La transizione energetica, non solo una svolta tecnologica, ma una scelta politica

Il punto di partenza è una presa di coscienza necessaria: l'Italia non è un paese per l’energia di origine fossile. I dati ministeriali parlano chiaro: se dovessimo contare solo sulle nostre riserve certe di gas e petrolio, avremmo un’autonomia di pochi mesi o pochissimi anni. Nonostante la narrazione sulla "sicurezza energetica" spesso legata ai combustibili fossili, l'Unione Europea importa oggi l’85% del gas e il 95% del petrolio che consuma.
Ruggieri ha ricordato la profonda trasformazione di Milano: dalla vendita del carbone nei negozi di quartiere negli anni '50, alle stufe economiche, fino alla metanizzazione degli anni '80. Ma quel mondo, fatto di grandi giacimenti e relazioni dirette con i paesi estrattori cercate da Enrico Mattei, è ormai al tramonto. Oggi la vera sicurezza energetica non passa per nuovi tubi dal Nord Africa o dall'Azerbaijan, ma per le risorse che abbiamo in abbondanza: il sole e il vento. Occorre andare verso una Democrazia Elettrica
Uno dei temi più affascinanti trattati durante la serata è il legame indissolubile tra sistema energetico e sistema politico. In inglese, la parola "Power" indica sia l'energia elettrica che il potere, e non è un caso. I sistemi basati sui combustibili fossili e sul nucleare sono intrinsecamente centralizzati e gerarchici: richiedono grandi impianti, ingenti capitali statali, decisioni calate dall'alto e spesso una difesa militarizzata del territorio.
Al contrario, le rinnovabili offrono il modello per una vera "democrazia energetica". In Italia esistono già 2 milioni di produttori e produttrici di energia fotovoltaica: una rivoluzione già compiuta che sposta il baricentro dai grandi colossi energetici ai cittadini. "Non è possibile fare un discorso sull'energia che non sia ideologico", ha sottolineato Ruggeri, spiegando come la scelta tra un sistema centralizzato o uno diffuso dipenda esclusivamente dalla nostra visione del mondo e della partecipazione.
Il dibattito si è poi spostato sulla dimensione locale. Quale ruolo può avere Milano, e in particolare il nostro Municipio, in questa transizione? La sfida è duplice: tecnologica e culturale. Da un lato c'è il tema della rete elettrica: sebbene la trasmissione nazionale funzioni bene, a livello locale si riscontrano colli di bottiglia preoccupanti, con tempi di attesa che possono arrivare a 600 giorni per connettere un nuovo impianto alla rete.
Dall'altro lato c'è la mobilità. Milano ha 51 auto ogni 100 abitanti, contro le 25 di Parigi. Ruggieri è stato netto: la transizione a Milano passa per la riduzione drastica del mezzo privato a favore del trasporto pubblico e della mobilità leggera. Tuttavia, i dati mostrano un preoccupante calo di 3.500 corse dei mezzi di superficie negli ultimi sette anni. "Sotto casa mia passa l'82", ha raccontato Ruggieri, "un tempo passava ogni 7 minuti, ora i tempi di attesa sono arrivati a 20 minuti. Questo spinge le persone a riprendere l'auto". La politica locale deve quindi smettere di rincorrere la domanda (creando parcheggi dove c'è traffico) e iniziare a guidare il cambiamento attraverso una pianificazione ecologica coraggiosa.
L’incontro ha affrontato anche i dubbi tecnici, come quello dello smaltimento di pannelli e pale eoliche. Ruggieri ha rassicurato il pubblico: la tecnologia per il riciclo esiste ed è in continua evoluzione. Se il vetro e l’alluminio dei pannelli fotovoltaici sono facilmente recuperabili, la sfida rimane separare il silicio dalle plastiche protettive, ma le filiere industriali sono già all'opera. Anche per le batterie delle auto elettriche si prospetta una "seconda vita" come accumulatori stazionari per le case, prima del riciclo finale dei metalli preziosi come il litio.
A conclusione della serata una riflessione sulla necessità di una "sufficienza energetica", tema che sarà oggetto di un prossimo incontro il 19 maggio. La transizione non è solo un cambio di caldaia o l'acquisto di un'auto elettrica; è un ripensamento profondo di come viviamo lo spazio urbano. Come ricordato durante l'incontro, la Cina sta guidando la produzione mondiale di tecnologie green perché ha avuto una visione industriale ventennale. L'Europa, e l'Italia con lei, deve decidere se restare a guardare o diventare protagonista di questo cambiamento, partendo dai tetti delle nostre case e dalle strade dei nostri quartieri.
Il messaggio uscito dalla serata al Circolo ACLI è chiaro: la transizione energetica è una grande opportunità di riscatto sociale e democratico. Ma per coglierla, serve una politica che non abbia paura di essere "ideologica", ovvero capace di scegliere un futuro più pulito, equo e partecipato.
L’evento fa parte di un ciclo di incontri sulla sostenibilità e la sicurezza sul lavoro promosso da AVS Municipio 3. Prossimo appuntamento il 27 presso la Casa della Sinistra in via Ardigò.
