La saga del Besta - atto secondo
Riprendiamo l’annosa vicenda del trasferimento, in trent’anni non ancora realizzato, dell’Istituto Besta. Documentiamo qui con dovizia di dati e riferimenti la fase “Città della Salute a Vialba” che pone, e lascia irrisolti, tanti interrogativi sulle reali motivazioni delle scelte fatte.
(Aldo Gazzetti)13/05/2026

I giornali di allora (gennaio 2007) dettero la lieta novella della prossima nascita della Città della Salute a nord di Milano: “Una rivoluzione nel panorama sanitario lombardo è pronta a decollare: entro il 2007 prenderanno il via i grandiosi lavori per la nascita di un nuovo polo d'eccellenza, fortemente voluto da Regione Lombardia. In soli due o tre anni, sorgerà su un’area di ben 86mila metri quadrati, adiacente all’Ospedale Sacco, un centro dedicato alla ricerca e alla cura, destinato a ridefinire i confini dell’innovazione medica italiana. Faranno parte di questa struttura all’avanguardia, oltre all’Ospedale Sacco, la prestigiosa Fondazione Irccs Istituto neurologico Carlo Besta e l’Istituto dei Tumori.”
“Per la costruzione di questo nuovo polo sanitario –dichiarò il 22 dicembre 2006 con entusiasmo Formigoni – è stato già garantito uno stanziamento colossale di 400 milioni di euro, di cui 360 milioni provenienti dai finanziamenti Inail e 40 dai fondi per l’edilizia sanitaria. I posti letto previsti saranno ben 800, che si aggiungeranno ai 500 già presenti presso il Sacco: una risposta concreta e poderosa alle esigenze di salute della nostra regione, destinata a entrare nella storia!”
Così si annunciava con enfasi l’avvio imminente dei lavori per la realizzazione di un innovativo Polo sanitario pubblico di eccellenza, destinato a rivoluzionare la ricerca e la cura delle malattie infettive, neurologiche e oncologiche. L’obiettivo di ottimizzare le risorse, condividere tecnologie biomedicali, ridurre costi logistici e potenziare la formazione e la ricerca. La scelta dell’area, di proprietà dell’Ospedale Sacco e facilmente ampliabile (con terreno INPS), avrebbe dovuto garantire notevoli risparmi e massima coerenza con la programmazione sanitaria regionale. Si prevedeva inoltre un impatto positivo sull’urbanistica e sull’accessibilità, in una zona in forte espansione nel Nord di Milano, pronta ad accogliere migliaia di nuovi residenti e pazienti da tutta Italia e dall’estero. come centro di eccellenza nazionale ed europeo, capace di trattenere talenti e rilanciare la ricerca.
Ospedale Luigi Sacco - Polo Universitario
Fondato nel 1927, l’Ospedale Luigi Sacco nasce come centro specializzato per la cura della tubercolosi, assumendo il nome di Sanatorio di Vialba. Durante gli anni Trenta e Quaranta, la struttura divenne punto di riferimento nella lotta alle malattie infettive, evolvendosi progressivamente in un importante centro ospedaliero. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la gestione passò all’INPS, segnando una nuova fase di sviluppo e ampliamento dei servizi sanitari offerti. Oggi, il Sacco è riconosciuto come polo universitario d’eccellenza, punto di riferimento per la ricerca medica e la formazione clinica in Italia.
L’Istituto Tumori: trasloco indotto
Negli anni Duemila, l’Istituto Tumori di Milano era (e lo è tuttora) una grande struttura con 24.000 mq di superficie e 88.500 mq di volumetria su più piani. Una stima della Dirigenza1 indicava la necessità di ampliamento a 110.000 mq per soddisfare la crescente domanda, poiché molti edifici datati risultavano inadeguati. La soluzione prevista era la demolizione dei blocchi 4 e 5 e la costruzione di un nuovo edificio per laboratori e servizi, subordinata al trasferimento delle attività nei nuovi laboratori di Via Amadeo, allora in fase di ristrutturazione. I fondi necessari erano di provenienza INAIL. La soluzione in loco sembrava ottimale anche in considerazione del fatto che molti fondi statali erano stati già utilizzati per ampie ristrutturazioni esterne oltre che per il raddoppiamento della “Cascina Rosa”. Accantonato questo progetto, l’istituto dei Tumori fu coinvolto dalla Regione nel nascente progetto di Vialba.
