Verso la Human Week 2026
La presidente del Tavolo per la Nonviolenza e della commissione Educazione del Municipio 3 introduce l'ormai prossimo momento di riflessione annuale sulla cultura della Nonviolenza, che, mai come quest'anno, non potrà non intrecciarsi strettamente con quella sulla Pace. Appuntamento a Lambrate dall'1 al 4 ottobre, in occasione della Giornata internazionale per la Nonviolenza del 2 ottobre.
(Marina Olivieri)09/09/2026

La Pace non è un'utopia! È assolutamente necessaria e ragionevole, con un po' di impegno anche fattibile. La Pace e la Nonviolenza non sono ideali astratti riservati a pochi eletti, ai grandi della storia come san Francesco o Gandhi, ma scelte concrete che riguardano la vita quotidiana di ciascuno di noi. La Pace non è semplicemente assenza di guerra: è la presenza della giustizia, del dialogo, del rispetto reciproco e della capacità di riconoscere la dignità di ogni essere umano.
È questo che dobbiamo dimostrare a quanti, molti al giorno d'oggi, si stanno rassegnando all'idea che la nostra società non possa evitare i conflitti e anche la guerra sia qualcosa di innato nel genere umano. Poniamoci un po' di domande. È ragionevole o è folle sostenere guerre distruttive e spietate verso i civili più deboli? È ragionevole o folle l'enorme impennata nelle spese per produrre armi destinate a distruggere, sottraendo fondi all'istruzione o al sociale? È ragionevole o folle compromettere l'equilibrio ambientale e inquinare fiumi e mari per il benessere di una minoranza della popolazione? È ragionevole o folle la fame di una buona parte dell'umanità e il consumismo di un'altra? È ragionevole o folle che la ricchezza e il potere si concentrino in poche mani avide e aumentino diseguaglianze vergognose e insopportabili?
Potrei andare avanti a lungo e molte risposte sarebbero ovvie. Sono convinta che ogni uomo e ogni donna desidera un mondo migliore e cerca di realizzarlo per sé e per i propri cari ognuno a modo suo. Ogni persona porta dentro di sé l'ambizione di una vita piena, la ricerca della verità, il bisogno di amare ed essere amata, il desiderio di fraternità, la fatica del limite, la speranza che il male e la morte non abbiano l'ultima parola. Tutto questo ci rende umani e ci accomuna.
È questo che dobbiamo dimostrare a quanti, molti al giorno d'oggi, si stanno rassegnando all'idea che la nostra società non possa evitare i conflitti e anche la guerra sia qualcosa di innato nel genere umano. Poniamoci un po' di domande. È ragionevole o è folle sostenere guerre distruttive e spietate verso i civili più deboli? È ragionevole o folle l'enorme impennata nelle spese per produrre armi destinate a distruggere, sottraendo fondi all'istruzione o al sociale? È ragionevole o folle compromettere l'equilibrio ambientale e inquinare fiumi e mari per il benessere di una minoranza della popolazione? È ragionevole o folle la fame di una buona parte dell'umanità e il consumismo di un'altra? È ragionevole o folle che la ricchezza e il potere si concentrino in poche mani avide e aumentino diseguaglianze vergognose e insopportabili?
Potrei andare avanti a lungo e molte risposte sarebbero ovvie. Sono convinta che ogni uomo e ogni donna desidera un mondo migliore e cerca di realizzarlo per sé e per i propri cari ognuno a modo suo. Ogni persona porta dentro di sé l'ambizione di una vita piena, la ricerca della verità, il bisogno di amare ed essere amata, il desiderio di fraternità, la fatica del limite, la speranza che il male e la morte non abbiano l'ultima parola. Tutto questo ci rende umani e ci accomuna.
Su queste basi dobbiamo rispondere alle domande precedenti e trovare soluzioni ai problemi che ci circondano. Non possiamo rifugiarci nella sfera del privato dove trovare risposte e soddisfazioni personali, rinchiudendoci però in piccoli eden isolati quali gli affetti o le passioni, lasciando fuori dalla porta tutto il caos. In un tempo segnato da guerre, conflitti sociali, divisioni politiche e tensioni nelle relazioni personali, la necessità della Pace appare più urgente che mai.
