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  • Perché la visione dei Quindici Martiri ancora ci guida

    "Erano stati un punto fondamentale di riferimento per tutti coloro che in quei mesi, soprattutto a partire dal marzo 1944, si sentivano in lotta permanente contro i fascisti, che avevano tradito Milano nella sua dignità di città libera e indipendente. La storia è questa, indiscutibilmente questa". In questo passaggio del discorso di lunedì sera, Massimo Castoldi, nipote del Martire Salvatore Principato e memorialista della Resistenza, ci dà il senso di questa commemorazione così importante per la Milano (e non solo...) democratica e antifascista. ()
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    Il 27 agosto 1944 il Capo della Provincia, ovvero il Prefetto, di Milano Mario Bassi inviava al Ministero dell’Interno. Direzione Generale di Pubblica Sicurezza un manifesto e un volantino che, scriveva, erano stati «rinvenuti nello stabilimento E[rcole] Marelli di Sesto San Giovanni», l’uno e l’altro «inneggianti» alle figure di Giulio Casiraghi e Umberto Fogagnolo, fucilati il 10 agosto.
    Il manifesto, scritto a caratteri maiuscoli di 3 cm, li esaltava come «eroi nazionali», il volantino era un richiamo alla lotta contro fascisti e nazisti. E voglio, dopo oltre ottant’anni, rileggerlo questa sera, per rivivere con voi per un momento, qui in piazzale Loreto, i sentimenti di allora:


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