Dal diritto alla casa alla lotta contro la povertà estrema: il modello Milano

Il nuovo sistema, attivo dal marzo 2024 e finanziato con circa 40 milioni di euro, grazie a fondi PNRR, europei e comunali, si articola su quattro pilastri: servizi di bassa soglia, accoglienza residenziale, percorsi di presa in carico e azioni strategiche. L’obiettivo è il passaggio da una logica assistenziale a una promozione attiva dei diritti, dove ogni intervento è cucito sulle esigenze della persona.
Chiariamo innanzitutto cosa significa “servizi di bassa soglia”. Sono interventi socio-sanitari e di accoglienza pensati per le persone che vivono in condizioni di grave marginalità (senza fissa dimora, tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale) con l’obiettivo principale di intercettare i bisogni primari senza imporre obblighi burocratici, come primo punto di contatto per costruire un percorso di inclusione. I servizi essenziali rimangono il primo punto di contatto. Oltre alle docce pubbliche storiche (via Pucci e via Anselmo da Baggio) e alla rete delle mense coordinate da Caritas, Milano punta ora sulle "Stazioni di Posta". Finanziate dal PNRR, queste strutture polifunzionali come quelle di via Barabino e via Aldini offrono non solo posti letto, ma anche lavanderia, guardaroba, deposito bagagli e spazi per la formazione professionale.
La dottoressa Pasqui ha precisato che la rete di coprogettazione comprende 32 partner strutturali (organizzati in 9 associazioni temporanee d'impresa) e altri 50-60 soggetti collaboratori di secondo livello che operano in strada con unità mobili ordinarie e specialistiche (mediche, psichiatriche e persino veterinarie), coordinate attraverso la piattaforma informatica "Tutti per te". Questo strumento permette di “georeferenziare” i bisogni: "Se una persona ha bisogno di scarpe numero 43, l'unità mobile della sera successiva viene avvisata in tempo reale", ha spiegato la dottoressa Pasqui.
Uno dei temi più caldi discussi in Commissione è stato il nuovo assetto delle iscrizioni anagrafiche, fondamentale per l'accesso al welfare e alla salute. Il sistema è stato sdoppiato tra Residenza Virtuale e Residenza Anagrafica ordinaria. La “Residenza virtuale (Residenzami)”, riservata esclusivamente a chi vive in strada, in case protette, ai lavoratori mobili o agli occupanti abusivi con denuncia penale è un servizio che fornisce una residenza anagrafica fittizia, virtuale alle persone senza dimora, permettendo l’accesso ai servizi fondamentali e di welfare, ottenere documenti, ricevere assistenza sanitaria, ricevere corrispondenza. La “Residenza anagrafica ordinaria” per chi, pur in situazioni precarie, come subaffitti in nero o ospitalità da amici, ha un luogo fisico dove dimora. Queste persone devono ora rivolgersi agli sportelli anagrafici dei municipi dichiarando la propria posizione effettiva, liberando così il servizio sociale dalle pratiche puramente burocratiche.
Per il territorio del Municipio 3 sono emerse novità significative. È stata confermata la prossima apertura di uno sportello per la residenza virtuale presso la mensa delle suore di via Ponzio, un presidio fondamentale per decentrare il servizio e facilitare l'accesso ai documenti.
Sul fronte dell'abitare, il Municipio 3 ospita eccellenze come "Casa Walter" della Comunità di Sant'Egidio: un progetto di “Housing First” che ha permesso a persone anziane e malate di passare direttamente dalla strada a una vera abitazione civile a vita. “Housing first” è infatti un innovativo approccio di contrasto alla grave marginalità sociale e al problema dei senzatetto, che mette al centro l’assegnazione di un appartamento indipendente come punto di partenza, invertendo il modello tradizionale che prevede prima un percorso di riabilitazione e solo alla fine una casa. Anche l'associazione Ronda della Carità e della Solidarietà ha sottolineato l'importanza del lavoro di rete per agganciare i cosiddetti "irriducibili", persone che vivono in strada da decenni e per le quali la relazione umana è l'unica chiave di volta.
Purtroppo molte associazioni hanno segnalato un aumento dell'aggressività in strada, spesso legata all'abuso di sostanze come il crack e a gravi patologie psichiatriche. I volontari si trovano così a gestire situazioni di tensione crescente, che richiedono un numero maggiore di operatori per ogni uscita.
Un altro problema cronico è la perdita dei documenti. Per questo, l'Università Bocconi sta promuovendo un progetto sperimentale per l'installazione di otto “locker” in città. Si tratta di armadietti sicura, dove i senza dimora potranno custodire i propri beni ed evitare di dover ricominciare ogni volta l'iter burocratico per carta d'identità e permessi di soggiorno.
Secondo gli ultimi dati ISTAT e della rilevazione "Raccontami", a Milano vivono circa 2.000 persone in stato di grave marginalità, di cui circa 500-600 dormono effettivamente in strada. Sebbene la concentrazione maggiore rimanga nelle zone centrali e intorno alla Stazione Centrale, Municipio 1 e 2, il Municipio 3 monitora con attenzione i luoghi di aggregazione come piazza Durante e le aree limitrofe dove la presenza di servizi e di opportunità commerciali attira chi è in cerca di aiuto creando una massa critica di persone che, soprattutto nei mesi estivi, può rendere difficile la gestione della sicurezza e della salute mentale in quegli spazi pubblici. Un volontario intervenuto in Commissione descrive piazza Durante proprio come una sorta di centro di smistamento dove gruppi diversi si ritrovano, portando dinamiche complesse di convivenza e talvolta violenza legata all'abuso di sostanze
La sfida per il Municipio 3, come sottolineato dall'assessora Polo e dalla presidente Borgese, è ora quella di integrare sempre più queste realtà nel tessuto sociale del quartiere. Il "modello Milano" punta sulla bellezza dei luoghi, come il restyling del centro Sammartini e sulla dignità della persona: perché, come emerso chiaramente dai lavori della commissione, "a Milano è difficile morire di fame, ma si può ancora morire di solitudine e di esclusione dai diritti".
