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  • Lulli–Porpora, il Comitato inquilini invia una proposta di protocollo d'intesa ad ALER

    Il Comitato Inquilini passa dalle proteste alle proposte: invia ad ALER una bozza di accordo in 19 articoli per gestire i trasferimenti durante i lavori. Al centro, rotazione negli alloggi sfitti, diritto al rientro e tutela della comunità del quartiere. ()
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    La vicenda della riqualificazione del complesso ALER di via Lulli e via Porpora entra in una nuova fase. Dopo settimane di assemblee, incontri pubblici, prese di posizione dei sindacati e interrogazioni istituzionali, il Comitato Inquilini Lulli–Porpora ha deciso di compiere un passo formale, inviando ad ALER una proposta articolata di Protocollo d'intesa per la gestione delle mobilità connesse ai lavori di ristrutturazione.

    Come raccontato da questo giornale negli ultimi mesi, il progetto di riqualificazione, finanziato con fondi europei "Repower EU", interessa gli edifici di via Lulli 30 e 30 bis e di via Porpora 43 e 47. L'obiettivo degli interventi – miglioramento energetico, adeguamenti strutturali, rifacimento degli impianti e manutenzione straordinaria – non è mai stato contestato dagli abitanti. Al contrario, gli inquilini chiedono da tempo che un patrimonio edilizio ormai datato venga finalmente recuperato.

    Il nodo del conflitto riguarda invece le modalità con cui ALER intende realizzare i lavori. L'ipotesi di svuotare completamente gli edifici, trasferendo circa 160 nuclei familiari anche lontano dal quartiere, è stata fin dall'inizio considerata dagli abitanti una soluzione sproporzionata e socialmente dannosa. Da qui la proposta, sostenuta anche dalle organizzazioni sindacali degli inquilini, di utilizzare gli appartamenti oggi sfitti per realizzare una rotazione interna, limitando gli spostamenti e consentendo, dove tecnicamente possibile, di mantenere le famiglie nel comparto.

    Nei giorni scorsi, constatata l'assenza di una proposta ufficiale di protocollo da parte di ALER che recepisse queste richieste, il Comitato ha deciso di uscire allo scoperto con un testo completo, inviato tramite PEC all'azienda, al Comune di Milano, alla Regione Lombardia e agli altri soggetti coinvolti.

    Il documento non rappresenta un semplice elenco di richieste, ma una vera e propria bozza di accordo, composta da diciannove articoli, che disciplina ogni fase della riqualificazione con l'obiettivo dichiarato di coniugare l'esecuzione dei lavori con la tutela delle persone che abitano il quartiere.

    Il principio ispiratore è che la riqualificazione deve migliorare gli edifici senza trasformarsi in un processo di espulsione sociale. Per questo il protocollo afferma che la mobilità degli inquilini deve essere limitata ai casi strettamente indispensabili e privilegiata sempre nella forma temporanea, con il diritto garantito di rientrare nel proprio alloggio una volta conclusi i lavori.

    Uno dei punti più significativi riguarda infatti la verifica tecnica preventiva. Prima di disporre qualsiasi trasferimento, ALER dovrebbe dimostrare, edificio per edificio e scala per scala, che i lavori non possano essere eseguiti con gli abitanti presenti oppure ricorrendo a spostamenti limitati all'interno dello stesso stabile. Lo svuotamento totale degli edifici non potrebbe quindi essere assunto come scelta generale, ma dovrebbe essere motivato sulla base delle effettive esigenze del cantiere.

    Altro elemento centrale è la valorizzazione degli alloggi oggi vuoti. Secondo la proposta, questi appartamenti dovrebbero costituire il motore di un piano di rotazione interna, consentendo agli inquilini di trasferirsi temporaneamente nel comparto e di rientrare successivamente nelle abitazioni ristrutturate. Solo in assenza di soluzioni locali si potrebbe ricorrere ad alloggi situati nel resto del Municipio 3 e, soltanto come ultima possibilità, in altre zone della città.

    Grande attenzione viene dedicata ai nuclei più fragili, anziani, persone con disabilità, cittadini affetti da patologie croniche, famiglie con minori, persone assistite dai servizi sociali e caregiver dovrebbero beneficiare di una tutela rafforzata. Per ciascuno sarebbe predisposto un progetto individuale di mobilità, con il coinvolgimento dei servizi comunali e sanitari, cercando di evitare trasferimenti multipli e garantendo la continuità delle cure, dell'assistenza domiciliare, della frequenza scolastica e delle relazioni di prossimità.

    Il protocollo propone inoltre un censimento condiviso degli alloggi e dei nuclei familiari, ritenuto indispensabile per superare le incongruenze oggi esistenti sui dati disponibili e programmare gli interventi sulla base della reale situazione sociale del comparto.

    Particolare rilievo assume anche il diritto di rientro. Il testo stabilisce che ogni famiglia trasferita temporaneamente conservi una priorità assoluta per tornare nel proprio alloggio originario. Solo un'impossibilità tecnica documentata potrebbe impedire questo rientro, nel qual caso dovrebbe essere garantita la sistemazione nella stessa scala, nello stesso edificio o comunque all'interno del comparto. Il protocollo esclude inoltre che gli alloggi liberati possano essere assegnati ad altri prima che gli assegnatari originari abbiano esercitato o rinunciato espressamente al proprio diritto.

    Sul piano economico la proposta prevede che tutti i costi dei trasferimenti siano integralmente sostenuti da ALER. Traslochi, smontaggio e rimontaggio dei mobili, deposito degli arredi, trasporto di ausili sanitari, allacci delle utenze, assistenza alle persone fragili ed eventuali risarcimenti per danni non dovrebbero comportare alcun onere per gli inquilini. Viene inoltre ribadito che la mobilità temporanea non può determinare la perdita dell'anzianità di assegnazione, modifiche del contratto o aumenti di canone legati ai lavori.

    Accanto alle garanzie individuali, la proposta introduce strumenti permanenti di partecipazione. Si prevede infatti l'istituzione di un Tavolo tecnico composto da ALER, Comune, Municipio 3, sindacati, Comitato Inquilini e servizi sociali, con il compito di monitorare il cronoprogramma, verificare le necessità di trasferimento, seguire il recupero degli alloggi vuoti e affrontare le criticità che dovessero emergere. A questo si aggiungerebbe un Laboratorio di quartiere aperto agli abitanti, destinato a fornire informazioni, assistenza amministrativa e supporto durante tutte le fasi del progetto.

    Infine, il protocollo pone l'accento sulla trasparenza. Gli abitanti dovrebbero poter conoscere l'avanzamento dei lavori, il numero degli alloggi recuperati, quello delle famiglie trasferite, la quota di mobilità interna ed esterna e l'utilizzo delle risorse destinate alla gestione sociale dell'intervento. Un sistema di monitoraggio pubblico consentirebbe inoltre di verificare periodicamente il rispetto degli impegni assunti.

    Con l'invio della proposta il Comitato Inquilini dichiara di voler spostare il confronto dal piano della protesta a quello della negoziazione, mettendo sul tavolo un testo concreto sul quale aprire una discussione con ALER e con le istituzioni. Resta ora da capire se l'azienda raccoglierà l'invito ad aprire un confronto formale oppure manterrà l'impostazione fin qui seguita. Da questa risposta dipenderà non solo l'organizzazione del cantiere, ma anche il futuro di una comunità che chiede di poter vedere riqualificata la propria casa senza essere costretta ad abbandonare il proprio quartiere.



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