Case ALER di Lulli-Porpora: assemblea dei residenti sul progetto del trasloco forzato di 160 famiglie

Case popolari di Porpora Lulli. Dopo quarant’ anni, adesso se ne vanno (di Chiara Berardi)
Quarant’anni senza manutenzione. Quarant’anni di muffa sui muri, di perdite d’acqua che nessuno veniva a riparare, di bagni rifatti di tasca propria perché aspettare Aler era come aspettare qualcosa che non arriva. Gli inquilini del quartiere Lulli Porpora a Milano hanno imparato ad arrangiarsi. Hanno comprato le piastrelle, chiamato gli idraulici, messo mano al portafogli per interventi che non erano loro dovere fare. Strutturali, non estetici. Sopravvivenza, non abbellimento.
Adesso Aler ha trovato i soldi. Grazie al RePower EU, finalmente ci sono i fondi per riqualificare. Sembrerebbe una buona notizia. Non lo è. Perché la condizione è questa, lo ha spiegato Aler ai sindacati inquilini: gli stabili devono essere completamente vuoti per i lavori. Tutti fuori. Famiglie che vivono lì da quarant’anni, anziani che hanno costruito lì la loro rete, persone fragili che si appoggiano al vicinato come ci si appoggia a un muro che regge. Tutti fuori, entro fine settembre. Dove? In altre case popolari in Città Studi, dicono. Appartamenti anch’essi da ristrutturare — ma,dice Aler, tranquilli, li sistemeremo dopo che avrete firmato. Prima firmate, poi facciamo i lavori.
I conti qualcuno degli abitanti e degli attivisti li ha fatti: se le famiglie lasciano le case a fine settembre, quali lavori si potranno fare nelle nuove abitazioni con in mezzo due mesi estivi? Poco più di una mano di vernice, probabilmente. Le spese di trasloco in uscita le copre Aler. Quelle al ritorno, fra tre anni, no. E chi volesse rientrare, ammesso che lo voglia ancora, ammesso che abbia resistito tre anni lontano dal suo quartiere, pagherà un affitto aumentato (lo impone la legge regionale sulle case popolari per i casi di rivalutazione dell’immobile). Pagare di più per tornare a casa propria, agli affetti di una vita.
Gli inquilini chiedono una cosa semplice. Ragionevole. Umana. Che i lavori si facciano per gradi: partire dagli stabili già vuoti, spostare le famiglie negli appartamenti ristrutturati man mano, procedere senza espellere nessuno dal quartiere. Una mobilità interna. Una logistica che rispetti lepersone.
Il 29 aprile le opposizioni in Regione Lombardia hanno presentato una mozione (prima firma quella del consigliere regionale di AVS Onorio Rosati) che chiedeva esattamente questo: un piano di mobilità condiviso con gli inquilini e i sindacati e l’impegno a coprire anche le spese del trasloco per chi volesse rientrare. La maggioranza di destra al Pirellone ha bocciato la mozione.
Il Municipio 3 di Milano, invece, ha approvato una mozione della maggioranza che chiede al Comune un impegno per seguire le persone che abitano nelle case popolari di Porpora Lulli in questa fase delicata. Grazie a un emendamento di AVS in Municipio si è chiesto anche al Comune di valutare la possibilità di mettere a disposizione gli alloggi sfitti di viale Lombardia 65, di proprietà MM, le uniche case popolari a disposizione nelle immediate vicinanze. Una finestra. Piccola, ma aperta.
Aler non ha presentato un piano degli interventi, malgrado la richiesta di un percorso partecipato che abitanti e sindacati inquilini hanno presentato anni fa. La dirigenza Aler ha detto che gli stabili dovranno essere «sventrati». Che contatterà le famiglie singolarmente. Separandole. A fine giugno inizieranno gli incontri con gli inquilini di due palazzine.
Nel frattempo il Comitato degli inquilini si organizza. Protesta. Resiste. All’assemblea dei residenti convocata dai sindacati inquilini e dal Comitato si è visto un bellissimo clima di solidarietà tra gli abitanti, pronti a darsi manforte a vicenda pur sapendo di avere interessi non sempre coincidenti. Il 24 giugno Aler ha convocato gli inquilini di sole due palazzine, ma loro si presenteranno davanti ad Aler tutti insieme. Compatti. Sta crescendo una voglia di partecipare inaspettata per chi conosce la rassegnazione e la disperazione di chi vive nelle case popolari, un impegno dimostrato anche dalla partecipazione alle manifestazioni dei sindacati inquilini e alle sedute del Municipio in cui si discuteva la mozione che li riguardava.
C’è una parola per quello che succede quando una istituzione pubblica abbandona le case per Quarant’anni e poi chiede agli inquilini di andarsene perché finalmente vuole fare i lavori. Quella parola non è riqualificazione. Tutta questa operazione risponde al disegno di allontanare le persone più umili da Milano, soprattutto se queste abitano in un quartiere di grande interesse architettonico e che, anche se degradato, si trova vicino alla zona di Loreto. Il rifacimento del piazzale, per ora solo annunciato, ha già messo sotto pressione il mercato abitativo nelle immediate vicinanze. E questa vicenda delle case Aler di Porpora è solo uno degli effetti.