Chi finanzia la Città della Salute a Vialba?
Nel piano finanziario originario per la realizzazione della nuova Città della salute e della ricerca, era previsto un contributo di 400 milioni di euro da parte di INAIL. Un decreto del Governo blocco ogni investimento diretto da parte degli enti previdenziali, tra cui l’Istituto Infortuni. Di conseguenza, la Regione Lombardia sviluppò un nuovo modello di finanziamento per garantire la sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento.
Il quadro economico previsionale di spesa era così suddiviso: per l’acquisto delle aree erano stati stanziati 15.000.000 euro, mentre per infrastrutture viarie e relativi espropri la previsione era di 20.825.000 euro.
La voce principale riguardava la costruzione della Città della salute e della ricerca con uno stanziamento di 385.000.000 euro. Gli arredi e le apparecchiature erano previsti per un importo di 100.000.000 euro. Complessivamente, la spesa totale stimata si attestava a 520.825.000 euro.
Il ruolo dei privati nella costruzione dei nuovi ospedali
Analizzando la struttura finanziaria del progetto della Città della Salute a Vialba, emerge un elemento cruciale: metà della somma necessaria alla realizzazione dell’opera sarebbe stata messa a disposizione da un consorzio di imprese costruttrici, banche e assicurazioni. Questo capitale privato avrebbe garantito l’avvio dei lavori e la copertura di una parte significativa dei costi, mentre il rimborso del prestito sarebbe stato ripartito tra i tre ospedali coinvolti nel progetto.
Il nodo finanziario2
La questione finanziaria, lungi dall’essere un aspetto secondario, solleva interrogativi di fondo sul modello di sviluppo adottato per la sanità lombarda in quegli anni. Perché la costruzione di nuovi ospedali ha richiesto un così massiccio intervento di capitali privati, con conseguenti oneri finanziari destinati a gravare sulle strutture pubbliche per decenni? L’indebitamento a lungo termine degli enti coinvolti rappresenta un’eredità impegnativa, che condizionerà la gestione economica delle strutture ospedaliere nel tempo.
Sorge quindi spontanea una domanda: il progetto di Vialba – ufficialmente presentato come un’operazione di razionalizzazione e unificazione di tre Istituti ospedalieri pubblici – rispondeva esclusivamente a questa esigenza di concentrare risorse e competenze, oppure dietro la scelta della finanza privata si celavano altri obiettivi?
L’analisi delle dinamiche economiche e delle ricadute di lungo periodo invita a riflettere sulla reale natura delle scelte operate e sulle loro implicazioni per il futuro della sanità lombarda.
Dopo la firma dell’accordo di programma, Cronaca delle difficoltà
L’8 aprile 2009 venne siglato l’accordo di programma tra Regione, Ministero della Salute, Palazzo Marino, Comune di Novate Milanese, Istituto dei Tumori, Besta, Sacco e Università Statale . Il 3 novembre dello stesso anno nacque il Consorzio, segnando una tappa fondamentale verso la realizzazione del progetto. Tuttavia, la procedura si rivelò tutt’altro che lineare: nell’ultimo anno il percorso fu rallentato da numerosi ostacoli organizzativi e finanziari.
Contrasti tra i vertici ospedalieri3
Il progetto si arenò più volte a causa delle divergenze tra i vertici degli ospedali coinvolti, ognuno deciso a mantenere la propria individualità all’interno della fusione. Nel luglio precedente, proprio queste differenze portarono al mancato accordo sul Documento di Programmazione Preliminare, facendo saltare la firma all’ultimo momento.
Incertezze economiche e finanziarie
La crisi economica che colpì la Lombardia dopo i tagli della Finanziaria mise in dubbio l’impegno economico della Regione, chiamata a destinare 228 milioni di euro. Anche la disponibilità delle imprese per il project financing risultò incerta. Gli ostacoli economici si aggiunsero alle difficoltà organizzative, rendendo il percorso complesso e tutt’altro che scontato.