Per agire nel presente dobbiamo fare tesoro di quanto ci hanno detto e dimostrato i grandi del passato: che ci sono soluzioni alternative, che si può parlare con gli avversari nella logica dell'incontro e non dello scontro. Vediamo anche da soli che il male non può generare il bene e che un male più un altro male si raddoppia solamente. La violenza genera continuamente altra violenza, alimentando un circolo vizioso che produce sofferenza, paura e distruzione. Le contrapposizioni possono essere risolte e la Nonviolenza ce lo dimostra: permette di affrontare i problemi senza distruggere le relazioni e di costruire comunità più coese e solidali. Il bene è prodotto solo da relazioni positive, dall'incontro che produce ascolto e dialogo, da soluzioni condivise che tengano conto dei bisogni di tutti in cui non ci sia spazio per la sopraffazione.
La Nonviolenza rappresenta la strada più efficace e umana per costruire una società pacifica; apre la possibilità della riconciliazione e della cooperazione. Non significa tuttavia passività o rassegnazione di fronte alle ingiustizie, ma al contrario richiede coraggio, volontà e responsabilità. Figure come Gandhi, Martin Luther King e Nelson Mandela hanno dimostrato che il cambiamento può essere ottenuto senza ricorrere alla violenza, attraverso il dialogo, la partecipazione e la forza della verità.
Per agire nel presente dobbiamo fare tesoro di quanto ci hanno detto e dimostrato i grandi del passato: che ci sono soluzioni alternative, che si può parlare con gli avversari nella logica dell'incontro e non dello scontro. Vediamo anche da soli che il male non può generare il bene e che un male più un altro male si raddoppia solamente. La violenza genera continuamente altra violenza, alimentando un circolo vizioso che produce sofferenza, paura e distruzione. Le contrapposizioni possono essere risolte e la Nonviolenza ce lo dimostra: permette di affrontare i problemi senza distruggere le relazioni e di costruire comunità più coese e solidali. Il bene è prodotto solo da relazioni positive, dall'incontro che produce ascolto e dialogo, da soluzioni condivise che tengano conto dei bisogni di tutti in cui non ci sia spazio per la sopraffazione.
La Nonviolenza rappresenta la strada più efficace e umana per costruire una società pacifica; apre la possibilità della riconciliazione e della cooperazione. Non significa tuttavia passività o rassegnazione di fronte alle ingiustizie, ma al contrario richiede coraggio, volontà e responsabilità. Figure come Gandhi, Martin Luther King e Nelson Mandela hanno dimostrato che il cambiamento può essere ottenuto senza ricorrere alla violenza, attraverso il dialogo, la partecipazione e la forza della verità.
Papa Leone XIV ha più volte richiamato la comunità internazionale alla responsabilità di costruire ponti invece di muri e ha invitato credenti e non credenti a promuovere una cultura della fraternità e della cura, riscoprendo il valore della Nonviolenza come stile di vita personale e collettivo. Come diceva papa Francesco il cristiano è per sua natura un nonviolento.
La Nonviolenza presuppone determinazione e capacità di opporsi alle ingiustizie senza replicarne i meccanismi. Operando nella Sicilia del dopoguerra, Danilo Dolci (sociologo, poeta, educatore e attivista della Nonviolenza) ha dimostrato che la lotta contro la povertà, l'emarginazione e le ingiustizie sociali può essere condotta con strumenti rigorosamente nonviolenti. Parlava di 'maieutica reciproca', un metodo basato sull'ascolto e sulla partecipazione che consentiva alle persone di diventare protagoniste del proprio riscatto. La Pace non può assolutamente essere separata dalla giustizia sociale: non ci sarà mai una Pace autentica dove persistono esclusione, sfruttamento e mancanza di opportunità.
