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  • Lettere d'amore tradite

    Il romanzo di Gottfried Keller è la prima proposta di lettura per il ciclo “Romanzi e racconti d’amore”. ()
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    Gottfried Keller (1819-1890) è considerato il massimo interprete della letteratura svizzera dell’ Ottocento e, in generale, uno dei più grandi narratori di lingua tedesca. Ma se Keller potrebbe apparire oggi uno scrittore d’ altri tempi intento a narrare un mondo che non c’è più egli, in realtà, è riuscito a trasferire nelle sue opere una sua sensibilità che lo ha reso capace di descrivere cose e persone con una finezza psicologica, una ricchezza di sfumature e un’ironia che ci consentono di leggerlo, ancor' oggi, con grande piacere e di trovarlo sorprendentemente moderno. La critica ai falsi valori, la differenza tra sostanza e apparenza, il disincanto nei confronti di ogni retorica volta ad affermare un “sereno” ordine delle cose, il convivere della fantasia poetica con un grottesco anche aspro, una profonda umanità e una refrattarietà al ripiegamento pessimistico sono i motivi più ricorrenti in Keller, che lo rendono tutt’ora attuale. L’opera in prosa di Keller ruota su un’immensa produzione novellistica la quale è rilevante non solo per la sua vastità ma perché evidenzia la padronanza e la maestria di Keller per il “genere” della novella. Come ha infatti affermato Claudio Magris “...Keller si rivelò artista di prima grandezza nei racconti…Novelle ricche di humour, di invenzione fantastica, di grazia fiabesca e di acutezza realistica”. E in questa così ampia produzione spiccano in particolare alcune novelle e, tra queste, “Lettere d’amore tradite” nella quale sebbene predomini un tono tenero e divertente tuttavia l’ironia graffiante e la sferzante messa a nudo di ciò che è finto e borioso trasformano lo spunto comico iniziale in una satira via via sempre più pungente. Keller riesce infatti a far emergere, in modo assolutamente “naturale”, risvolti comici all’interno di circostanze in sé penose e tristi e ciò gli consente di esaltare ancor più l’affondo morale verso ciò che egli considera detestabile, senza però farlo diventare moralismo, bensì denuncia dell’inautentico. In questa novella Keller costruisce una vicenda che si sviluppa in modo tragicomico gettando nel più assoluto ridicolo il protagonista, il patetico Viktor Störtler detto Viggi. Il quale, privo di qualsiasi “presupposto” in termini di doti letterarie, si mette a scrivere racconti convinto di sentirsi particolarmente dotato come scrittore. Il fatto è che Viggi, nella vita, fa tutt’altro essendo “…titolare di una redditizia ditta di spedizioni con annesso spaccio”. Ma fissatosi nell'idea di possedere un talento letterario si dedica a tutto ciò che può alimentare e sviluppare la sua “arte” conducendo una sua vita letteraria priva tuttavia di qualità effettive mosso come egli è non da una reale necessità interiore ed espressiva ma solo dall’ aspirazione narcisistica al riconoscimento in sé.
    Finché decide di tirare dentro nel suo “progetto” anche la sua giovane moglie, la graziosa e semplice Gritli, invero del tutto estranea a quelle “smanie” del marito. Convinto infatti di poter dar vita ad una raccolta epistolare di successo Viggi pretende che la povera Gritli gli scriva appassionate lettere d’amore mentre egli è in giro per i suoi viaggi di lavoro, lettere a cui, ovviamente, Viggi avrebbe risposto prontamente, avendo altresì eletto, a suo insindacabile giudizio, Gritli a sua musa ispiratrice. Ma costei, che nulla ha della musa, né ambisce ad esserlo, si sente solo oppressa da quel compito “letterario” che Viggi le ha dato, risultandole improbo rispondere a quelle ridicole lettere del marito, assolutamente artefatte nel loro finto sentimentalismo. Ma siccome quello che per Gritli è un “sacrificio” per Viggi è invece un compito irrinunciabile a cui sarebbe inammissibile che Gritli venisse meno ella, per evitare discussioni, trova uno stratagemma e si “inventa” di far credere al suo vicino Wilhelm, un maestro assai romantico che ha un debole per lei, che le lettere del marito, da Gritli trascritte e adattate, siano in realtà scritte da lei e siano a lui rivolte inducendolo in tal modo a risponderle. E così quelle lettere di risposta, a loro volta, diventano quelle di risposta per il marito, a firma ovviamente di Gritli.
