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  • Di nuovo al CPR a quattro mesi dall'ultima visita: un luogo drammaticamente al collasso

    In questa ispezione Rahel Sereke, consigliera del Municipio 3, e Luca Paladini, consigliere regionale hanno constatato un livello di sofferenza e tensione crescente, tentativi di suicidio, autolesionismo, ingestione di corpi contundenti, scioperi della fame. E concludono: «I CPR sono luoghi patogeni, devono essere chiusi». ()
    cpr via corelli 2
    «Abbiamo scelto una settimana d'estate perché è il periodo più critico per le persone private della libertà in tutti i luoghi di reclusione». Rahel Sereke, consigliera del Municipio 3 di Milano Unita e Luca Paladini, consigliere regionale del Patto Civico, rilasciano un comunicato stampa della loro nuova ispezione al Centro di permanenza per il rimpatrio di via Corelli effettuata il 6 agosto, a quattro mesi dalla precedente compiuta insieme all'eurodeputata Strada e ai consiglieri regionali Romano e Rosati, e dopo un mese dall'ingresso nel CPR del sindaco Giuseppe Sala.

    L'intenzione era verificare soprattutto quali fossero le condizioni del centro nel momento più difficile dell'anno. E, secondo quanto riportano Sereke e Paladini nel loro comunicato, la situazione riscontrata sarebbe ancora più critica rispetto a quella osservata quattro mesi fa.

    “Abbiamo potuto verificare che all'interno del CPR la situazione è anche peggiorata: in un mese si sono susseguiti 17 eventi critici registrati dal gestore, tentativi di suicidio, autolesionismo, ingestione di corpi contundenti, più diversi scioperi della fame e fratture non registrati.”

    “Un episodio appare particolarmente grave. La persona che ha ingerito del detersivo da bagni è attualmente sotto osservazione in terapia intensiva, mentre otto tra le altre coinvolte in eventi critici sono state rilasciate, dopo una nuova verifica dell'idoneità alla reclusione in spazi ristretti.
    Erano ancora in corso lavori di manutenzione e visibili i segni dei tentativi di incendio, una persona risultava sotto osservazione all'interno del CPR dopo essersi data fuoco.”

    I consiglieri hanno constatato “un livello di sofferenza e tensione maggiore, dato dall'insopportabile caldo e dal numero massimo raggiunto con l'attuale gestione: (…) 88 presenti in elenco, alcuni trattenuti da marzo. Anche la presenza di forze dell'ordine era imponente nei numeri, molte e molti giovani agenti, che ci hanno accompagnato addirittura all'interno dei moduli estremamente caldi, molti i materassi spostati negli spazi semiaperti, e purtroppo sporchi.”

    Il quadro descritto nel comunicato è quindi quello di una struttura attraversata da una forte tensione, nella quale episodi di autolesionismo e disperazione si sommano a problemi materiali e ambientali. A rendere particolarmente difficile la situazione è stato il caldo eccezionale di questi giorni.

    “Nonostante una manifesta reticenza nel fornire i dati degli interventi sanitari, degli ingressi e delle uscite nell'ultimo mese, ci è stato riferito delle condizioni di sofferenza anche di chi opera come mediatore”.

    Il problema delle temperature elevate assume un peso particolare in una struttura dove le persone non possono decidere autonomamente di uscire, cambiare ambiente o trovare una sistemazione alternativa.

    “Abbiamo raccolto le testimonianze di oltre 16 persone trattenute in due delle quattro sezioni aperte, la quinta non era ancora agibile. Tutte le persone hanno espresso forte disagio, disperazione, alcune smarrimento, rabbia per le condizioni di trattamento (pasti scaduti, assenza di ascolto e cura), lacrime, calci e pugni alle porte e soprattutto richieste di aiuto.”

    Un altro elemento raccolto riguarda le condizioni di chi lavora all'interno del CPR. Agli ispettori sarebbero state riferite situazioni di sofferenza anche da parte dei mediatori.

    Al termine della loro relazione, Sereke e Paladini rilanciano una posizione già espressa in precedenza: la richiesta di chiusura dei Centri di permanenza per il rimpatrio.

    “Rinnoviamo per questo il nostro appello al Sindaco, i CPR sono luoghi patogeni che devono essere chiusi perchè non rispettano la dignità delle persone, che lo Statuto della città e la Costituzione garantiscono.”.

    La visita del 6 agosto riporta ancora una volta via Corelli al centro dell'attenzione pubblica. Non soltanto per il numero degli eventi critici registrati nell'ultimo mese, ma per l'insieme degli elementi raccolti durante l'ispezione.

    Per il Municipio 3, dove il CPR si trova, è un tema che non può essere considerato estraneo alla vita della città. E la relazione di Sereke e Paladini pone ancora una volta una domanda che riguarda non soltanto la gestione della struttura, ma il principio stesso alla base del trattenimento amministrativo: quali condizioni di vita e quali garanzie devono essere assicurate a una persona a cui lo Stato limita la libertà?


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