Lulli-Porpora: la ristrutturazione ALER non può ignorare il "cuore sociale" del quartiere

La ristrutturazione degli stabili ALER tra via Lulli 30 e 30 bis e via Porpora 43-47 è uno degli interventi più rilevanti che stanno prendendo forma a Milano proprio nell'ambito del programma REPowerEU.
Si tratta di un complesso ALER abitato da circa 160 famiglie, molte delle quali anziane. Per consentire l'esecuzione dei lavori è previsto il trasferimento temporaneo degli inquilini. La gestione di questi trasferimenti è stata oggetto di dibattito politico in Regione Lombardia. La consigliera Carmela Rozza del Pd ha denunciato: “Negli stabili Aler in ristrutturazione di via Lulli e via Porpora si trasferiscono gli inquilini altrove mentre a pochi metri ci sono alloggi vuoti”. Rozza ha presentato una mozione, bocciata, chiedendo di garantire loro un piano di trasferimenti condiviso.
In realtà si tratta di interventi “profondi”, che devono ridurre in modo
significativo il fabbisogno energetico degli edifici: almeno del 30%. L'intervento dovrebbe produrre riduzione delle bollette
energetiche per gli assegnatari, miglioramento del comfort abitativo, aumento
della sicurezza e della qualità edilizia degli edifici; contemporaneamente
si avrebbe la valorizzazione del patrimonio e la diminuzione delle emissioni.
A seguito di ciò, il futuro del quadrilatero compreso tra via Lulli e via Porpora è stato al centro di una tesa e partecipata Commissione quadri-giunta del Municipio 3 (Mobilità Casa e Sport, Politiche Sociali, Educazione e Territorio) tenutasi lo scorso 27 maggio successiva a una riunione del Consiglio sullo stesso tema del giovedì precedente. Sebbene la necessità di riqualificare edifici degradati sia condivisa da tutti, le modalità con cui ALER sta gestendo i trasferimenti temporanei hanno sollevato un coro di proteste e preoccupazioni.
Il quartiere non è solo un insieme di muri, ma un delicato ecosistema sociale composto in gran parte da persone anziane, ultra-ottantenni e novantenni, molte delle quali donne che vivono sole. Durante la commissione, le testimonianze dirette hanno dipinto un quadro di estrema fragilità: persone allettate, residenti con mobilità ridotta o gravi disabilità visive.
Gianfranco Candida, dell'associazione Mutuo Soccorso, che da anni opera nel quartiere, ha descritto situazioni limite che definiscono la "solidarietà vicinale" di zona: «Abbiamo un piano con tre famiglie dove l’inquilina più giovane è una novantenne con le stampelle che ha le chiavi dei vicini allettati per soccorrerli in caso di bisogno. Spezzare questo legame spostandoli altrove è, per molti di loro, una condanna a morte sociale». Per questi residenti il quartiere è una mappa di punti di riferimento essenziali: il medico, la farmacia, il vicino che porta la spesa, punti di riferimento anche psicologici.
La richiesta principale emersa con forza da parte degli inquilini e dei rappresentanti sindacali di SICET e SUNIA è chiara: la mobilità interna. Si chiede di utilizzare gli alloggi attualmente vuoti (che secondo le mappature dei residenti sarebbero numerosi) come "case volano" per permettere lo spostamento delle famiglie all'interno dello stesso isolato o, meglio ancora, della stessa scala, procedendo per lotti.
«Chiediamo che il progetto si pieghi alle esigenze delle persone e non il contrario», ha dichiarato Mattia Gatti del SICET, sottolineando come tecnicamente sia possibile ristrutturare "scala per scala" mantenendo le radici sociali degli abitanti. Oltre a ciò, i sindacati chiedono la sottoscrizione di un Protocollo sulla mobilità che garantisca:
- Il diritto al rientro a lavori ultimati
- La copertura totale delle spese di trasloco, inclusi i costi per l'adattamento dei mobili nella casa temporanea.
- Massima trasparenza tecnica, con la possibilità di visionare i certificati di staticità e i progetti esecutivi per comprendere se lo svuotamento totale degli edifici sia davvero l'unica opzione possibile.
Al centro delle preoccupazioni istituzionali c'è anche la scuola dell'infanzia comunale di via Porpora 45, che ospita quattro sezioni di bambini tra i 3 e i 6 anni e questo spiega la presenza della commissione educazione. Sebbene la scuola non sia direttamente oggetto di ristrutturazione interna, si trova nel cuore del cantiere. Il Municipio e l'Assessorato all'Educazione hanno chiesto ad ALER tempi certi e un cronoprogramma preciso per garantire la sicurezza e la continuità educativa, riducendo al minimo i disagi per famiglie e lavoratori.
ALER, pur non essendo presente fisicamente alla commissione del 27 maggio, ha fatto sapere tramite la presidenza di essere disponibile al dialogo, annunciando un'assemblea pubblica per la settimana dell'8 giugno. Tuttavia, le associazioni denunciano un approccio "assertivo" e superficiale: sono state segnalate interviste agli inquilini della durata di pochi minuti, volte più a proporre spostamenti in zone lontane (come viale Molise) che a mappare le reali necessità sociali.
Il Municipio 3 ha assunto un ruolo di intermediario e garante. La presidente Caterina Antola e i presidenti delle commissioni coinvolte hanno assicurato che le istanze dei cittadini saranno portate ai tavoli di negoziazione con ALER e Regione Lombardia. L’obiettivo è trasformare quella che oggi appare come un'imposizione in un progetto partecipato, dove la riqualificazione degli edifici, essenziale per garantire sicurezza e decoro, non avvenga "sulla pelle" dei residenti più deboli.
L’appuntamento cruciale è ora fissato per la settimana dell'8 giugno, quando ALER dovrà fornire nell’assemblea pubblica, presenti rappresentanti del Municipio 3, risposte concrete su tempi, costi e, soprattutto, sulla fattibilità della mobilità interna. Il Municipio trasmetterà ad ALER i verbali e le mappature sociali raccolte dai residenti e dal Politecnico di Milano, affinché il progetto tecnico non ignori la realtà umana che abita via Lulli e via Porpora.
Z3XMI continuerà a seguire da vicino la vicenda, perché la "valorizzazione" di un quartiere deve partire innanzitutto dalla tutela di chi lo vive ogni giorno.
