Enduring Freedom

In scena all’Elfo Puccini sino al 25 novembre un dramma a più voci che racconta le vicende note e meno note di un paese tormentato e funestato dalle guerre: l’Afghanistan.


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Chi avesse visto nella scorsa stagione “Il grande gioco” non può perdere ora “Enduring Freedom” che completa il percorso iniziato con le vicende della storia afghana nell’800 e nel ‘900, con fatti storici e umani più vicini a noi nel tempo.

Il viaggio narrativo è suddiviso in dieci capitoli, frutto di un lavoro drammaturgico di dieci autori inglesi e prodotto dal Tricycle Theatre di Londra che si sono misurati con le vicende di un paese che tra ‘800 e ‘900, sino ai nostri giorni, non ha conosciuto attimi di pausa in una escalation di violenza, terrorismo e instabilità sociale, civile e politica.

La scelta dei registi Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è “per un teatro che parla di civiltà continuando a essere vivo. Un teatro che difende la sua ostinata capacità di coinvolgere emotivamente e persino ludicamente lo spettatore, senza perdere nulla in fatto di qualità della scrittura. Gli autori ci restituiscono il risultato di una ricerca storica spesso accuratissima, ma la trasformano in materia coinvolgente, toccante e a volte poetica”.

Nei cinque episodi di questa seconda parte del viaggio, che come si diceva raccontano la storia più recente dell’Afghanistan, si susseguono episodi di matrice quasi giornalistica intorno alla presa del potere da parte dei Talebani, il ruolo dell’Onu e della Cia, la vana resistenza e la morte di Massud, noto come il Leone del Panjshir, ad altre vicende più evocative del clima di una terra martoriata dalle guerre, dalla carestia e dai giochi di potere internazionali. Dal punto di vista di poetica teatrale, è proprio l’ultimo episodio, “Come se quel freddo” di Naomi Wallace, a lasciare il segno più forte e coinvolgente in cui la morte aleggia come inevitabile e ineluttabile destino.

Tra gli interpreti, una citazione per intensità e partecipazione a Emilia Scarpati Fanetti che, nella sostanziosa coralità dei suoi coprotagonisti, distilla un’umanità dolente ma dotata di grazia.

Sino al 24 novembre, il calendario delle rappresentazioni consente anche di vedere o rivedere “Il grande gioco”. Nei giorni di domenica 28 ottobre e 11, 18 e 25 novembre è anche possibile assistere a una maratona degli spettacoli per una durata complessiva di oltre sei ore.

Per chi è interessato a capire e a riflettere il viaggio, ancorché lungo, merita di essere compiuto.

Per i giorni di programmazione e le modalità di accesso è consigliabile la consultazione del sito www.elfo.org

Per chiudere con le note di regia di Bruni e De Capitani:” Un grande affresco, un polittico, un grande gioco, per sapere, per capire, per poter leggere la disperazione e la speranza negli occhi di chi è partito dalla valle del Panjshir per sedersi al nostro fianco in metropolitana”.

E c’è materia per meditare.


(A cura della Redazione)



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