E' morto Gillo Dorfles

Il grande intellettuale, nato a Trieste nel 1910, nel prossimo mese di aprile avrebbe compiuto 108 anni. E’ morto nella sua casa di piazzale Lavater a Milano.
Per ricordarlo, riproponiamo l’intervista che ci aveva concesso qualche anno fa.
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Gillo+DorflesIncontriamo Gillo Dorfles (102 anni il prossimo 12 aprile) nella sua casa di piazzale Lavater.
Ci accoglie garbatamente nella penombra del soggiorno, dove campeggia un pianoforte a mezza coda e dove, alle pareti, sono in mostra alcuni capolavori assoluti dell’arte italiana del ‘900. Il professore è critico d’arte tra i più riconosciuti, ma è anche artista, docente universitario, uomo di culture e di interessi profondi. Ci offre un liquore che, alle dieci del mattino, siamo costretti a rifiutare. Ci offre soprattutto la sua attenzione e qui trascriviamo senza omissis alcuno e in forma discorsiva quello che ci ha benevolmente raccontato.

Qual è il suo rapporto con Milano?
Io vivo a Milano ormai da quarant’anni, dopo Trieste, dopo Genova, dopo l’Università (è laureato in medicina, specialità psichiatria) che ho fatto a Roma, dopo vari viaggi all’estero.
Comunque Milano ormai è più che la mia città, anche se non sono affatto milanese.
Milano mi piaceva di più quando ero bambino, quando c’erano i Navigli, c’era la nebbia, c’erano certe pasticcerie e certi negozi che non ci sono più. Però Milano rimane l’unica città italiana con una posizione culturale internazionale. Anche per questo, io non ho mai pensato di vivere in un’altra città. Anche se mi piacciono molto di più Roma, Napoli, Torino; però Milano ha quelle qualità culturali che le altre città non hanno.

Quali sono, secondo lei, i monumenti o i luoghi più significativi di Milano?

Ad esempio, la zona Serbelloni-Vivaio. Una delle poche zone milanesi recenti molto curate e eleganti. Poi alcune zone antiche, le basiliche da San Nazaro a San Vincenzo in Prato, a Sant’Ambrogio.

Qual è l’importanza di Milano dal punto di vista artistico?
E’ indubbiamente una città importante, ma ha una quantità di limiti dovuti quasi sempre all’Amministrazione. Non voglio dire male dei diversi sindaci o assessori, però certo molto spesso non viene curata la nuova edilizia, per esempio. La zona dove ora costruiscono quegli pseudo grattacieli è ferma da oltre cinquant’anni. Cinquant’anni che le Stazioni Varesine non ci sono più e perché non hanno mai costruito? Basterebbe questo per dire che Milano non ha saputo sfruttare le sue possibilità. Potrei fare decine di esempi, a cominciare dal traffico. Tre linee di Metropolitana non sono male, ma Milano ne avrebbe bisogno di sei o sette.
I mezzi pubblici sono miserevoli, bisogna aspettare l’autobus 15 minuti. Potrei fare centinaia di queste osservazioni. Il Museo d’arte contemporanea non esiste. C’era un progetto, brutto, che per fortuna è stato abbandonato, quello di Libeskind. E’ un bene che l’abbiano abbandonato, però il museo non c’è ancora. Sono cinquant’anni che si parla di un museo di Milano. La città ha le cantine pubbliche piene di capolavori che non possono essere esposti. Credo che nessuna città abbia opere d’arte che possono riempire un paio di musei, senza avere un museo di arte contemporanea.
Poi non parliamo di Brera, della storia dell’Accademia e del Giardino perché non si finirebbe più.
C’è il PAC che va bene per fare mostre temporanee, ma non è un museo. Il così detto Museo del Novecento all’Arengario, per quanto positivo, è una piccola cosa. Non è un museo di arte contemporanea, è una piccola mostra, utile senz’altro…
La Casa museo Boschi-Di Stefano è una buona cosa, ma è solo una collezione, ce ne sono in quantità…

Che rapporto ha con la zona dove abita?

Questa è una zona simpatica anche come architetture, ha il Déco e il Liberty. Siamo venuti ad abitare qui perché questo piazzale e la via Morgagni sono abbastanza simpatici, anche se non ci sono monumenti antichi e neanche moderni, però è una zona dignitosa, molto vicina alla Stazione e alla Metropolitana (il professor Dorfles è un abituale fruitore dei mezzi pubblici, lo si incontra abitualmente sui tram e sulla metro). Per fortuna siamo riusciti a salvare il piazzale, il famoso parcheggio è stato finalmente bloccato. Speriamo che non lo riaprano. Avevano già deciso di buttar giù tutti gli alberi, sarebbe stata una rovina per questa zona.

