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  • L'isola riflessa

    Con il romanzo di Fabrizia Ramondino si chiude la rassegna di letture dedicata al tema “Libri di autrici da riscoprire”. Dall’autunno sarà proposta una nuova scelta di letture. ()
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    Fabrizia Ramondino, a fronte di una notorietà, presso il grande pubblico dei lettori tutt'ora relativa, è in realtà, da tempo, ampiamente riconosciuta come una delle massime scrittrici del nostro Novecento, avendo ricevuto, da critici autorevoli ma anche da chi si è avvicinato come lettore alla sua opera, una considerazione tale da collocarla a livello di autrici come Elsa Morante e Anna Maria Ortese che, a loro volta, furono lettrici partecipi della Ramondino oltre che essere state sue sostenitrici ed ispiratrici. Le ragioni di questa scarsa notorietà della Ramondino sono forse da attribuire al fatto che i suoi libri hanno un carattere molto particolare, facendo della Ramondino una scrittrice anomala, in quanto riflessione intellettuale e riflessione personale sono intimamente connessi nella sua opera, con quel suo tipico interrogarsi sul mondo e su di sé che ella fa con lucidità ma anche senza pudori. In tal senso un dato fondamentale che attraversa i suoi libri e che trova riscontri evidenti anche ne L'isola riflessa è l'intreccio fra gli elementi biografici della sua vita e la scrittura che da tali elementi prende le mosse, ispirandola.
    Per esempio, con riferimento ai luoghi e alle circostanze che hanno contrassegnato la vita e le esperienze della Ramondino, si pensi proprio al tema dell'isola che rimanda, in prima istanza, alla sua infanzia vissuta nell'isola di Maiorca che poi troverà spazio anche in molti dei racconti raccolti sotto il titolo di Storie di patio. Ma il tema dell'isola rimanda anche all'isola che fa da ambientazione e da scenario de L'isola riflessa e cioè l' isola di Ventotene che fu il luogo scelto dalla Ramondino per andarvi ad affrontare un momento particolare della sua vita segnato dalla depressione e dal conseguente alcolismo come lei stessa a un certo punto racconta.
    Vi è quindi all'interno di questo libro la presenza e la narrazione di una condizione interiore e dei suoi vissuti, che è una declinazione dell' idea di “isola riflessa”, in quanto cioè riflessione con se stessa e su se stessa che la Ramondino fa scrivendo. La quale si interseca con la narrazione del quotidiano della vita che ella condurrà sull'isola fatta di incontri e di impressioni, di vagabondaggi e di “osservazioni”, ma anche di fantasie ed evocazioni, in un gioco di “rispecchiamenti” con gli altri, col mondo, con il proprio immaginario. A questa che possiamo definire la dimensione privata e del privato farà da contraltare, e da ulteriore variante del gioco di specchi che connota questo libro, la dimensione pubblica e collettiva della Storia e dell' Utopia, essendo l'isola di Ventotene carica di vicende storiche e “utopiche” che la narratrice rievoca.
    Dall'incredibile storia della colonia di galeotti e prostitute trasferiti a Ventotene nel Settecento per un esperimento di rieducazione secondo i principi di Jean-Jacques Rousseau, all'ideale di libertà e di giustizia sociale perseguito da Luigi Settembrini, recluso come cospiratore nel penitenziario fatto costruire dai Borboni sull'isolotto di Santo Stefano - posto di fronte a Ventotene nel quale quest'ultima si “riflette” e si prolunga - luogo altresì di reclusione, tra i tanti, di un'altra figura assolutamente carica di valenze utopico-libertarie come l'anarchico Bresci, che lì vi morì “suicidato”, come la Ramondino rievoca e ricostruisce. Fino al racconto della presenza a Ventotene di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni fondatori dell' “utopia europeista”, oltre a tanti altri antifascisti, tra cui Pertini, confinati nell'isola da Mussolini.
    Ma la vera protagonista di tutto ciò resta la scrittura e di conseguenza la letteratura a cui la Ramondino fa assumere una valenza di dialogo. Un dialogo che è introspettivo ma anche con ciò che la circonda, rivelandosi, la scrittura, una risorsa per riflettere e “riflettersi”. La narrazione del sé e su di sé diventa così una ricostruzione della propria autobiografia, ma anche un approdo, un luogo familiare in cui accogliersi e raccogliersi. Al punto che la scrittura stessa si configura come un'isola, come un luogo intimo e della propria intimità, appartato e separato dal resto del mondo. E questo suo bisogno di proteggersi e di pacificazione trapela tra le pagine de L'isola riflessa come una costante, a sottendere un bisogno più profondo che è il desiderio di lenire e se possibile chiudere una ferita originaria, immaginando di risvegliarsi magicamente da essa liberi e liberati.

