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  • Don Mazzi, una vita dalla parte degli ultimi: da via Pusiano a Exodus

    Nel 1979 ebbe inizio una storia destinata a cambiare il modo di affrontare il disagio giovanile. Don Mazzi fece della relazione, della comunità e della possibilità di ricominciare gli strumenti della sua azione. La sua eredità vive ancora oggi a Milano e nel Municipio 3. ()
    Don Mazzi
    Questo non vuole essere un necrologio, ma il ritratto di una figura che ha lasciato un segno profondo nella città e, in particolare, nel territorio dell'attuale Municipio 3.

    Con la scomparsa di don Antonio Mazzi Milano perde una delle figure più originali e controcorrente del cattolicesimo italiano.

    Don Antonio Mazzi è stato molte cose: per molti è stato il fondatore di Exodus, per altri il sacerdote delle comunità di recupero, per altri ancora un volto familiare della televisione. Ma prima di tutto è stato un uomo che ha scelto di stare accanto a chi la società tendeva a considerare un problema: giovani tossicodipendenti, ragazzi in difficoltà, detenuti, persone ai margini.

    Per il territorio dell'attuale Municipio 3 di Milano la sua storia ha un significato particolare. Nel 1979 i superiori dell'Opera Don Calabria gli affidarono la direzione della sede milanese dell'Istituto Don Calabria in via Pusiano, nel quartiere di Crescenzago, allora una periferia segnata da profondi cambiamenti sociali. Erano gli anni in cui l'eroina stava devastando una generazione e le risposte delle istituzioni apparivano spesso insufficienti.

    Don Mazzi comprese che non bastavano l'assistenza o il semplice recupero sanitario. Occorreva ricostruire relazioni, responsabilità, fiducia. Il suo metodo partiva dall'ascolto e dalla condivisione della vita quotidiana. I giovani non erano "casi" da gestire, ma persone con una storia da ricostruire.

    Da quella esperienza nacque, nel 1984, la Fondazione Exodus, destinata a diventare una delle realtà più importanti in Italia nel campo del recupero dalle dipendenze e dell'accompagnamento educativo. La prima comunità sorse proprio nell'area di via Pusiano, dove prese forma un modello innovativo per affrontare il disagio giovanile fondato sulla vita comunitaria, sul lavoro, sullo sport, sulla cultura e sulla responsabilizzazione personale. Nel 1989 il Comune di Milano assegnò ufficialmente la Cascina Molino Torrette a don Mazzi, diventando la prima vera sede stabile e operativa del progetto.

    Exodus è cresciuta negli anni ben oltre i confini milanesi, sviluppando comunità e progetti educativi in molte regioni italiane e anche all'estero, fino a evolvere in un ente autonomo, la Fondazione Exodus. Tuttavia il legame con Milano e con il quadrante orientale della città è sempre rimasto forte. Molte iniziative dedicate ai giovani, alle scuole e alle famiglie hanno continuato a trovare nel territorio del Municipio 3 un punto di riferimento.

    Il contributo di don Mazzi, però, va oltre la costruzione di una rete di comunità. Ha contribuito a cambiare lo sguardo culturale sul disagio giovanile. In un'epoca in cui prevalevano la paura e lo stigma, ha insistito sul valore educativo della relazione e sulla possibilità di ricominciare. Ha spesso provocato il dibattito pubblico con affermazioni fuori dagli schemi, suscitando consenso e critiche, ma mantenendo sempre una forte autonomia di giudizio.

    Il suo linguaggio diretto, talvolta ruvido, rifletteva una convinzione profonda: nessuno può essere ridotto ai propri errori. Era una visione che nasceva dal Vangelo ma che parlava anche a chi non condivideva la fede cristiana, perché fondata sul riconoscimento della dignità della persona.

    Negli anni don Mazzi è diventato una figura pubblica molto conosciuta, grazie anche alla presenza sui mezzi di comunicazione. Eppure il cuore del suo lavoro è rimasto quello iniziato a Milano, tra i ragazzi delle periferie, nelle comunità educative, nei colloqui personali, nelle attività quotidiane di chi prova a ricostruire una vita.

    Oggi, ricordandolo, sarebbe riduttivo fermarsi alla commemorazione. Il modo migliore per rendere omaggio a don Mazzi è interrogarsi sull'attualità delle domande che ha posto: come una comunità accoglie chi è in difficoltà? Come si prevengono l'emarginazione, la dipendenza e la solitudine? Quale spazio diamo ai giovani quando sbagliano?

    Sono interrogativi che riguardano ancora Milano e, in particolare, i quartieri del nostro Municipio. Perché le fragilità sono cambiate, ma non sono scomparse. E l'intuizione che guidò don Mazzi oltre quarant'anni fa conserva ancora oggi tutta la sua forza: nessuno si salva da solo e ogni persona può ricominciare, se trova qualcuno disposto a camminare con lei.

    Don Antonio Mazzi viveva a Milano all'interno della Cascina Milino Torrettesituata nel Parco lambro, sede principale del Progetto Exodus. Qui si è spento a 96 anni e in questo luogo simbolico della sua eredità sociale è stata allestita la camera ardente. Il lutto cittadino e i funerali in Sant'Ambrogio alla presnza di una grande folla hanno testimoniato l'immenso impatto sociale che don Mazzi e la fondazione Exodus hanno lasciato alla città.


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