I medici di base incrociano le braccia
Uno sciopero nazionale "di categoria" contro l'accordo sulle Case di Comunità. Ma la questione della medicina territoriale ci coinvolge tutti. Le riflessioni di un medico di medicina generale.
(Maurizio Bardi)16/09/2026

Il 15 e 16 settembre hanno incrociato le braccia i medici di medicina generale (MMG) iscritti allo SMI (Sindacato Medici Italiani). In diverse città (Milano, Pescara, Roma, Rieti, Napoli palermo) si è anche tenuta una manifestazione che ha visto una buona partecipazione, cosa niente affatto scontata.
In questi cinque anni il mondo degli operatori sanitari è stato per lo più muto, senza interrogarsi sul proprio ruolo in questa società, sugli scopi della medicina. Senza quasi mai tentare interlocuzioni con la società e con i cittadini, sani o malati che siano.
In Spagna, a Madrid nel 2012 è nato un movimento di protesta per difendere la sanità pubblica e denunciare i tagli e i piani di privatizzazione. Ne fanno parte operatori sanitari, associazioni, cittadini. Nei momenti migliori ha portato in piazza 200.000 persone contrastando le derive che mirano ad affossare la sanità pubblica ed è ancora in attività dopo 15 anni e sfila mensilmente per le strade di Madrid. Ma certo, come ben sappiamo, l’Italia non è la Spagna.
A Milano la manifestazione è stata indetta dalla LAMG (Libera Associazione Medicina Generale) e lo SMI vi è confluito.
I numeri dell’adesione allo sciopero non sono ancora ufficiali ma l’adesione è stata buona e va ricordato che, come per tutti gli altri lavoratori, tranvieri compresi, scioperare significa rinunciare allo stipendio.
Lo sciopero era programmato da tempo e i disagi per la popolazione si immagina siano stati minimi.
I motivi dello sciopero
I MMG hanno chiuso i loro studi per protestare contro l’accordo stralcio sulle Case della Comunità (CdC) approvato il 23 giugno di quest’anno.
Questo accordo prevede che che i MMG ricoprano anche i ruoli di quella che prima era la medicina dei servizi (guardia medica, servizio vaccinale, ecc ecc ) e che ognuno metta a disposizione delle attività delle CdC sei ore settimanali del proprio tempo.
I medici chiedono il ripristino della medicina dei servizi, che il passaggio alla dipendenza sia una scelta e non un obbligo, che il corso di formazione per diventare MMG sia a tutti gli effetti un corso universitario diversamente da ora, il rafforzamento dei servizi di urgenza, l’estensione di alcune tutele come maternità e infortuni.
Tutto giusto e condivisibile?
Certamente non si può pensare che siano i MMG a tappare le tante falle delle Case di Comunità.
Alla scadenza del PNRR, per rispettare gli impegni presi con la Comunità Europea, il Governo ha pensato di renderle operative facendovi lavorare per qualche ora alla settimana i MMG.
I motivi dello sciopero
I MMG hanno chiuso i loro studi per protestare contro l’accordo stralcio sulle Case della Comunità (CdC) approvato il 23 giugno di quest’anno.
Questo accordo prevede che che i MMG ricoprano anche i ruoli di quella che prima era la medicina dei servizi (guardia medica, servizio vaccinale, ecc ecc ) e che ognuno metta a disposizione delle attività delle CdC sei ore settimanali del proprio tempo.
I medici chiedono il ripristino della medicina dei servizi, che il passaggio alla dipendenza sia una scelta e non un obbligo, che il corso di formazione per diventare MMG sia a tutti gli effetti un corso universitario diversamente da ora, il rafforzamento dei servizi di urgenza, l’estensione di alcune tutele come maternità e infortuni.
Tutto giusto e condivisibile?
Certamente non si può pensare che siano i MMG a tappare le tante falle delle Case di Comunità.
Alla scadenza del PNRR, per rispettare gli impegni presi con la Comunità Europea, il Governo ha pensato di renderle operative facendovi lavorare per qualche ora alla settimana i MMG.
Come sempre quello che manca è un serio investimento finanziario che permetta di dotare le CdC di tutto il personale necessario.
Il nostro Paese è agli agli ultimi posti in Europa per posti letto per abitanti, ed è tra i Paesi con le giornate di degenza tra le più numerose nel continente. Mancano i soldi, ma mancano soprattutto un progetto e un’idea strategica di sanità territoriale che sappia interagire in maniera adeguata con la medicina ospedaliera.
Quest’ultima è pensata, anche giustamente, per trattare le patologie acute ma non trova a monte un filtro adeguato né a valle uno scarico efficace, trasformandosi in un imbuto in cui si comprimono e si annullano i diritti e i bisogni delle persone.
La privatizzazione della sanità chiude il cerchio trasformando le malattie in affari.
Tutto bene dunque?
Rimane, in chi scrive, un senso di incompiutezza. L’impressione che ci si muova sempre solo per la legittima salvaguardia di diritti personali senza mai allargare lo sguardo. Sono passati cinque anni dall’approvazione in Italia del PNRR, lanciato dalla Comunità Europea nel 2020. Le Case di Comunità dovrebbero rappresentare una occasione straordinaria di rilancio della medicina del territorio (si veda: Le case della salute in «L’unità sanitaria Locale come sistema» in Giulio A. Maccacaro: Per una Medicina da rinnovare. Feltrinelli) e invece diventano argomento di dibattito solo quando si va a scalfire situazioni consolidate.
Tutto bene dunque?
Rimane, in chi scrive, un senso di incompiutezza. L’impressione che ci si muova sempre solo per la legittima salvaguardia di diritti personali senza mai allargare lo sguardo. Sono passati cinque anni dall’approvazione in Italia del PNRR, lanciato dalla Comunità Europea nel 2020. Le Case di Comunità dovrebbero rappresentare una occasione straordinaria di rilancio della medicina del territorio (si veda: Le case della salute in «L’unità sanitaria Locale come sistema» in Giulio A. Maccacaro: Per una Medicina da rinnovare. Feltrinelli) e invece diventano argomento di dibattito solo quando si va a scalfire situazioni consolidate.
In questi cinque anni il mondo degli operatori sanitari è stato per lo più muto, senza interrogarsi sul proprio ruolo in questa società, sugli scopi della medicina. Senza quasi mai tentare interlocuzioni con la società e con i cittadini, sani o malati che siano.
In Spagna, a Madrid nel 2012 è nato un movimento di protesta per difendere la sanità pubblica e denunciare i tagli e i piani di privatizzazione. Ne fanno parte operatori sanitari, associazioni, cittadini. Nei momenti migliori ha portato in piazza 200.000 persone contrastando le derive che mirano ad affossare la sanità pubblica ed è ancora in attività dopo 15 anni e sfila mensilmente per le strade di Madrid. Ma certo, come ben sappiamo, l’Italia non è la Spagna.
