di lavoro e risorse. I giovani invece capiscono la migrazione, il cambiamento, perché cambia il mondo, dove i migranti ci fanno recuperare una dimensione diversa, in una dimensione circolare e non solo lineare, che non risolve i problemi.

Sala ha riportato l'attenzione sul modello “Milano”, dove la gente partecipa. Se pur con differenze la città riflette, discute, elabora soluzioni. Questo è il secolo delle città, che supportano e generano immigrazione. Milano sta provando ad accogliere chi ha bisogno, sta portando avanti una politica di diritti e doveri, di integrazione attraverso il lavoro, mediando tra tensioni e malesseri presenti anche qui. Questo sforzo d'integrazione però lo fanno le istituzioni locali, Comune, Politecnico, Caritas, le associazioni , ma se non c'è un piano nazionale, i sindaci da soli non ce la fanno.
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De Bortoli rha ricordato che in Italia e a Milano c'è un capitale sociale molto forte, che rende possibile costruire questa società della speranza, dell'amicizia civica. C'è una richiesta di protezione nella società da non ignorare, ma le decisioni di questo attuale governo finiscono per aumentare l'immigrazione e l'insicurezza. Bisogna cercare di capire la società andando nei quartieri, perché abbiamo dimenticato le periferie.

Majorino ha concluso asserendo che sul tema della lotta alle diseguaglianze, si è fatto pochissimo. Il disegno del neonazionalismo e la cultura sovranista si stanno internazionalizzando, hanno trovato terreno nella globalizzazione dell'indifferenza.

Eppure le statistiche raccontano di un presente meno duro di quello che appare e viene rappresentato. E' però venuto meno il valore sociale della verità, la capacità di immaginare una storia futura che non si risolva con la velocità di un tweet, che lasci spazio all'altro da se' e presenti alternative. La velocità dei grandi cambiamenti rende difficile adeguarsi e si va avanti con un'offerta politica che si fonda sulla semplificazione, che coltiva inquietudini e vive dell'immediato, anche perché vi è meno radicamento sociale e si allentano i legami sociali.
La sinistra deve misurarsi contro la politica della paura, ripartendo da alcune questioni sociali fondamentali, per ridare senso a una proposta politica alternativa. Lì sta la ragione del riscatto sociale, rimettere al centro le persone, i volti della moltitudine, le ragioni degli ultimi e dei penultimi, come è stato fatto per i bambini a Lodi. Non misurarsi per il consenso, ma per il senso, perché sono politiche giuste, progressiste, di sinistra.


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