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  • Forlanini, tra buone notizie e qualche topolino affamato

    Nuova governance al Parco Sud e una passerella sul Lambro pronta per settembre: al Grande Parco Forlanini arrivano buone notizie, anche se resta senza una regìa propria e continua a fare gola a chi vorrebbe rosicchiarne i bordi — dal campo base della M4 in via Cavriana al futuro del Pratone. Viaggio tra le novità di un sogno verde che cammina da oltre dieci anni. ()
    grande forlanini
    C'è un parco, a est di Milano, che da anni vive un po' come una promessa: il Grande Parco Forlanini, il sogno di una lunga striscia verde che dal centro città arriva fino all'Idroscalo, cucendo insieme prati, cascine, il Lambro e i quartieri che ci stanno intorno. È un'idea che gli abitanti della zona, riuniti in associazione fin dal 2012, continuano a coltivare con caparbietà: un parco che si costruisce poco alla volta, con piccole opere a basso costo, più che con un colpo di scena. E proprio in queste settimane sono arrivate alcune novità che vale la pena raccontare — qualcuna buona, qualcuna un po' meno.

    Partiamo dalle cose che fanno ben sperare. Al Parco Sud, l'ente che abbraccia migliaia di ettari di verde attorno alla città, c'è un nuovo governo: la presidenza è andata ad Andrea Checchi e la direzione al neonominato Francesco Occhiuto. Può sembrare un dettaglio da addetti ai lavori, ma non lo è: la nuova direzione si è mostrata da subito attenta alle questioni del Parco, e questo accende qualche speranza in vista di una futura, vera governance del Grande Parco Forlanini. Perché il nodo, da sempre, è proprio quello.

    Il punto dolente, infatti, resta la regìa. La governance del Forlanini è ancora saldamente nelle mani della Giunta milanese, senza novità sostanziali all'orizzonte. E un parco senza un ente unico che lo guidi è un parco debole, esposto agli appetiti di chi vorrebbe rosicchiarne un pezzetto qui e uno là. Un po' come una bella forma di formaggio lasciata incustodita: prima o poi qualche topolino si fa avanti. Il rischio è proprio questo: che i tanti interventi in corso nell'area procedano ciascuno per conto suo, senza una visione d'insieme che tenga il Parco come riferimento, vanificando anni di lavoro.

    Un esempio concreto di questi "appetiti" arriva da via Cavriana, dove sorge il campo base della M4. L'accordo prevedeva la restituzione completa dell'area, ma è arrivata la richiesta di non riconsegnarla tutta: l'idea è di mantenere circa 8 delle 18 strutture esistenti e inserirle, fino alla fine dei lavori di prolungamento della metropolitana verso Segrate, nel piano welfare per le persone senza tetto. L'Associazione non si è opposta a priori, ma ha inviato agli assessori una proposta per collocare quelle strutture in modo più organico e meno invasivo rispetto al futuro dell'area. Nel frattempo Cascinet — che di quello spazio è assegnataria e a cui dovrebbe tornare, una volta bonificato — ha rilanciato con un'idea che ha il pregio di trasformare un problema in opportunità: usare quei campi come scuola e laboratorio di agricoltura, in un progetto di integrazione. Tradurre, insomma, un cantiere in un luogo che insegna.


    Ma veniamo alle buone notizie, che per fortuna non mancano. La prima riguarda il Pratone, quel grande prato di via Mezzofanti che per il quartiere è stato per decenni molto più di uno spazio verde: campo da calcio improvvisato, rifugio per i giochi dei bambini, ritrovo per chi porta a spasso il cane e per chi cerca un po' di ombra sotto gli alberi. Poi è arrivato il cantiere della M4 e il prato è sparito sotto ruspe e container, con la promessa che sarebbe tornato. La restituzione ha lasciato più di un dubbio, ma ora pare che l'Assessora Grandi abbia ottenuto una revisione del progetto — anche alla luce dei continui allagamenti che rendono spesso impraticabile la parte centrale. Tra le novità ci sarebbe la riapertura del sottopassaggio verso via Cavriana, lo stesso usato durante i lavori della M4 per il passaggio dello smarino. I lavori veri e propri dovrebbero arrivare tra un paio d'anni; nel frattempo, però, dovrebbe aprire la ciclabile verso via Cucchi, sfruttando il Cavalcavia Buccari. Un piccolo passo, ma nella direzione giusta.

    E poi c'è la notizia che, più di tutte, sa di festa: la passerella sul Lambro. È stata annunciata la realizzazione dei percorsi che mancano per completarla, e l'inaugurazione è attesa per settembre. Può sembrare una semplice passerella ciclopedonale, ma è in realtà il primo tassello concreto del grande disegno del Parco Metropolitano: il pezzo che permette di scavalcare il fiume e di iniziare davvero a "ricucire" le tessere sparse del verde a est. La sua apertura cambierà la percezione stessa del Parco, rendendone evidente — finalmente, e a chiunque ci passi — l'importanza.

    Insomma, il Forlanini resta un cantiere a cielo aperto, fatto di promesse, qualche insidia e parecchia testardaggine. I topolini, ogni tanto, si affacciano. Ma a settembre, sulla nuova passerella, si potrà attraversare il Lambro e guardare il parco con occhi un po' diversi. E per un'idea che cammina da oltre dieci anni, non è affatto poco.

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