La Pace non è un'utopia irraggiungibile, ma una responsabilità condivisa che inizia dalle nostre scelte quotidiane. La Pace non è infatti soltanto un obiettivo, ma deve divenire un metodo, una pratica quotidiana di dialogo e di inclusione, come affermava Aldo Capitini, filosofo, educatore e fondatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Ogni gesto di rispetto, ogni parola pronunciata con responsabilità, ogni scelta orientata al bene comune contribuisce a creare una società più giusta e umana. La Pace non nasce dalla forza delle armi ma dalla forza delle coscienze, dalla capacità di ascoltare, di dialogare e di riconoscere nell'altro un fratello e una sorella.
Durante la HumanWeek, dal 1 al 4 ottobre in via Valvassori Peroni 56, parleremo e discuteremo di questi temi nei nostri diversi appuntamenti. Sono certa che saranno ottime occasioni per incontrarci e diffondere la cultura della Pace e della Nonviolenza in ogni ambito della nostra vita: nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni e nei media.
La Nonviolenza presuppone determinazione e capacità di opporsi alle ingiustizie senza replicarne i meccanismi. Operando nella Sicilia del dopoguerra, Danilo Dolci (sociologo, poeta, educatore e attivista della Nonviolenza) ha dimostrato che la lotta contro la povertà, l'emarginazione e le ingiustizie sociali può essere condotta con strumenti rigorosamente nonviolenti. Parlava di 'maieutica reciproca', un metodo basato sull'ascolto e sulla partecipazione che consentiva alle persone di diventare protagoniste del proprio riscatto. La Pace non può assolutamente essere separata dalla giustizia sociale: non ci sarà mai una Pace autentica dove persistono esclusione, sfruttamento e mancanza di opportunità.
La Pace non è un'utopia irraggiungibile, ma una responsabilità condivisa che inizia dalle nostre scelte quotidiane. La Pace non è infatti soltanto un obiettivo, ma deve divenire un metodo, una pratica quotidiana di dialogo e di inclusione, come affermava Aldo Capitini, filosofo, educatore e fondatore della Marcia per la Pace Perugia-Assisi. Ogni gesto di rispetto, ogni parola pronunciata con responsabilità, ogni scelta orientata al bene comune contribuisce a creare una società più giusta e umana. La Pace non nasce dalla forza delle armi ma dalla forza delle coscienze, dalla capacità di ascoltare, di dialogare e di riconoscere nell'altro un fratello e una sorella.
Educare alla Pace significa insegnare l'empatia, la cooperazione, la gestione costruttiva dei conflitti e il rispetto delle differenze. Significa aiutare le nuove generazioni a comprendere che il confronto non deve trasformarsi in scontro e che la diversità può essere una ricchezza anziché una minaccia.
Appare quindi necessario investire nella cultura della Pace e della Nonviolenza, riconoscendole come strumenti fondamentali per affrontare le sfide del nostro tempo. In un mondo interconnesso, nessuno può salvarsi da solo: solamente attraverso il dialogo e la cooperazione sarà possibile costruire un futuro più umano, sicuro e sostenibile per tutti.
Appare quindi necessario investire nella cultura della Pace e della Nonviolenza, riconoscendole come strumenti fondamentali per affrontare le sfide del nostro tempo. In un mondo interconnesso, nessuno può salvarsi da solo: solamente attraverso il dialogo e la cooperazione sarà possibile costruire un futuro più umano, sicuro e sostenibile per tutti.
Durante la HumanWeek, dal 1 al 4 ottobre in via Valvassori Peroni 56, parleremo e discuteremo di questi temi nei nostri diversi appuntamenti. Sono certa che saranno ottime occasioni per incontrarci e diffondere la cultura della Pace e della Nonviolenza in ogni ambito della nostra vita: nelle famiglie, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle istituzioni e nei media.
Al programma dettagliato della HumanWeek 2026 abbiamo dedicato questo articolo. Nelle prossime settimane seguiranno vari approfondimenti, mentre per ulteriori dettagli e aggiornamenti consigliamo di consultare il sito HumanZone (ndR).
L'immagine è stata ripresa dal sito www.joom.com, che ringraziamo (ndR).