Nel settembre 2010, dopo un lungo periodo di incertezze e ostacoli, Regione Lombardia riuscì finalmente a superare le difficoltà organizzative e finanziarie che avevano rallentato il percorso della Città della Salute a Vialba. Con l’approvazione del Documento di Programmazione, il presidente Formigoni annunciò che entro il 2012 sarebbero stati avviati i cantieri per quello che venne presentato come il più grande progetto edilizio sanitario d’Italia.4
Sottovalutazione dei vincoli territoriali
Il progetto operativo della Città della Salute a Vialba fu avviato nel 2010 con grandi aspettative, ma si rivelò presto un percorso accidentato e abortì entro il 2012. Le scelte iniziali, come la localizzazione a Vialba, dimostrarono una grave sottovalutazione dei vincoli territoriali ed economici; i costi per rendere l’area accessibile e sicura erano insostenibili.
L’architettura istituzionale del Consorzio, pur favorendo un primo avanzamento, si rivelò inefficiente: la lentezza decisionale, la sovrapposizione di competenze e l’aumento dei costi amministrativi portarono al suo scioglimento nel 2011, segnalando una governance mal impostata.
Anche la pianificazione finanziaria fu debole, con una sottostima dei costi reali e l’assenza di un quadro stabile, aggravata dalla dipendenza da scelte politiche, non certo dettate da finalità di potenziamento dell’offerta sanitaria pubblica.
Obiettivi e interessi diversi e complessi
“Per la costruzione di questo nuovo polo sanitario –dichiarò il 22 dicembre 2006 con entusiasmo Formigoni – è stato già garantito uno stanziamento colossale di 400 milioni di euro, di cui 360 milioni provenienti dai finanziamenti Inail e 40 dai fondi per l’edilizia sanitaria. I posti letto previsti saranno ben 800, che si aggiungeranno ai 500 già presenti presso il Sacco: una risposta concreta e poderosa alle esigenze di salute della nostra regione, destinata a entrare nella storia!”
Così si annunciava con enfasi l’avvio imminente dei lavori per la realizzazione di un innovativo Polo sanitario pubblico di eccellenza, destinato a rivoluzionare la ricerca e la cura delle malattie infettive, neurologiche e oncologiche. L’obiettivo di ottimizzare le risorse, condividere tecnologie biomedicali, ridurre costi logistici e potenziare la formazione e la ricerca. La scelta dell’area, di proprietà dell’Ospedale Sacco e facilmente ampliabile (con terreno INPS), avrebbe dovuto garantire notevoli risparmi e massima coerenza con la programmazione sanitaria regionale. Si prevedeva inoltre un impatto positivo sull’urbanistica e sull’accessibilità, in una zona in forte espansione nel Nord di Milano, pronta ad accogliere migliaia di nuovi residenti e pazienti da tutta Italia e dall’estero. come centro di eccellenza nazionale ed europeo, capace di trattenere talenti e rilanciare la ricerca.
Ospedale Luigi Sacco - Polo Universitario
Fondato nel 1927, l’Ospedale Luigi Sacco nasce come centro specializzato per la cura della tubercolosi, assumendo il nome di Sanatorio di Vialba. Durante gli anni Trenta e Quaranta, la struttura divenne punto di riferimento nella lotta alle malattie infettive, evolvendosi progressivamente in un importante centro ospedaliero. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la gestione passò all’INPS, segnando una nuova fase di sviluppo e ampliamento dei servizi sanitari offerti. Oggi, il Sacco è riconosciuto come polo universitario d’eccellenza, punto di riferimento per la ricerca medica e la formazione clinica in Italia.
L’Istituto Tumori: trasloco indotto
Negli anni Duemila, l’Istituto Tumori di Milano era (e lo è tuttora) una grande struttura con 24.000 mq di superficie e 88.500 mq di volumetria su più piani. Una stima della Dirigenza1 indicava la necessità di ampliamento a 110.000 mq per soddisfare la crescente domanda, poiché molti edifici datati risultavano inadeguati. La soluzione prevista era la demolizione dei blocchi 4 e 5 e la costruzione di un nuovo edificio per laboratori e servizi, subordinata al trasferimento delle attività nei nuovi laboratori di Via Amadeo, allora in fase di ristrutturazione. I fondi necessari erano di provenienza INAIL. La soluzione in loco sembrava ottimale anche in considerazione del fatto che molti fondi statali erano stati già utilizzati per ampie ristrutturazioni esterne oltre che per il raddoppiamento della “Cascina Rosa”. Accantonato questo progetto, l’istituto dei Tumori fu coinvolto dalla Regione nel nascente progetto di Vialba.