Le piacciono il cinema e la musica?
Qualche volta. Non molto perché ho molti altri impegni. Recentemente ho visto il film di Elisabetta Sgarbi sul pittore Stagnoli, è fatto bene. Un personaggio molto anomalo, Elisabetta è molto brava. Ha fatto ora un film su Trieste che dovrebbe essere presentato presto.
Qualche volta vado alla Scala però l’opera lirica mi annoia, vado invece a tutti i concerti di musica d’avanguardia. Il progetto MITO è un’iniziativa molto buona. Potrei dire che una delle migliori iniziative di Milano è proprio la musica. Così come il festival fatto da Luciana Pestalozza (Milano Musica) che è una cosa assolutamente di primordine. L’unico in Italia che ogni anno dedichi un festival a un musicista contemporaneo.

Lei legge poesia?
Non è una mia specialità, è la critica d’arte la cosa di cui mi sono sempre occupato di più. Ho scritto poesie quarant’anni fa che sono state pubblicate qua e là. Ora mi interessa di più la pittura.

Qual è il suo rapporto con il teatro?
Ho sempre seguito il Piccolo Teatro, ma ora ci vado molto meno, anche perché non ci sono grandi novità. E’ finita la grande epoca di Strehler. A teatro vado poco.

Cosa pensa di Milano in campo artistico?
Milano è certo la città in Italia che ha il maggior numero di gallerie d’arte. Quindi è molto importante. Purtroppo alcune delle gallerie più famose, non faccio nomi, non ci sono più.
Sono scomparse alcune delle gallerie d’arte più importanti che hanno promosso l’arte contemporanea. Da questo lato, Milano in passato ha avuto molta importanza, più di quanta ne abbia oggi. Comunque ancora oggi ci sono ancora moltissime gallerie di primordine.
Vedremo con l’Expo se viene fuori qualcosa di interessante. Comunque Milano ha antichità di primordine, basti pensare alle basiliche e ai suoi palazzi. Purtroppo non ha molte architetture contemporanee. Dopo il grattacielo Pirelli e il palazzo della Montecatini dovrebbe avere molte più architetture contemporanee. Anche lo Studio BBPR ha realizzato un palazzo in piazza Meda. In corso Sempione c’è una casa importante (Casa Rustici degli architetti Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni). Si contano sulle dita. Speriamo che ora questa nuova zona (Ex Varesine) in costruzione dia finalmente a Milano anche un aspetto di città più moderna. Milano potrebbe essere, dal punto di vista architettonico, dato che la maggior parte degli architetti contemporanei sono qui a Milano, Albini, il BBPR, Belgiojoso, avrebbe già dovuto avere molte zone di architettura contemporanea. Invece mi sembra che progetti d’avanguardia siano stati sospesi.
Milano, data la sua ricchezza, data la sua preparazione, dato il numero di artisti e di architetti che ha, avrebbe potuto svilupparsi molto di più di quanto non ha fatto.
Piccole città come Salerno hanno invitato quattro o cinque dei massimi architetti mondiali come Chipperfield e come Renzo Piano. Questo per dare un esempio che viene dal sud, non per dire che al sud non succede niente, succede più a Salerno che a Milano.
Il sindaco di Salerno ha fatto venire Bohigas, il grande architetto di Barcellona, perché gli facesse il piano regolatore.
Milano è molto in ritardo, tenuto conto dei suoi mezzi, della sua ricchezza e preparazione.
Ora c’è l’intervento sulla zona delle ex Varesine. E’ una bella cosa. Speriamo bene, perché anche lì un piano regolatore vero e proprio non c’è. Son venuti un po’ a casaccio. Speriamo che qualcuno ascolti per fare qualcosa.
Per salvare questo povero piazzale (Piazzale Lavater) cosa non abbiamo fatto anche attraverso le scritte sui muri. Non parliamo del parcheggio di Sant’Ambrogio, una vergogna. Come si può fare un parcheggio a Sant’Ambrogio? Il patrono della città. Un’offesa addirittura.

A proposito di patrono, cosa ne pensa del dialetto milanese?
Il dialetto milanese è un bellissimo dialetto. Io mi sforzavo una volta di parlarlo quando andavo a comprare qualcosa nei negozi, poi mi sono accorto che mi rispondevano in italiano, dopo aver fatto la fatica di imparare un po’ di milanese…
Il dialetto milanese è scomparso. Quando io sono arrivato a Milano, andavo in certi salotti dove parlavano ancora il dialetto milanese. Nelle famiglie ormai è scomparso. Va bene che sta scomparendo dappertutto, però a Genova e a Venezia si mantiene ancora. Trovo che sia un vero peccato la scomparsa del dialetto milanese, tanto più avendo avuto dei poeti di primordine come, ad esempio, Franco Loi.

Un’ultima curiosità, la cucina milanese è interessante? Qual è il suo piatto preferito?

Una cosa su cui insisto. Noi abbiamo in Italia le migliori cucine del mondo: quella siciliana, meravigliosa, quella pugliese, straordinaria, quella piemontese…Poi, minori, quella toscana da non buttar via. Quella triestina e friulana, ottima. Milano non ha cucina. Ha il risotto e il panettone. Basta. Poi ha dei piatti pessimi come il brasato, per esempio. La cucina lombarda non esiste, a parte la polenta che più che milanese è della Valtellina. E’ una cucina povera. Non si capisce perché. La cassoeula non mi piace.

Grazie, professore

(Giovanni Bonoldi e Massimo Cecconi)


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