Miracolo a Lambrate: il teatro si fa comunità nel giardino della biblioteca

Venerdì 22 maggio con la lettura corale partecipata “Ciao Milano” alla Biblioteca Lambrate, si è concluso il percorso di “Ascolta le tue voci, città”, il laboratorio di narrazione corale che da febbraio a maggio, ha coinvolto Casa di riposo per musicisti – Fondazione Giuseppe Verdi, Fondazione Casa della Carità "A. Abriani", Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico in collaborazione con ABA – Associazione Bulimia e Anoressia, Comunità di Sant'Egidio e Biblioteca Lambrate, con il patrocinio del Municipio 3 e in collaborazione con il Circolo ACLI Lambrate, Aps.Asd, ViviLambrate, nell’ambito del MUM – Museo Urbano Diffuso Miracolo a Milano, progetto di cui fanno parte anche i murales di Via Valvassori Peroni, coordinato dal Municipio 3.
Attraverso piccoli suggerimenti attoriali sull’uso della voce, sulla narrazione corale e sulla lettura, i partecipanti hanno potuto confrontarsi, raccontare, ascoltare, sognare a occhi aperti, guardare Milano dall'alto della Madonnina, come nel film di De Sica e Zavattini, e recitare per una sera come gli attori del Piccolo e dare al Miracolo la loro voce...e infine...salutare i treni che passano.
Questo progetto di narrazione corale, nato in seno alla produzione del Piccolo Teatro legata al capolavoro di De Sica del 1951, ha trovato il suo naturale compimento in un luogo che i protagonisti hanno definito un "catalizzatore di energie positive". Non si è trattato solo di una rassegna teatrale, ma di un viaggio durato mesi che ha coinvolto biblioteche, quartieri e associazioni, trasformando la città in un organismo che riflette su se stesso.
Tutti i soggetti coinvolti nel progetto hanno contribuito a presentarlo e hanno spiegato il senso del progetto per ognuna delle realtà presenti. Spiegandolo nell’introduzione alla serata della restituzione al quartiere. In apertura Lanfranco Li Cauli, Direttore Generale del Piccolo Teatro ha ricordato che questo è un progetto di teatro come esercizio di cittadinanza, partito dallo spettacolo “Miracolo a Milano”, tratto dal film di De Sica e Zavattini, che ha coinvolto non soltanto l'attività del teatro per oltre un mese di repliche, ma ha voluto dire diversi mesi di incontri e attività in tutta la città. Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo e regista dello spettacolo teatrale, ha espresso con chiarezza la visione che sta dietro l'iniziativa: "Il teatro è il luogo in cui una città si incontra per riflettere su se stessa, per capire qual è il tempo che sta vivendo e quale si accinge a vivere". Lo spettacolo del Piccolo, che ha visto in 30 repliche protagonista Lino Guanciale, il quale ha assistito tra il pubblico all’evento corale, è stato dunque il "pretesto" per far ritrovare a Milano il suo teatro e la storia raccontata da Zavattini nel suo romanzo “Totò il buono” da cui fu tratta la sceneggiatura del film. Questo percorso, inoltre, segna l’inizio ideale del cammino verso l'80° compleanno del Piccolo, che ricorrerà nel 2027: un traguardo che il teatro vuole festeggiare restando immerso nella storia e nel presente della sua città.
Federica Merlo, in rappresentanza del Municipio 3, ha ripercorso il legame profondo tra l’istituzione e il territorio. Tutto è iniziato nel 2020 con le celebrazioni per i 70 anni del film e una proiezione iconica a Lambrate. "Vedevamo sullo sfondo arrivare il treno proprio come sullo schermo", ha ricordato Merlo. Da quella serata è nata l'idea di non limitarsi alla memoria, ma di lasciare segni tangibili. Il murales celebrativo di via Valvassori Peroni, per il quale sono stati coinvolti ben 5.000 cittadini nella scelta del bozzetto, l'intitolazione dei giardini a figure chiave come Zavattini e Anna Carena (la signora Marta del film) e la mostra permanente in biblioteca con le foto di scena.
A questi "segni materiali", Michele Dell’Utri, egli stesso tra i protagonisti dello spettacolo teatrale, ha aggiunto il progetto della restituzione corale che ha dato voce agli abitanti di Milano con un testo largamente ispirato alle scene finali dello spettacolo e “vissuto”. Si è potuto così ascoltare coralmente quasi cento testimonianze. di diverse comunità, il cui contributo è stato il cuore della serata. Per la Comunità di Sant'Egidio, la scuola di lingua e cultura italiana ha usato il teatro per costruire cittadinanza. Per chi viene da lontano, rappresentarsi attraverso il teatro è stato un modo per sognare una Milano dove, citando Totò, "buongiorno vuol dire davvero buongiorno". Alberto Pluda e Serena Pagani, che conducono il laboratorio di teatroterapia della Casa della Carità hanno sottolineato come l'ascolto sia la base della loro "pedagogia dell'accoglienza" e come il verso della canzone del film "Ci basta una capanna" non è solo poesia, ma un richiamo politico e sociale fortissimo alla dignità del vivere.
Il coinvolgimento di così tante persone nella serata finale ha trasformato l'evento in un momento collettivo simile all'antico teatro greco, dove la cittadinanza si riunisce per discutere della vita di tutti i giorni e del futuro della città.
La serata, che ha visto citate in registrazione audio anche eccellenze come la Casa Verdi (la casa di riposo per musicisti) si è conclusa proprio con il coro che ha intonato la canzone finale dello spettacolo e del film.
Lambrate ha risposto con la partecipazione numerosa dei cittadini e delle associazioni, dimostrando che la cultura è sempre il collante più forte per una comunità.
Per quel che riguarda i cittadini che hanno partecipato al progetto, tra cui chi scrive questo articolo, in fondo, il laboratorio teatrale di narrazione corale è anche stato una maniera di essere attrice o attore dentro un meraviglioso, emozionante progetto che è stato anche uno splendido esercizio di democrazia.