Chi finanzia la Città della Salute a Vialba?
Nel piano finanziario originario per la realizzazione della nuova Città della salute e della ricerca, era previsto un contributo di 400 milioni di euro da parte di INAIL. Un decreto del Governo blocco ogni investimento diretto da parte degli enti previdenziali, tra cui l’Istituto Infortuni. Di conseguenza, la Regione Lombardia sviluppò un nuovo modello di finanziamento per garantire la sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento.
Il quadro economico previsionale di spesa era così suddiviso: per l’acquisto delle aree erano stati stanziati 15.000.000 euro, mentre per infrastrutture viarie e relativi espropri la previsione era di 20.825.000 euro.
La voce principale riguardava la costruzione della Città della salute e della ricerca con uno stanziamento di 385.000.000 euro. Gli arredi e le apparecchiature erano previsti per un importo di 100.000.000 euro. Complessivamente, la spesa totale stimata si attestava a 520.825.000 euro.
Il ruolo dei privati nella costruzione dei nuovi ospedali
Analizzando la struttura finanziaria del progetto della Città della Salute a Vialba, emerge un elemento cruciale: metà della somma necessaria alla realizzazione dell’opera sarebbe stata messa a disposizione da un consorzio di imprese costruttrici, banche e assicurazioni. Questo capitale privato avrebbe garantito l’avvio dei lavori e la copertura di una parte significativa dei costi, mentre il rimborso del prestito sarebbe stato ripartito tra i tre ospedali coinvolti nel progetto.
Il nodo finanziario2
La questione finanziaria, lungi dall’essere un aspetto secondario, solleva interrogativi di fondo sul modello di sviluppo adottato per la sanità lombarda in quegli anni. Perché la costruzione di nuovi ospedali ha richiesto un così massiccio intervento di capitali privati, con conseguenti oneri finanziari destinati a gravare sulle strutture pubbliche per decenni? L’indebitamento a lungo termine degli enti coinvolti rappresenta un’eredità impegnativa, che condizionerà la gestione economica delle strutture ospedaliere nel tempo.
Sorge quindi spontanea una domanda: il progetto di Vialba – ufficialmente presentato come un’operazione di razionalizzazione e unificazione di tre Istituti ospedalieri pubblici – rispondeva esclusivamente a questa esigenza di concentrare risorse e competenze, oppure dietro la scelta della finanza privata si celavano altri obiettivi?
L’analisi delle dinamiche economiche e delle ricadute di lungo periodo invita a riflettere sulla reale natura delle scelte operate e sulle loro implicazioni per il futuro della sanità lombarda.
Dopo la firma dell’accordo di programma, Cronaca delle difficoltà
L’8 aprile 2009 venne siglato l’accordo di programma tra Regione, Ministero della Salute, Palazzo Marino, Comune di Novate Milanese, Istituto dei Tumori, Besta, Sacco e Università Statale . Il 3 novembre dello stesso anno nacque il Consorzio, segnando una tappa fondamentale verso la realizzazione del progetto. Tuttavia, la procedura si rivelò tutt’altro che lineare: nell’ultimo anno il percorso fu rallentato da numerosi ostacoli organizzativi e finanziari.
Contrasti tra i vertici ospedalieri3
Il progetto si arenò più volte a causa delle divergenze tra i vertici degli ospedali coinvolti, ognuno deciso a mantenere la propria individualità all’interno della fusione. Nel luglio precedente, proprio queste differenze portarono al mancato accordo sul Documento di Programmazione Preliminare, facendo saltare la firma all’ultimo momento.
Incertezze economiche e finanziarie
La crisi economica che colpì la Lombardia dopo i tagli della Finanziaria mise in dubbio l’impegno economico della Regione, chiamata a destinare 228 milioni di euro. Anche la disponibilità delle imprese per il project financing risultò incerta. Gli ostacoli economici si aggiunsero alle difficoltà organizzative, rendendo il percorso complesso e tutt’altro che scontato.
