Data Center. Una follia dell’era antropocene?
Diventeremo succubi di un’intelligenza non umana creata da noi? Esperti e ricercatori chiedono una pausa e una riflessione sull’evoluzione dell’IA
(Paolo Burgio)16/09/2026

La febbre dell’IA sta crescendo ovunque ed anche in Lombardia si profila un boom che farà diventare la nostra regione il principale hub italiano, se non europeo, dei Data Center. Sono già in funzione in Italia 26 infrastrutture con un potenza installata di 609 MW e sono previsti altri 83 progetti nei prossimi tre anni secondo uno studio del Politecnico di Milano, con investimenti stimati in 25 miliardi di euro (1). Nel mondo stanno intanto crescendo le preoccupazioni dei maggiori esperti del settore. Geoffrey Hinton, un pioniere nello sviluppo dell’IA (2) si è dimesso nel 2023 da Google denunciando il pericolo rappresentato da questa tecnologia.
I protagonisti che dominano il mercato dell’IA stanno ora chiedendo una pausa di riflessione, anche se per costoro l’IA non è altro che un mercato, anzi il mercato più promettente del prossimo futuro. Questo dibattito è ormai un tema centrale che non può essere lasciato a Google, Apple, Amazon, Microsoft, Anthropic, OpenAI, IBM e agli esperti, ma riguarda tutti noi, ed è un tema politico perché riguarda il futuro dell’umanità. Peccato che i politici siano assenti, impreparati o del tutto inadeguati ad esercitare il ruolo che dovrebbero assumere su una questione di così grande e vitale importanza. Anzi questo è in effetti forse il problema che più ci deve preoccupare, la deplorevole ignavia, inadeguatezza e la connivenza con il business dell’IA, della classe politica dei paesi occidentali, USA in primis.
Intanto, senza entrare per il momento in una analisi sul futuro che ci prepara l’IA, su cui sarà necessario tornare a riflettere (vedi l’illuminante saggio sull’argomento dello scrittore Cory Doctorow (3)), occorre prendere atto del disastroso impatto che la costruzione dei nuovi Data Center ha sulla nostra quotidianità. Da subito cittadini, associazioni, publica opinione si devono muovere con fermezza e determinazione. La normativa rispetto ai permessi di costruzione dei nuovi Data Center rilasciati dalle autorità regionali e comunali è assolutamente carente e inadeguata alla realtà in relazione all’impatto di queste strutture sul territorio. Non sarà certo con qualche compiacente Valutazione di Impatto Ambientale che si potranno concedere i permessi di costruzione per interventi così rilevanti sul piano della sostenibilità ambientale, energetica e climatica.
Citiamo alcuni degli aspetti che riguardano direttamente la comunità e il territorio.
1. Consumo abnorme di energia che deve essere dissipata nell’ambiente; solo una piccola percentuale di energia serve ai chip dedicati all’IA. Ogni nuovo Data Center richiede un incremento cospicuo della potenza elettrica che la rete nazionale dovrà sopportare. E’ come se per ogni Data Center si costruisse in un breve lasso di tempo una nuova città con milioni di abitanti, i sistemi indipendenti dalla rete hanno un impatto ambientale ancora maggiore e non è nemmeno pensabile che si possa ricorrere alle energie rinnovabili viste le potenze unitarie richieste e l’ubicazione dei centri sul territorio.
2. Consumo enorme di acqua/aria di raffreddamento poiché la maggior parte dell’energia necessaria ad alimentare i chips necessari all’elaborazione dei miliardi di informazioni che l’IA richiede, deve essere dispersa nell’ambiente, proprio quando invece per contrastare gli effetti del surriscaldamento del pianeta dovremmo andare nella direzione esattamente opposta, ridurre le dispersioni di calore all’atmosfera e ridurre drasticamente i consumi energetici inefficienti, quelli per l’IA sono a questo riguardo insostenibili. In Lombardia a Lacchiarella è già in costruzione un impianto, tra i più grandi in Europa, localizzato in una zona già densamente popolata e industrializzata, dove un centro del genere proprio non doveva essere permesso, un esempio eclatante di come le amministrazioni locale e regionale hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare e valutare il problema nella sua complessità. Localmente non verrà apportato alcun beneficio, ma solo consumo di suolo, inquinamento, alterazioni climatiche, senza alcun apprezzabile incremento del livello occupazionale nella zona.
