Nasce la rete di Comitati civici “Stop ai Data Center”
Una rete organizzata dal basso per affrontare in modo indipendente, realistico e razionale un problema epocale.
(Paolo Burgio)30/09/2026

A Milano al Circolo ARCI Bellezza si è tenuto sabato 26 settembre un convegno organizzato da cittadini dell’hinterland milanese, cittadini che hanno visto nascere nei loro comuni come funghi una serie di Data Center, in un territorio densamente popolato, stressato per la mancanza di verde, il carico demografico, l’inquinamento ambientale.
I Data Center non sono strutture tali da passare inosservate, hanno impatti sul territorio, sulla comunità, sull’economia, sul lavoro assolutamente rilevanti, ma sinora si è proceduto come se non esistesse alcun problema, senza coinvolgere la cittadinanza, senza alcuna trasparenza, né attenzione alle possibili ripercussioni di vasta scala derivante da una proliferazione incontrollata di queste strutture.
Una situazione che oggi richiede un ripensamento profondo ed uno stop alle nuove realizzazioni ed ai progetti in corso, stop che si sta diffondendo a livello mondiale, sopratutto negli Stati Uniti dove la corsa all’IA è stata la più frenetica e dove anche le Big Tech protagoniste del settore stanno annunciando una pausa di riflessione, non tanto per gli impatti negativi sull’ambiente e sui territori, preoccupazioni che non sono di casa nella Silicon Valley, quanto per numerosi incidenti causati da agenti IA sfuggiti ad ogni controllo, penetrati fraudolentemente nei siti web istituzionali e governativi, acquisendo dati e informazioni protette.
Dopo le rivelazioni e le denunce sulla pericolosità dell’IA da parte degli esperti del settore e la corsa alla ricerca di una Super Intelligenza Artificiale, che il presidente Trump incoraggia e supporta (altrimenti la Cina potrebbe superare l’attuale predominio americano) si sta comunque diffondendo la convinzione che occorra porre limiti e controlli a livello internazionale, il pericolo a cui andremmo incontro in caso contrario potrebbe essere catastrofico per il genere umano.
Gli interessi in ballo sono enormi, le Big Tech stanno investendo nei Data Center cifre iperboliche, la bolla finanziaria che sostiene la corsa all’IA sta crescendo a dismisura e la cosa grave è che nessuno dei protagonisti ha interesse ad una vera pausa di riflessione, tanto meno i politici che rispondono a questi finanziatori e non certo ai cittadini.
Una situazione deprimente, constatare l’assenza, per non dire la connivenza, della politica. In Regione Lombardia è stata di recente emanata la legge 11/2026 recante disposizioni in materia di centri dati, una legge che in pratica incentiva la realizzazione di Data Center senza effettivamente prendere con la dovuta considerazione gli aspetti energetici e che trascura totalmente gli aspetti macroeconomici introducendo quanto meno limiti alla concentrazione, al numero, alla potenzialità dei Data Center. Si dimentica del tutto l’assoluta necessita di una attenta programmazione e monitoraggio degli interventi.
A livello nazionale alla Camera è passata nel marzo 2026 una legge sui Data Center, considerati progetti di pubblica utilità, indifferibile e urgenti, da incentivare semplificando i processi autorizzativi per favorire la digitalizzazione del paese. Un testo di legge che la dice lunga sul grado di incompetenza, superficialità ed approssimazione con cui è stata affrontata la questione dei Data Center, approvato all’unanimità con l’eccezione di pochi voti contrari. Chissà se al Senato qualcuno si darà da fare per raccogliere qualche altra notizia e novità in proposito.
Il Convegno dei comitati ora riuniti nel movimento “Stop Data Center” è stato quindi quanto mai provvidenziale e dobbiamo essere grati agli organizzatori, ai relatori, ai sostenitori che hanno contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica una questione vitale per la comunità, su cui occorre condurre una battaglia civile che riguarda tutti senza distinzioni di sorta e appartenenze politiche.