Nel settembre 2010, dopo un lungo periodo di incertezze e ostacoli, Regione Lombardia riuscì finalmente a superare le difficoltà organizzative e finanziarie che avevano rallentato il percorso della Città della Salute a Vialba. Con l’approvazione del Documento di Programmazione, il presidente Formigoni annunciò che entro il 2012 sarebbero stati avviati i cantieri per quello che venne presentato come il più grande progetto edilizio sanitario d’Italia.4
Sottovalutazione dei vincoli territoriali
Il progetto operativo della Città della Salute a Vialba fu avviato nel 2010 con grandi aspettative, ma si rivelò presto un percorso accidentato e abortì entro il 2012. Le scelte iniziali, come la localizzazione a Vialba, dimostrarono una grave sottovalutazione dei vincoli territoriali ed economici; i costi per rendere l’area accessibile e sicura erano insostenibili.
L’architettura istituzionale del Consorzio, pur favorendo un primo avanzamento, si rivelò inefficiente: la lentezza decisionale, la sovrapposizione di competenze e l’aumento dei costi amministrativi portarono al suo scioglimento nel 2011, segnalando una governance mal impostata.
Anche la pianificazione finanziaria fu debole, con una sottostima dei costi reali e l’assenza di un quadro stabile, aggravata dalla dipendenza da scelte politiche, non certo dettate da finalità di potenziamento dell’offerta sanitaria pubblica.
Obiettivi e interessi diversi e complessi
In conclusione, il progetto di Vialba si rivelò non solo un tentativo fallito di razionalizzazione e unificazione di Istituti ospedalieri pubblici, ma anche una vicenda segnata da obiettivi e interessi più complessi di quanto dichiarato. Le scelte operate lasciarono trasparire una gestione poco lungimirante, in cui la dipendenza dalla finanza privata e le incertezze politiche finirono per indebolire la solidità del percorso. La sottovalutazione dei vincoli territoriali ed economici, insieme alle criticità organizzative e finanziarie, portò a un fallimento che influenzò negativamente la situazione strutturale e organizzativa sia dell’Ospedale Sacco che dei due Istituti di Ricerca, Besta e Tumori. In apparenza non sembrano esserci interessi privati. I terreni erano di proprietà pubblica e la loro urbanizzazione non aumentava aree dismesse di proprietà private. All’epoca (2011-2012) il Comune di Milano acquistò i terreni per L’EXPO dalla Fondazione Fiera e dalla proprietà Cabassi.
Crescita degli Istituti Privati e paralisi degli Ospedali Pubblici5
Sullo sfondo dello scenario ospedaliero di Milano e della Lombardia, si osservava una crescente paralisi funzionale degli ospedali pubblici.
Nel corso di quegli anni, mentre le strutture pubbliche affrontavano numerose difficoltà organizzative e finanziarie, diversi Istituti privati si sviluppavano rapidamente, ottenendo accreditamenti tempestivi dalle Giunte regionali guidate da Formigoni e poi Maroni.
Accreditamento e sviluppo degli Istituti privati
Mentre gli ospedali pubblici venivano ostacolati nella loro operatività, i nuovi istituti privati ricevevano il sostegno istituzionale necessario per espandersi e consolidarsi, grazie a procedure di accreditamento facilitate. Questa dinamica solleva interrogativi sulla volontà politica che ha determinato il rallentamento delle funzionalità pubbliche: si tratta di una semplice coincidenza, oppure di una scelta consapevole che ha favorito il settore privato?
Dubbi sulla natura del freno agli ospedali pubblici
La simultanea crescita degli istituti privati e la paralisi degli ospedali pubblici suggeriscono che il freno tirato sulle strutture pubbliche potrebbe non essere stato casuale. Alla luce delle difficoltà economiche, delle divergenze tra i vertici e dell’incertezza finanziaria che hanno caratterizzato il periodo, appare opportuno interrogarsi sulle reali motivazioni che hanno condotto a una tale disparità di sviluppo tra pubblico e privato nel panorama sanitario lombardo.