    Così in quell'isola carcere che è stata Ventotene Fabrizia Ramondino scrive questo suo taccuino intimo, questo suo diario personale, questo quaderno di divagazioni e riflessioni nel quale ci fa partecipi di quel suo “carcere” interiore di cui non ne fa mistero nel momento in cui arriverà a descrivere - con una leggerezza che sembra quella di un sogno ma che lascia, al tempo stesso, sconcertati - un momento terribile e distruttivo come quello di un tentato suicidio da lei messo in atto lì sull'isola, conclusosi fortunatamente e accidentalmente in un tentativo fallito.
    Ma, insieme a questo, L'isola riflessa è un libro di una mente profonda e lucida, colta e finissima che si muove con un’incredibile libertà in svariate direzione, ibridando e contaminando continuamente la narrazione del mondo interiore con quella del mondo esterno, la evocazione di una componente immaginativa e fantasiosa con l'elaborazione e lo sviluppo di un pensiero. Una scrittura viaggio o se si vuole errabonda quella della Ramondino, consona a quel vagabondare della sua mente all'interno della propria memoria e del proprio io, fra le sue esperienze e i suoi incontri, attraverso le sue letture e le sue fantasie. Se L'isola riflessa è quindi un romanzo non romanzo, in esso è presente una "visione" - che è politica, esistenziale, etica e utopistica - che gli dà unità e identità, facendo da "trama" e, al tempo stesso, emancipandolo dalla necessità della trama propria del romanzo tradizionale; trasmettendo, il suo modo di scrivere, un bisogno vitale di libertà creativa che traduceva un suo bisogno vitale di libertà interiore.
    Ora quel bisogno di libertà si collega a una irrequietezza e a un "nomadismo", esistenziale e fisico, molto forti, che diverranno costitutivi della sua identità personale e artistica, determinando una condizione di perenne sradicamento. Distanza, differenza, diversità, estraneità, sono quindi i vissuti che portano la Ramondino, anche lì a Ventotene, a quella pratica del distacco dal consesso umano che le appare inevitabile ma che, al tempo stesso, come lei stessa riconosce, la segna come uno stigma. E in quella sorta di volontario esilio da lei lì vissuto ella chiama intorno a sé, come dei suoi convitati, non solo i "fantasmi" degli uomini esiliati a Ventotene ma anche quelli delle donne lì esiliate sin dall'antichità, come Giulia figlia di Augusto segregata dal padre insieme alla madre Scribonia, o come Agrippina lì allontanata da Tiberio. Ma oltre questi "fantasmi" ella evoca anche quelli di chi, per scelta, ha eletto Ventotene come proprio luogo di isolamento dalla società, come gli eremiti e i pirati che, in passato, avevano colonizzato e frequentato l'isola.
    E, alla fine, dimensione personale e dimensione collettiva, biografica e storica, esistenziale e culturale, onirica e reale, insieme alla poesia e all'utopia, all'indignazione e alla pietà si saldano, ne L' isola riflessa, a formare un intreccio che è una prova estremamente autentica e personale del fare letteratura. E lungi dall'essere un mero specchio dell' autrice questo libro propaga un eco in cui ci si ritrova e in cui ci si riconosce, vuoi rispetto alle tante derive dell'oggi, vuoi rispetto a quel senso di estraneità e diversità con cui tante volte si finisce per fare i conti nella realtà. E come aveva scritto Goffredo Fofi che della Ramondino fu grande amico e con la quale condivise varie esperienze, "Nel suo libro più doloroso e più luminoso, nel suo libro più bello, Fabrizia Ramondino piange la fine di un mondo, o del mondo, e la fine dell'utopia, e si mette in gioco per parlare di noi, delle gioie o delle sofferenze di ieri e delle dimenticanze di oggi.”
    Parole ancor oggi attuali, a conferma del valore di questo libro che, non a caso, ha avuto una recente riedizione nel 2025 da parte della casa editrice Nutrimenti che aggiorna l' edizione Einaudi del 1998, anno a cui risale l'uscita di L' isola riflessa.

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