Mai come in queste occasioni si deve riconoscere che la democrazia viene dal basso.
Tra i tanti articoli recenti sui Data Center vedi:
I Data Center non sono strutture tali da passare inosservate, hanno impatti sul territorio, sulla comunità, sull’economia, sul lavoro assolutamente rilevanti, ma sinora si è proceduto come se non esistesse alcun problema, senza coinvolgere la cittadinanza, senza alcuna trasparenza, né attenzione alle possibili ripercussioni di vasta scala derivante da una proliferazione incontrollata di queste strutture.
Una situazione che oggi richiede un ripensamento profondo ed uno stop alle nuove realizzazioni ed ai progetti in corso, stop che si sta diffondendo a livello mondiale, sopratutto negli Stati Uniti dove la corsa all’IA è stata la più frenetica e dove anche le Big Tech protagoniste del settore stanno annunciando una pausa di riflessione, non tanto per gli impatti negativi sull’ambiente e sui territori, preoccupazioni che non sono di casa nella Silicon Valley, quanto per numerosi incidenti causati da agenti IA sfuggiti ad ogni controllo, penetrati fraudolentemente nei siti web istituzionali e governativi, acquisendo dati e informazioni protette.
Dopo le rivelazioni e le denunce sulla pericolosità dell’IA da parte degli esperti del settore e la corsa alla ricerca di una Super Intelligenza Artificiale, che il presidente Trump incoraggia e supporta (altrimenti la Cina potrebbe superare l’attuale predominio americano) si sta comunque diffondendo la convinzione che occorra porre limiti e controlli a livello internazionale, il pericolo a cui andremmo incontro in caso contrario potrebbe essere catastrofico per il genere umano.
Gli interessi in ballo sono enormi, le Big Tech stanno investendo nei Data Center cifre iperboliche, la bolla finanziaria che sostiene la corsa all’IA sta crescendo a dismisura e la cosa grave è che nessuno dei protagonisti ha interesse ad una vera pausa di riflessione, tanto meno i politici che rispondono a questi finanziatori e non certo ai cittadini.
Una situazione deprimente, constatare l’assenza, per non dire la connivenza, della politica. In Regione Lombardia è stata di recente emanata la legge 11/2026 recante disposizioni in materia di centri dati, una legge che in pratica incentiva la realizzazione di Data Center senza effettivamente prendere con la dovuta considerazione gli aspetti energetici e che trascura totalmente gli aspetti macroeconomici introducendo quanto meno limiti alla concentrazione, al numero, alla potenzialità dei Data Center. Si dimentica del tutto l’assoluta necessita di una attenta programmazione e monitoraggio degli interventi.
A livello nazionale alla Camera è passata nel marzo 2026 una legge sui Data Center, considerati progetti di pubblica utilità, indifferibile e urgenti, da incentivare semplificando i processi autorizzativi per favorire la digitalizzazione del paese. Un testo di legge che la dice lunga sul grado di incompetenza, superficialità ed approssimazione con cui è stata affrontata la questione dei Data Center, approvato all’unanimità con l’eccezione di pochi voti contrari. Chissà se al Senato qualcuno si darà da fare per raccogliere qualche altra notizia e novità in proposito.
Il Convegno dei comitati ora riuniti nel movimento “Stop Data Center” è stato quindi quanto mai provvidenziale e dobbiamo essere grati agli organizzatori, ai relatori, ai sostenitori che hanno contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica una questione vitale per la comunità, su cui occorre condurre una battaglia civile che riguarda tutti senza distinzioni di sorta e appartenenze politiche.
Mai come in queste occasioni si deve riconoscere che la democrazia viene dal basso.
Tra i tanti articoli recenti sui Data Center vedi:
- USA Today AI isn't inevitable
- The Guardian OpenAI
- The Guardian Bill Gates, unchecked AI