_______________________________________________
1. Comunicato Presidenza Istituto dei Tumori del 5.9.2005
2. L’articolo 5, comma 5 del decreto legge n. 93, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 maggio 2008, abrogò l’articolo 22-quater della legge n. 31/2008, impedendo l’investimento diretto.
3. D.p.g.r. 16 giugno 2009 - n. 5995 Approvazione ai sensi dell’art. 34 d.lgs. n. 267 del 18 agosto 2000 e dell’art. 6, comma 8, della l.r. n. 2 del 14 marzo 2003, dell’Accordo di Programma finalizzato alla realizzazione della nuova Citta` della salute, della ricerca e della didattica attraverso la localizzazione delle nuove sedi dell’Istituto Nazionale Neurologico «Carlo Besta» e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in un’area adiacente all’Azienda Ospedaliera Sacco BURL N. 25 - 22 giugno 2009
4. 27 settembre 2010 Corriere della Sera https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/10_settembre_27/citta-salute-1703837909848.shtml?utm_source=chatgpt.com anche Comunicato Stampa Istituto Besta 25 ottobre 2010
5. Per conoscere alcune proposte alternative al progetto di Vialba in rapporto agli Ospedali privati https://www.quotidianosanita.it/insights/futuro-incerto-per-il-progetto-citt-della-salute/?utm_source=chatgpt.com
Crescita degli Istituti Privati e paralisi degli Ospedali Pubblici5
Sullo sfondo dello scenario ospedaliero di Milano e della Lombardia, si osservava una crescente paralisi funzionale degli ospedali pubblici.
Nel corso di quegli anni, mentre le strutture pubbliche affrontavano numerose difficoltà organizzative e finanziarie, diversi Istituti privati si sviluppavano rapidamente, ottenendo accreditamenti tempestivi dalle Giunte regionali guidate da Formigoni e poi Maroni.
Accreditamento e sviluppo degli Istituti privati
Mentre gli ospedali pubblici venivano ostacolati nella loro operatività, i nuovi istituti privati ricevevano il sostegno istituzionale necessario per espandersi e consolidarsi, grazie a procedure di accreditamento facilitate. Questa dinamica solleva interrogativi sulla volontà politica che ha determinato il rallentamento delle funzionalità pubbliche: si tratta di una semplice coincidenza, oppure di una scelta consapevole che ha favorito il settore privato?
Dubbi sulla natura del freno agli ospedali pubblici
La simultanea crescita degli istituti privati e la paralisi degli ospedali pubblici suggeriscono che il freno tirato sulle strutture pubbliche potrebbe non essere stato casuale. Alla luce delle difficoltà economiche, delle divergenze tra i vertici e dell’incertezza finanziaria che hanno caratterizzato il periodo, appare opportuno interrogarsi sulle reali motivazioni che hanno condotto a una tale disparità di sviluppo tra pubblico e privato nel panorama sanitario lombardo.
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1. Comunicato Presidenza Istituto dei Tumori del 5.9.2005
2. L’articolo 5, comma 5 del decreto legge n. 93, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 28 maggio 2008, abrogò l’articolo 22-quater della legge n. 31/2008, impedendo l’investimento diretto.
3. D.p.g.r. 16 giugno 2009 - n. 5995 Approvazione ai sensi dell’art. 34 d.lgs. n. 267 del 18 agosto 2000 e dell’art. 6, comma 8, della l.r. n. 2 del 14 marzo 2003, dell’Accordo di Programma finalizzato alla realizzazione della nuova Citta` della salute, della ricerca e della didattica attraverso la localizzazione delle nuove sedi dell’Istituto Nazionale Neurologico «Carlo Besta» e dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in un’area adiacente all’Azienda Ospedaliera Sacco BURL N. 25 - 22 giugno 2009
4. 27 settembre 2010 Corriere della Sera https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/10_settembre_27/citta-salute-1703837909848.shtml?utm_source=chatgpt.com anche Comunicato Stampa Istituto Besta 25 ottobre 2010
5. Per conoscere alcune proposte alternative al progetto di Vialba in rapporto agli Ospedali privati https://www.quotidianosanita.it/insights/futuro-incerto-per-il-progetto-citt-della-salute/?utm_source=chatgpt.com