    Vi è in Gritli una implicita innocenza in ciò che ella sta facendo perché a quell’ inganno è stata indotta proprio da Viggi le cui smanie di “apparire” l’hanno portata per paradosso a “nascondere” la realtà delle cose. Le pretese unilaterali di Viggi basate su quel suo procedere privo di spontaneità, egocentrico e inautentico sono, in realtà, assai più prevaricatrici del sotterfugio di Gritli il quale è una difesa, l’unica che ella trova per uscire da una situazione insopportabile. Ma le cose prendono una piega imprevista e avversa allorquando Viggi, concluso un ultimo affare, decide di fare ritorno a casa e, proprio mentre sta per arrivare, trova sul suo cammino Wilhelm, il quale è “...tutto immerso nei suoi pensieri” e, all’apparire di Viggi, spaventato, trasale e fugge lasciando inavvertitamente, lì per terra, il suo portacarte contenente tutte le lettere ricevute da Gritli. Attratto da quel fascio di carte Viggi lo apre e lo esamina e, con evidente sorpresa, riconosce le “sue” lettere e, al tempo stesso, si accorge che esse “Erano state copiate per bene e indirizzate al maestro“. Nella mente di Viggi si insinua immediata l’idea di essere stato vittima di un subdolo “gioco” architettato da Gritli per sedurre il maestro e tradire il marito. Un “gioco” che poco dopo gli appare ancora più diabolico giacché, giunto a casa, trova gli originali delle lettere di Wilhelm indirizzate a Gritli e, da questa, trascritte e indirizzate a lui. Da qui la sua personale e perentoria sentenza di condanna per Gritli della quale Viggi non si pone neanche lontanamente l’idea di ascoltare le ragioni,
    “Lettere d’amore tradite“, così come recita il titolo della novella, ripubblicata nel 2015 in una nuova edizione da Elliot Edizioni, farebbe quindi riferimento alle circostanze a cui quelle lettere d’amore sono state piegate, in quanto appunto tradite, cioè snaturate rispetto a quello che sarebbe dovuto essere il loro autentico significato e la loro effettiva destinazione giacché sia l’originaria intenzione a cui Viggi le aveva finalizzate sia tutto ciò che ne è seguito hanno portato a svuotarle di senso, a renderle ridicole e, al tempo stesso, estranee al sentimento che avrebbero dovuto veicolare e interpretare. Ma l’inautenticità dell’amore, di cui quelle lettere si sono fatte portatrici, preesisteva ad esse avendoci fatto vedere Keller come Viggi nutriva solo pretese e non certo affetto nei confronti di Gritli. E la vicenda assumerà risvolti assai penosi per Gritli che verrà cacciata senza pietà da Viggi. Ma ella reagirà con orgoglio a quell’umiliante epilogo e, trovata ospitalità presso una vecchia cugina, non solo non ritornerà nella casa di Viggi ma deciderà di divorziare da quest'ultimo.
    E quando il processo di divorzio andrà a sentenza quello che ne uscirà con le ossa rotte sarà proprio lui perché non solo la corte non riscontrerà alcun reato nei comportamenti di Gritli, ma ella si difese con tale lucidità e passione che apparve chiaro che la vittima di quella vicenda era stata proprio lei. Il gioco di contrasti tra sostanza delle cose e apparenze esteriori che contraddistingue tutta la novella trova quindi un suo primo esito nel momento in cui viene sancita la “verità” sul comportamento di Gritli. A sua volta Viggi, dietro le apparenze di vittima, rivela di essere un autoritario e un prepotente oltre che un narcisista e un velleitario. In effetti in tutta questa vicenda Viggi sarà vittima ma non di Gritli bensì di se stesso. Perché l’avere deciso di incamminarsi su quella sua nuova strada di “letterato” lo porterà alla rovina. Infatti fattosi impalmare da una nota e ridicola zitella del luogo, lui e la sua nuova compagna diverranno gli zimbelli del paese, finendo altresì sul lastrico data la vita dispendiosa e scialacquatrice da loro praticata, a fronte del ridursi progressivo degli affari di Viggi, occupato come egli era in quella sua “letteratura” confusa e scolastica.
    Gritli e Wilhelm invece erano scomparsi dalla scena, facendo vita ritiratissima e solitaria, ognuno per suo conto, ancora scossi per tutto ciò che era loro accaduto. Wilhelm amareggiato per la credulità che aveva rivelato in quella vicenda, e deluso e disincantato nei confronti delle donne “…si propose di non pensare mai più a nessuna di loro”. E lasciata la città si trasferirà a vivere in un podere, in cima a un monte, lavorando come contadino ed abitando in una capanna. Ma nonostante l’intransigenza di quelle sue scelte nei pensieri di Wilhelm farà capolino il ricordo di Gritli. E anche in Gritli era sorta la curiosità e la voglia di rivederlo. Ma il timore che Wilhelm fosse ancora quell’eterno romantico di prima, pronto ad innamorarsi di ogni donna che incontra, tiene sulle spine Gritli. Così, architettato uno stratagemma per verificare l' “affidabilità” di Wilhelm, ella scopre che la forza dei sentimenti che egli ancora prova per lei è viva e profonda. E quando Gritli, definitivamente rassicurata da quella prova, si recherà da Wilhelm e tra loro si scioglieranno gli ultimi “non detto” rimasti essi si ritroveranno nella pienezza e nella limpidezza di un amore che, nella loro vita, non avevano mai provato. In tal modo, dietro il romanticismo di quel lieto fine, Keller potrà innalzare la definitiva affermazione dell’essere sull’apparire, laddove – come egli ci informa alla fine della novella – Viktor Störtler e la sua nuova compagna “... erano finiti da tempo nell’oblio insieme a quelle lettere d’amore che, spinti dalla fame e dal bisogno, avevano voluto riscrivere fra molti litigi per pubblicarle come se fosse stata la loro corrispondenza.”

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