Di nuovo al CPR a quattro mesi dall'ultima visita: un luogo drammaticamente al collasso

L'intenzione era verificare soprattutto quali fossero le condizioni del centro nel momento più difficile dell'anno. E, secondo quanto riportano Sereke e Paladini nel loro comunicato, la situazione riscontrata sarebbe ancora più critica rispetto a quella osservata quattro mesi fa.
“Abbiamo potuto verificare che all'interno del CPR la situazione è anche peggiorata: in un mese si sono susseguiti 17 eventi critici registrati dal gestore, tentativi di suicidio, autolesionismo, ingestione di corpi contundenti, più diversi scioperi della fame e fratture non registrati.”
“Un episodio appare
particolarmente grave. La
persona che ha ingerito del detersivo da bagni è attualmente sotto
osservazione in terapia intensiva, mentre otto tra le altre coinvolte
in eventi critici sono state rilasciate, dopo una nuova verifica
dell'idoneità alla reclusione in spazi ristretti.
Erano
ancora in corso lavori di manutenzione e visibili i segni dei
tentativi di incendio, una persona risultava sotto osservazione
all'interno del CPR dopo essersi data fuoco.”
I consiglieri hanno constatato “un livello di sofferenza e tensione maggiore, dato dall'insopportabile caldo e dal numero massimo raggiunto con l'attuale gestione: (…) 88 presenti in elenco, alcuni trattenuti da marzo. Anche la presenza di forze dell'ordine era imponente nei numeri, molte e molti giovani agenti, che ci hanno accompagnato addirittura all'interno dei moduli estremamente caldi, molti i materassi spostati negli spazi semiaperti, e purtroppo sporchi.”
Il quadro descritto nel comunicato è quindi quello di una struttura attraversata da una forte tensione, nella quale episodi di autolesionismo e disperazione si sommano a problemi materiali e ambientali. A rendere particolarmente difficile la situazione è stato il caldo eccezionale di questi giorni.
“Nonostante una manifesta reticenza nel fornire i dati degli interventi sanitari, degli ingressi e delle uscite nell'ultimo mese, ci è stato riferito delle condizioni di sofferenza anche di chi opera come mediatore”.
Il problema delle temperature elevate assume un peso particolare in una struttura dove le persone non possono decidere autonomamente di uscire, cambiare ambiente o trovare una sistemazione alternativa.
“Abbiamo
raccolto le testimonianze di oltre 16 persone trattenute in due delle
quattro sezioni aperte, la quinta non era ancora agibile. Tutte le
persone hanno espresso forte disagio, disperazione, alcune
smarrimento, rabbia per le condizioni di trattamento (pasti scaduti,
assenza di ascolto e cura), lacrime, calci e pugni alle porte e
soprattutto richieste di aiuto.”
Un
altro elemento raccolto riguarda le condizioni di chi lavora
all'interno del CPR. Agli ispettori sarebbero state riferite
situazioni di sofferenza anche da parte dei mediatori.
Al termine della loro relazione, Sereke e Paladini rilanciano una posizione già espressa in precedenza: la richiesta di chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio.
“Rinnoviamo per questo il nostro appello al Sindaco, i CPR sono luoghi patogeni che devono essere chiusi perchè non rispettano la dignità delle persone, che lo Statuto della città e la Costituzione garantiscono.”.
La visita del 6 agosto riporta ancora una volta via Corelli al centro dell'attenzione pubblica. Non soltanto per il numero degli eventi critici registrati nell'ultimo mese, ma per l'insieme degli elementi raccolti durante l'ispezione.
Per il Municipio 3, dove il CPR si trova, è un tema che non può essere considerato estraneo alla vita della città. E la relazione di Sereke e Paladini pone ancora una volta una domanda che riguarda non soltanto la gestione della struttura, ma il principio stesso alla base del trattenimento amministrativo: quali condizioni di vita e quali garanzie devono essere assicurate a una persona a cui lo Stato limita la libertà?
