Man Ray: M for Dictionary
Fondazione Marconi/Giò Marconi ospita sino al 24 luglio una mostra retrospettiva del grande artista. Un viaggio imperdibile tra arte e provocazione.
(Massimo Cecconi)20/05/2026
Man Ray, al secolo Emmanuel Radnitzky, nato a Filadelfia in una famiglia di immigrati russi nel 1890, è, tra i grandi artisti del ‘900, tra i più emblematici e originali.
Pittore, scultore, fotografo, grafico ha fatto dell’eclettismo surreale il suo principale strumento per esprimere il suo particolare contributo al mondo dell’arte che lo ha visto tra i più visionari protagonisti.
Strettissimi i suoi rapporti con Giorgio Marconi che nel 1969 ospitò la sua prima mostra milanese (“Je n’ai jamais peint un tableau récent”) in quello Studio Marconi che poi si trasformerà in Fondazione.
Ora, Giò Marconi, figlio ed erede di Giorgio, in occasione del cinquantenario della scomparsa dell’artista, ha argutamente pensato di dedicargli una importante mostra retrospettiva attraverso cui il visitatore può entrare in contatto con il genio di un autore universale che definire solo statunitense è decisamente un po’ riduttivo.
In “Autobiografia di una galleria. Lo Studio Marconi 1965/1992” così ricordava Giorgio Marconi:
“ Fu Enrico Baj, nel 1968, ad accompagnarmi in rue Férou, a Parigi, dove si trovava lo studio di Man Ray. Era un grande locale con un soppalco coperto da un tetto a vetrata. Prima della guerra era un cortile tra tre case. Dentro, quando pioveva, non si poteva parlare per il rumore della pioggia sui vetri e per lo scrosciare dell’acqua dai pluviali che erano interni al locale. Si rimaneva zitti, guardandosi in faccia, bevendo tè e ascoltando jazz, che Man amava, ad alto volume”.
Da quel primo incontro nasceva una collaborazione particolarmente feconda e gratificante.
La mostra “M for Dictionary” rende ampia riconoscibilità al grande artista. Organizzata in cinque sezioni principali, spazia tra le opere di scrittura visiva di “The Alphabet”, e pitture, fotografie e oggetti raccolti doviziosamente su una base colorata che accompagna cromaticamente le provocazioni e le sollecitazioni dell’autore.
Del resto, Marcel Duchamp, suo complice e sodale, definiva Man Ray “sinonimo di gioia, giocare, gioire”.
Si legge nella presentazione della mostra:” Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine…Come un dizionario, la mostra “Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini”.
Nel perfetto spazio espositivo di Fondazione Marconi/Giò Marconi le opere di Man Ray trovano una collocazione ariosa e luminosa che rispetta appieno il gusto anche trasgressivo di uno dei più grandi artisti del ‘900.
La mostra è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, e si avvale del contributo dello studio di architettura Kuehn Malvezzi.
Man Ray: M for Dictionary
Fondazione Marconi/Giò Marconi
Via Tadino, 15 Milano
Martedì-sabato: 11-18
Ingresso libero.

Pittore, scultore, fotografo, grafico ha fatto dell’eclettismo surreale il suo principale strumento per esprimere il suo particolare contributo al mondo dell’arte che lo ha visto tra i più visionari protagonisti.
Strettissimi i suoi rapporti con Giorgio Marconi che nel 1969 ospitò la sua prima mostra milanese (“Je n’ai jamais peint un tableau récent”) in quello Studio Marconi che poi si trasformerà in Fondazione.
Ora, Giò Marconi, figlio ed erede di Giorgio, in occasione del cinquantenario della scomparsa dell’artista, ha argutamente pensato di dedicargli una importante mostra retrospettiva attraverso cui il visitatore può entrare in contatto con il genio di un autore universale che definire solo statunitense è decisamente un po’ riduttivo.
In “Autobiografia di una galleria. Lo Studio Marconi 1965/1992” così ricordava Giorgio Marconi:
“ Fu Enrico Baj, nel 1968, ad accompagnarmi in rue Férou, a Parigi, dove si trovava lo studio di Man Ray. Era un grande locale con un soppalco coperto da un tetto a vetrata. Prima della guerra era un cortile tra tre case. Dentro, quando pioveva, non si poteva parlare per il rumore della pioggia sui vetri e per lo scrosciare dell’acqua dai pluviali che erano interni al locale. Si rimaneva zitti, guardandosi in faccia, bevendo tè e ascoltando jazz, che Man amava, ad alto volume”.
Da quel primo incontro nasceva una collaborazione particolarmente feconda e gratificante.
La mostra “M for Dictionary” rende ampia riconoscibilità al grande artista. Organizzata in cinque sezioni principali, spazia tra le opere di scrittura visiva di “The Alphabet”, e pitture, fotografie e oggetti raccolti doviziosamente su una base colorata che accompagna cromaticamente le provocazioni e le sollecitazioni dell’autore.
Del resto, Marcel Duchamp, suo complice e sodale, definiva Man Ray “sinonimo di gioia, giocare, gioire”.
Si legge nella presentazione della mostra:” Fotografo tra i più celebrati dell’epoca moderna, ideatore originale di oggetti multipli, pittore e disegnatore, Man Ray è stato un artista multimediale nel senso più ampio del termine…Come un dizionario, la mostra “Man Ray: M for Dictionary sviluppa la fascinazione dell’artista per le relazioni inesplorate tra parole, oggetti e immagini”.
Nel perfetto spazio espositivo di Fondazione Marconi/Giò Marconi le opere di Man Ray trovano una collocazione ariosa e luminosa che rispetta appieno il gusto anche trasgressivo di uno dei più grandi artisti del ‘900.
La mostra è realizzata in collaborazione con il curatore e storico dell’arte Yuval Etgar e Deborah D’Ippolito, e si avvale del contributo dello studio di architettura Kuehn Malvezzi.
Man Ray: M for Dictionary
Fondazione Marconi/Giò Marconi
Via Tadino, 15 Milano
Martedì-sabato: 11-18
Ingresso libero.