3. La corsa delle Big Tech all’IA richiede enormi investimenti di denaro. La bolla speculativa gonfiata dall’attuale sistema finanziario dominato dai fondi di investimento è pronta a fornire i capitali, occorre continuare ad immettere sul mercato nuove opportunità di investimento e l’IA è una fantastica occasione, promette un mercato infinito agli investitori ed enormi flussi di denaro nelle tasche delle Big Tech. La grande trasformazione che l’IA causerà al mercato del lavoro riguarderà un gran numero di occupati di alto livello, mentre pochi multimiliardari godranno (o sperano di godere) dell’IA insieme a un numero relativamente ristretto di investitori su cui “goccioleranno” (secondo le famose tesi del neoliberista Milton Friedman) una minima parte dei profitti generati dall’IA.
4. Chi paga per le infrastrutture energetiche e per tutti i costi indiretti che i data center richiederanno? Nell’attuale panorama politico non sembra che i governanti abbiano la preoccupazione, né forse la percezione, delle conseguenze che può avere la proliferazione dei Data Center sull’ambiente, sul territorio e sulla vita delle popolazioni. L’abnorme aumento del consumo energetico richiederà la costruzione di nuove centrali e il potenziamento del sistema di distribuzione, tutti costi che entrano nella bolletta che paghiamo al nostro fornitore di energia, costi generali che vengono ripartiti tra tutte le utenze, mentre deriverebbero in maggior parte dalle richieste energetiche esorbitanti dei Data Center.
Tutte questioni che dovrebbero essere all’ordine del giorno delle agende politiche del mondo occidentale (il Sud del Mondo stando alle dichiarazioni conclusive del recente incontro dei BRICS a Nuova Delhi sembra muoversi sull’IA con ben maggior cautela e pragmatismo). La politica deve servire ad affrontare le grandi trasformazioni in atto, come gestirle e come orientare le scelte per un uso consapevole e sostenibile della risorsa IA, ma oggi è la cerchia ristretta di pochi fanatici multimiliardari a dettar legge, o meglio a imporre l’assenza di leggi.
La buona notizia è comunque che la corsa ai Data Center si sta fermando, le incongruenze stanno emergendo, l’indebitamento delle Big Tech raggiunge livelli difficili da sostenere, gli allarmi lanciati dagli esperti diventano sempre più fondati, le previsioni che la bolla creata dall’IA sia destinata a scoppiare sempre più realistiche.
Per questo occorre sensibilizzare la società intera, mobilitarsi ed agire ora con senso civico e politicamente, per non trovarci domani con il territorio stravolto da infrastrutture obsolete, stravolgimenti sociali epocali dopo aver contribuito ad un’ulteriore accelerazione del cambiamento climatico in corso.
Intanto, senza entrare per il momento in una analisi sul futuro che ci prepara l’IA, su cui sarà necessario tornare a riflettere (vedi l’illuminante saggio sull’argomento dello scrittore Cory Doctorow (3)), occorre prendere atto del disastroso impatto che la costruzione dei nuovi Data Center ha sulla nostra quotidianità. Da subito cittadini, associazioni, publica opinione si devono muovere con fermezza e determinazione. La normativa rispetto ai permessi di costruzione dei nuovi Data Center rilasciati dalle autorità regionali e comunali è assolutamente carente e inadeguata alla realtà in relazione all’impatto di queste strutture sul territorio. Non sarà certo con qualche compiacente Valutazione di Impatto Ambientale che si potranno concedere i permessi di costruzione per interventi così rilevanti sul piano della sostenibilità ambientale, energetica e climatica.
Citiamo alcuni degli aspetti che riguardano direttamente la comunità e il territorio.
1. Consumo abnorme di energia che deve essere dissipata nell’ambiente; solo una piccola percentuale di energia serve ai chip dedicati all’IA. Ogni nuovo Data Center richiede un incremento cospicuo della potenza elettrica che la rete nazionale dovrà sopportare. E’ come se per ogni Data Center si costruisse in un breve lasso di tempo una nuova città con milioni di abitanti, i sistemi indipendenti dalla rete hanno un impatto ambientale ancora maggiore e non è nemmeno pensabile che si possa ricorrere alle energie rinnovabili viste le potenze unitarie richieste e l’ubicazione dei centri sul territorio.
2. Consumo enorme di acqua/aria di raffreddamento poiché la maggior parte dell’energia necessaria ad alimentare i chips necessari all’elaborazione dei miliardi di informazioni che l’IA richiede, deve essere dispersa nell’ambiente, proprio quando invece per contrastare gli effetti del surriscaldamento del pianeta dovremmo andare nella direzione esattamente opposta, ridurre le dispersioni di calore all’atmosfera e ridurre drasticamente i consumi energetici inefficienti, quelli per l’IA sono a questo riguardo insostenibili. In Lombardia a Lacchiarella è già in costruzione un impianto, tra i più grandi in Europa, localizzato in una zona già densamente popolata e industrializzata, dove un centro del genere proprio non doveva essere permesso, un esempio eclatante di come le amministrazioni locale e regionale hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare e valutare il problema nella sua complessità. Localmente non verrà apportato alcun beneficio, ma solo consumo di suolo, inquinamento, alterazioni climatiche, senza alcun apprezzabile incremento del livello occupazionale nella zona.
3. La corsa delle Big Tech all’IA richiede enormi investimenti di denaro. La bolla speculativa gonfiata dall’attuale sistema finanziario dominato dai fondi di investimento è pronta a fornire i capitali, occorre continuare ad immettere sul mercato nuove opportunità di investimento e l’IA è una fantastica occasione, promette un mercato infinito agli investitori ed enormi flussi di denaro nelle tasche delle Big Tech. La grande trasformazione che l’IA causerà al mercato del lavoro riguarderà un gran numero di occupati di alto livello, mentre pochi multimiliardari godranno (o sperano di godere) dell’IA insieme a un numero relativamente ristretto di investitori su cui “goccioleranno” (secondo le famose tesi del neoliberista Milton Friedman) una minima parte dei profitti generati dall’IA.
4. Chi paga per le infrastrutture energetiche e per tutti i costi indiretti che i data center richiederanno? Nell’attuale panorama politico non sembra che i governanti abbiano la preoccupazione, né forse la percezione, delle conseguenze che può avere la proliferazione dei Data Center sull’ambiente, sul territorio e sulla vita delle popolazioni. L’abnorme aumento del consumo energetico richiederà la costruzione di nuove centrali e il potenziamento del sistema di distribuzione, tutti costi che entrano nella bolletta che paghiamo al nostro fornitore di energia, costi generali che vengono ripartiti tra tutte le utenze, mentre deriverebbero in maggior parte dalle richieste energetiche esorbitanti dei Data Center.
Tutte questioni che dovrebbero essere all’ordine del giorno delle agende politiche del mondo occidentale (il Sud del Mondo stando alle dichiarazioni conclusive del recente incontro dei BRICS a Nuova Delhi sembra muoversi sull’IA con ben maggior cautela e pragmatismo). La politica deve servire ad affrontare le grandi trasformazioni in atto, come gestirle e come orientare le scelte per un uso consapevole e sostenibile della risorsa IA, ma oggi è la cerchia ristretta di pochi fanatici multimiliardari a dettar legge, o meglio a imporre l’assenza di leggi.
La buona notizia è comunque che la corsa ai Data Center si sta fermando, le incongruenze stanno emergendo, l’indebitamento delle Big Tech raggiunge livelli difficili da sostenere, gli allarmi lanciati dagli esperti diventano sempre più fondati, le previsioni che la bolla creata dall’IA sia destinata a scoppiare sempre più realistiche.
Per questo occorre sensibilizzare la società intera, mobilitarsi ed agire ora con senso civico e politicamente, per non trovarci domani con il territorio stravolto da infrastrutture obsolete, stravolgimenti sociali epocali dopo aver contribuito ad un’ulteriore accelerazione del cambiamento climatico in corso.
(1) https://www.ingenio-web.it/articoli/boom-dei-data-center-in-italia-milano-punta-a-diventare-il-nuovo-hub-europeo/
